venerdì, Ottobre 18

Che differenza c’è tra burqa e hijab? Ma c’è differenza? Il velo islamico tra il passato ed il presente, nella fede e nella tradizione, una differenza così complessa e minima sulla quale che gli islamici faticano intendersi

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«La nostra legge è la Sharia, e prevede che le donne portino l’hijab», non il burqa. «Il Corano dice solo che le donne non devono vestire in maniera immodesta». Così si sarebbe espresso Qadir Hekmat, uno dei massimi comandanti dei talebani, responsabile politico-militare per sette province del Nord dell’Afghanistan, in un’intervista a ‘La Repubblica, pubblicata ieri.  Hekmat ha poi ribadito il grande rispetto che la sua comunità nutre per le donne e la sua non contrarietà all’istruzione femminile, purché avvenga in scuole che separino i due sessi.

La dichiarazione sul momento è stata lanciata con grande entusiasmo dai media nazionali, ma a seguire nessuna conferma del messaggio che la notizia, almeno così come è stata data, contiene, ovvero che ‘Il burqa non è più obbligatorio’.
Si vedrà. Nessuno, però, ha ben spiegato la differenza (scopriremo che è assai sottile, eppure fondamentale) tra il  burqa e l’hijab.

Qual è il vero significato del termine Hijab? termine traducibile come ‘velo’. La parola ‘hijab’ ha un significato nel nostro retaggio islamico, ed  assume ai nostri tempi una dimensione tradizionale”, ci spiega Yussuf al-Qardawi, direttore del Consiglio europeo della Fatwa e della ricerca) ad al-Jazeera. “Quando si pronuncia la parola ‘hijab’ si intende l’hijab delle mogli del profeta Maometto, che significa il divieto di queste donne dall’uscire in strada. Ciò lo sostiene il 53° versetto della Sura dei Coalizzati (al-Ahzab): «Quando chiedete ad esse un qualche oggetto, chiedetelo da dietro un hijab», una cortina, «ciò è più puro per i vostri cuori e per i loro». Nell’idioma arabo l’Hijab si riferisce al velo delle mogli del Profeta. Alcuni esponenti islamici affermano che è un obbligo che riguarda tutte le donne, ma è chiaro che si riferisca alle mogli del Profeta, perché sono state soggetto di sentenze estreme differenti da quelle applicate sulle altre donne. «O mogli del Profeta, non siete simili ad alcuna delle altre donne»”, si legge nalle Sura dei Coalizzati (al-Ahzab), versetto n° 32.  “Affermare che l’Hijab intraprende un significato tradizionale significa che la donna copre tutto il corpo eccetto il viso e le mani”, conclude al-Qardawi.

Hijab linguisticamente significa ciò che vela, come dice il 17° versetto della Sura Maryam quando parla della Madonna Maria:  «Tese un hijab (una cortina) tra sé e gli altri». Nella Shariaa islamica Hijab significa ciò di impedisce la fitna (la dissoluzione morale per colpa della diffusione dell’adulterio) tra i due sessi, e ciò è realizzabile tramite il velare la awrah (viso e mani), l’abbassamento dello sguardo, il divieto di fare star i due sessi da soli, la proibizione dei discorsi eccitanti ed il divieto del tatto. 

Veniamo all’abito, quale la differenza tra il burqa, al niqab e l’hijab?

Il burqa è l’abito islamico che cela maggiormente il viso perché copre anche gli occhi tramite un pezzo di stoffa di spessore minore in modo da permettere a chi lo indossa di vedere. E’ comparso per la prima volta in Pakistan. Il niqab è diverso dal Burqa perché copre il viso lasciando una piccola area libera attorno agli occhi. Il Niqab è diffuso nei Paesi del Golfo arabo come l’Arabia Saudita, lo Yemen, il Bahrain, il Qatar ed il Kuwait. 

L’hijab diffuso ai oggi è un velo che copre la testa e il collo, lasciando il viso della donna scoperto. Ed è l’abito islamico più diffuso in Siria e al Nord Africa. L’origine dei due abiti non è per nulla certa.
Alcuni ritengono che i due abiti islamici -burqa e niqab-  facessero parte dell’abbigliamento femminile in classi sociali particolari nell’era bizantina, e sarebbero diventati una parte di quello islamico grazie alla diffusione dell’Islam in Medio Oriente.
Alcune scuole giuridico religiose islamiche, invece, sostengono l’obbligo di coprire il viso riconducendolo a elementi dedotti dal Corano e dalla Sunna.

Le scuole giuridico-religiose islamiche non sono concordi in fatto di abito islamico , nello specifico sull’imposizione del velare il viso e le mani alla donna in presenza di estranei (individui diversi dai parenti maschili).
Il Hanbalismo e la scuola giuridica Shiafeita, affermano che la donna deve celare la awrah (viso e mani) in presenza di uomini estranei Mentre il Madhhab hanifi e quello malikita sostengono che coprire viso e mani non sia un obbligo ma è un atteggiamento lodato’, diventa un obbligo quando la donna teme di poter contribuire nella fitna (la dissoluzione morale della società per colpa della diffusione dell’adulterio). 

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