lunedì, Aprile 6

Che futuro per la Politica di Difesa dell'UE? field_506ffbaa4a8d4

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Il comitato militare dell’Unione Europea si è riunito per un’incontro di due giorni lo scorso 28 ottobre. I temi trattati sono ampi dalla strategia europea per la stabilità regionale alle operazioni navali in corso nel Mediterraneo. Non meno importanti sono la spinosa situazione Ucraina e la cooperazione con la NATO che ultimamente ha visto un notevole incremento.

All’incontro hanno partecipato tutti i Capi della Difesa dei Paesi dell’Unione Europa, il Generale de Rousiers, Presidente del Comitato militare dell’UE, si è espresso positivamente su questi due giorni di lavoro sostenendo di comprendere la difficile situazione internazionale e di collaborare congiuntamente per risolverla al più presto.

Bisogna sottolineare, almeno per onestà di cronaca, che gli incontri ciclici che l’Unione Europea organizza sul tema della difesa comune sono obiettivamente inconcludenti. I temi trattati richiederebbero misure comuni o almeno un fronte compatto delle maggiori cancellerie del vecchio continente, invece la situazione rimane aleatoria imbevuta dell’energia potenziale di cui l’Unione Europea è maestra.

Sulla Strategia Globale in termini di politica estera e di sicurezza poco o nulla si è stabilito concretamente, in compenso si sono tracciate le linee guida per una futura politica estera globale, di cui ancora si stenta a capire la finalità. Si sono espresse le necessità di una maggior incisività della PESDC in un mondo sempre più complesso e caratterizzato da micro conflitti, per poi lasciare in mano al fato le decisioni pratiche che dovrebbero vedere gli uomini impegnati sul terreno.

Durante la discussione alcuni dei capi SMD hanno evidenziato le loro attività all’interno della coalizione contro Da’esh solleticando il plauso di molti dei presenti. Peccato che una politica comune dovrebbe prevedere quanto meno una coalizione o una difesa integrata che sostenga questi paesi nella lotta all’IS. Condizione che non è nemmeno nei pensieri lontani di coloro che hanno partecipato al meeting.

Più che una riunione dei Capi della Difesa questo ha più i tratti di un’incontro per aggiornare le situazioni esistenti senza nemmeno sottolinearne le criticità. L’esempio più eclatante di questo “parlare senza fare” è l’operazione navale ne Mediterraneo. Dopo un travagliatissimo dibattito durato un paio di anni, l’Italia ha ottenuto il supporto delle marine militari di altri paesi che affacciano sul Mediterraneo per evitare le inesorabili stragi di migranti.

Umanamente una conquista notevole per la politica di difesa e sicurezza comune uno dei più grandi buchi neri. La sicurezza dei cittadini comunitari e dei soggetti che transitano a diverso titolo nei paesi dell’Unione deve essere garantita da un cordone di controlli che in questo momento non si può definire nemmeno labile. Escludendo la preoccupazione per l’infiltrazione terroristica che merita una trattazione a parte, quelli che arrivano in Europa sono anche criminali comuni in “libera uscita” dopo l’apertura delle carceri in molti paesi mediorientali.

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