mercoledì, Novembre 25

Che cos’è una razza? Una rapida analisi sul perché il concetto di razza sia ormai superato

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Le dichiarazioni del candidato per il centrodestra alla Presidenza della Regione Lombardia, il leghista ex Sindaco di Varese Attilio Fontana, hanno fatto molto discutere. Intervistato da ‘Radio Padania Libera’, Fontana ha, infatti, dichiarato che una delle ragioni per cui occorre porre un serio argine all’immigrazione è la preservazione della razza bianca’. Scatenando un putiferio. Con le scuse di rito, secondo cui quell’infelice affermazione fosse semplicemente frutto di un lapsus, è arrivata anche qualche giustificazione: si è infatti detto che anche la Costituzione Italiana riconosca implicitamente il concetto di razza.

A ben vedere, infatti, la nostra Carta fondamentale cita questa parola: il primo comma dell’articolo 3 recita «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Per quale ragione nella nostra Costituzione è presente questa parola così controversa?

Come sempre, va fatto un po’ di contesto. La Costituzione italiana è figlia di un periodo che, senza usare eufemismi, può essere considerato come il più difficile della Storia dell’Umanità, la Seconda Guerra Mondiale. La questione della razza è stata una dei temi centrali della Storia europea degli anni ’30-’40, quando la Germania nazista di Adolf Hitler e, a ruota, l’Italia fascista di Benito Mussolini, hanno attuato politiche apertamente e dichiaratamente discriminatorie in senso razziale contro gli ebrei, con le Leggi di Norimberga del 1935 i tedeschi e con le Leggi razziali del 1938 gli italiani. Essendo stata l’Italia protagonista di queste pagine vergognose, l’esplicitare a chiare lettere che la razza, al pari del sesso, della lingua, della religione, delle opinioni politiche e delle condizioni personali e sociali, non costituisse un ostacolo alla piena dignità e al pieno riconoscimento dei diritti a tutti i cittadini, era un modo per segnalare e per segnare una netta cesura rispetto ai decenni discriminatori e anti-liberali immediatamente precedenti.

D’altronde, il concetto di razza era allora più comunemente accettato rispetto a quanto non lo sia oggi, senza per questo fare delle persone dell’epoca dei razzisti: d’altronde, ancora oggi, negli Stati Uniti, uno dei Paesi più multietnici del mondo, si parla apertamente di razza, sia da parte razzista, che da parte antirazzista.

Non deve sorprendere che l’esistenza delle razze fosse più comunemente accettata di quanto non lo sia oggi. Oggi, chi sostiene l’esistenza delle razze e ne indica le distinzioni, come se queste derivassero necessariamente dall’appartenenza a un determinato ceppo razziale, dimostra una grande ignoranza scientifica, oltre al fatto di credere a un anacronismo storico: con le acquisizioni scientifiche degli ultimi decenni, credere alla razza è come credere alla forma piatta della Terra. Infatti, se ci fosse stata una qualche ragione scientifica all’esistenza, quanto meno nominale, delle razze umane, queste sono state spazzate definitivamente via con gli studi effettuati sul DNA, la cui caratteristica struttura a doppia elica fu scoperta nel 1962 da James Watson, Francis Crick (ai quali viene generalmente attribuito il merito), Maurice Wilkins (vincitore del Premio Nobel insieme a Watson e Crick) e Rosalind Franklin (ingiustamente esclusa dal Premio e troppo spesso accantonata, se non dimenticata, dalla storia ufficiale).

La determinazione della struttura della molecole del DNA, che è quella in cui è raccolto il patrimonio genetico di ognuno di noi, fu importantissima per capire quali fossero le differenze fra le varie razze umane. La risposta, dopo varie analisi, test e esami incrociati, fu semplice, in maniera quasi disarmante: nessuna differenza. Infatti, come dimostrano alcuni studi (come, ad esempio, quelli del genetista italiano Luca Cavalli Sforza), non si segnalano differenze significative fra persone appartenenti a presunte razze diverse. Le ragioni sono legate alla grande mobilità dell’uomo, che, con le grandi migrazioni nel corso dei millenni, che hanno portato popolazioni diverse a mescolarsi fra loro, non ha mai permesso lo sviluppo di una razza di essere umano diversa dalle altre.

La ragione, per esempio, per cui esiste l’elefante africano e quello asiatico è dovuta al fatto che, per millenni, le due razze di elefanti non si sono mai mescolate, sono rimaste isolate per lunghissimo tempo e hanno pertanto selezionato (darwinianamente parlando) delle caratteristiche più adatte alla sopravvivenza nei luoghi in cui da tempo immemore vivono. L’essere umano, per quanto abbia colonizzato aree così distanti e lontane della Terra e abbia sviluppato caratteristiche diverse, non è mai rimasto isolato per il tempo sufficiente a creare razze umane differenti e irriducibili.

Quelle che un tempo venivano indicate come le differenze fra le varie razze, evidenti e incontestabili come il colore della pelle, o il taglio degli occhi, il tipo, o, in definitiva, qualsiasi espressione fenotipica (in genetica, il fenotipo è quello che viene espresso dai geni) dell’uomo, non sono altro che risposte ai vari ambienti colonizzati dagli esseri umani. Ma su che base si può definire una razza? Sul colore della pelle, si dirà. Ma, a questo punto, è difficile dire che un lappone, bianco e biondo, appartenga alla stessa razza di un abitante di Siviglia. Sono entrambi bianchi, ma il secondo, magari, è moro. Allora distinguiamo il bianco biondo, dal bianco moro. Ma l’abitante bianco e moro di Siviglia, appartiene alla stessa razza di un uzbeko? La pelle è uguale, i capelli anche, ma l’uzbeko ha gli occhi a mandorla. Per cui distinguiamo una terza razza, e così via. Siamo a tre razze e siamo solamente fra i bianchi!

Se ci si basa sulle caratteristiche evidenti per determinare la razza, si arriva a formulare un numero infinito di razze, una per caratteristica fisica diversa. La stessa metodologia che ha fatto distinguere, ai teorizzatori fascisti della razza, gli ariani nordici (a cui appartenevano i tedeschi), dagli ariani mediterranei (gli italiani): infatti, non si potrà certo dire che un tedesco e un italiano siano proprio uguali!

Al di là di qualche divertita digressione, rimane il dato di fatto: le razze non esistono. Per citare Albert Einstein, ne esiste solo una: quella umana.

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