sabato, Maggio 25

Che tipo di Presidente per il futuro dell’Ucraina? Tra politici più che noti e nuovi volti sono 39 i candidati che si contenderanno la carica di Presidente alle prossime elezioni ucraine

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Mancano solo poche settimane al primo importante appuntamento elettorale: a fine marzo gli ucraini dovranno scegliere il Presidente e qualche mese dopo, presumibilmente in autunno, saranno chiamati a rinnovare la Verkhovna Rada, il parlamento ucraino. Il 31 marzo si terrà il primo turno delle elezioni presidenziali, se nessuno dei pretendenti avrà ottenuto la maggioranza, i due candidati maggiormente suffragati si affronteranno nuovamente il 21 aprile. Sono ben 39 i candidati, sintomo di democrazia partecipata ed attiva secondo alcuni analisti, troppi per sperare in un reale cambiamento secondo altri, che sottolineano invece una eccessiva dispersione dei voti che potrebbe avvantaggiare i soggetti più forti.

I candidati che al momento, secondo gli ultimi sondaggi, hanno maggiori possibilità di superare il primo turno sono il presidente uscente Petro Poroshenko, la sempre verde Julia Tymoshenko e la star della TV Volodymyr Zelenskyy.

Petro Poroshenko, tra gli uomini più ricchi del Paese, è stato il personaggio politico che ha condotto l’Ucraina fuori dalla portata del Cremlino e ha guidato il Paese negli anni subito dopo la rivoluzione di Euromaidan. Ha indubbiamente contribuito a stabilizzare il Paese, soprattutto dal punto di vista economico e finanziario, riuscendo a recidere i legami con la Russia anche per gli approvvigionamenti di gas naturale. La moneta locale, dopo una prima forte svalutazione, è sostanzialmente stabile, all’interno di una fascia di oscillazione negli ultimi tre anni non eccessivamente ampia e il settore finanziario, dopo una necessaria pulizia, meno problematico e più saldo rispetto al passato. E’ stato tra i più forti sostenitori dell’indipendenza della chiesa ortodossa ucraina, concessa dal patriarca di Costantinopoli a fine 2018 e che ha portato all’autocefalia della chiesa locale ed alla separazione dal patriarcato di Mosca. Sono state avviate nel corso degli ultimi anni diverse riforme, ma naturalmente molti dei problemi dell’Ucraina rimangono ancora in piedi: gli ucraini criticano l’attuale presidente per non aver fatto nulla per ridimensionare il potere degli oligarchi e lamentano una lotta troppo blanda condotta nei confronti della corruzione.

Julia Tymoshenko è forse tra i politici ucraini più noti in Europa, già primo ministro per un paio di brevi mandati, è stata e molto probabilmente lo è ancora, una delle donne più ricche dell’Ucraina, grazie all’attività nel settore del gas fin dai tempi delle privatizzazioni selvagge, subito dopo l’indipendenza. Fu una delle artefici, insieme all’ex Presidente Yushenko, della prima rivoluzione ucraina, quella del 2004, nota come Rivoluzione Arancione. Si tratta di un politico di lungo corso, una persona scaltra, considerata arrivista da molti e con pochi scrupoli da altri; non le si perdona di aver flirtato politicamente nel 2008 con l’oramai disciolto Partito Comunista d’Ucraina e con il Partito delle Regioni filorusso al fine di colpire e destituire il Presidente e vecchio alleato Yushenko. Condannata per malversazione di fondi pubblici, subito dopo l’elezione del presidente filorusso Yanukovic, fu condannata a 7 anni di carcere alla fine di un processo definito politico dalla stessa Tymoshenko.

L’altro candidato che sembrerebbe aver buone possibilità di passare il primo turno è Volodymyr Zelenskyy, un notissimo attore comico, protagonista di una popolare serie televisiva in cui interpreta un insegnante di una piccola città che diviene Presidente. Un volto nuovo della politica ucraina e sicuramente questo è visto positivamente nel Paese, ma davvero senza alcuna esperienza e con presunti legami con l’oligarca Ihor Kolomoisky. La campagna elettorale di Zelenskyy non è cominciata nel migliore dei modi, alcuni giornalisti sono riusciti a ricostruire gli interessi ed i legami tra Zelenskyy, società cipriote e soggetti giuridici operativi in Russia, tra cui la società di produzione cinematografica Grin Films che ha ottenuto in passato anche finanziamenti statali dal ministero della cultura russo.

Negli ultimi giorni si è rafforzata la posizione di Anatoliy Hrytsenko del partito Posizione Civile ed ex ministro della difesa, grazie al passo indietro di altri candidati come Andriy Sadovyy del partito Self-Reliance ed attuale sindaco di Lviv, Dmytro Hnap, giornalista investigativo candidato del partito People’s Force, uno dei pochi partiti non dominati dai propri leader e con una vera base attiva e Dmytro Dobrodomov, ex giornalista ed editore, tra i più attivi deputati nella Verkhovna Rada e firmatario della legge con la quale si è arrivati alla creazione del NABU (National Anticorruption Bureau).

Del disciolto Partito delle Regioni, vi è Yuriy Boyko, candidato di punta di chi rimpiange l’ex presidente  Yanukovic, con posizioni nettamente più morbide nei confronti del Cremlino e di Mosca. Sempre con posizioni filorusse, Oleksandr Vilkul, capo del partito Opposition Bloc che negli ultimi giorni ha ricevuto l’appoggio di Yevhen Murayev, proprietario di un canale televisivo, anche lui già membro del Partito delle Regioni.

Poi gli altri candidati, alcuni poco presentabili, altri invece con un indiscutibile reputazione: vi è Olha Bohomolets attivista e medico nei giorni più violenti e caldi della rivolta di Euromaidan, Oleh Lyashko, politico ben noto in Ucraina ed insieme a Yulia Tymoshenko, considerato tra i candidati più populisti, l’ex capo dei servizi segreti ucraini Valentyn Nalyvaychenko e poi ancora Ihor Shevchenko, già Ministro dell’Ecologia e delle Risorse Naturali. Vi è poi qualche candidato considerato su posizione estreme come Ruslan Koshulynskyy, già responsabile di Svoboda, partita di destra che alle ultime elezioni politiche del 2014 ottenne solo una manciata di voti.

Petro Poroshenko, quindi, Julia Tymoshenko e Volodymyr Zelenskyy sembrano i candidati che i sondaggi ritengo avere più possibilità. Poroshenko ha indubbiamente fatto muovere il Paese e come ultimo atto del suo mandato ha iniziato l’iter di modifica costituzionale per permettere all’Ucraina di aspirare a divenire membro della NATO e dell’Unione europea, ma gli si fa pesare la lentezza del cambiamento e soprattutto di aver agito ed accelerato le riforme solo sotto la pressioni delle istituzioni internazionali. Julia Tymoshenko è la pasionaria della Rivoluzione Arancione, ma con più di qualche scheletro nell’armadio che con toni in populisti vuole abbassare le tasse e cambiare il sistema politico da presidenziale a parlamentare. Volodymyr Zelenskyy è il volto nuovo che gli ultimi sondaggi indicano come il favorito, ha sicuramente un certo appeal, non per quello che ha fatto, quanto per quello che non ha fatto. Potrebbe inserirsi nei giochi anche Anatoliy Hrytsenko, dai toni spesso accesi ed autoritari, è riuscito comunque a riunire quasi tutti partiti politici riformisti.

I risultati fino ad ora ottenuti in Ucraina, pochi o molti, importanti e duraturi o solo effimeri sono stati raggiunti in un periodo relativamente breve, partendo da posizioni eccezionalmente sciagurate, con il Paese schiacciato dalla corruzione di stampo post-sovietico e sull’orlo del fallimento e all’interno di un quadro divenuto ancora più complesso, con una importante porzione di territorio sottratta ed una guerra definita a bassa intensità, ma che costa, in tutti i sensi. Tutti aspetti che devono essere tenuti in considerazione se si vuol dare il giusto peso ai passi fatti fino ad ora, considerando quello che non si è riuscito a fare, ma anche quello che invece è stato fatto.

Servirà all’Ucraina un Presidente che continui a far muovere il Paese, tenendo conto di tutte le minacce e le sfide esistenti e che consolidi la spina dorsale dello Stato, nonostante la guerra.

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