lunedì, Maggio 27

Che aria tira in filiale? field_506ffbaa4a8d4

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Chi entra in una banca in questi primi giorni del 2016 non noterà grossi cambiamenti: i clienti in attesa di accomodarsi alle postazioni, in piedi o seduti; sempre meno sportelli e sempre più spesso uno o più desk per svolgere in via digitale alcune delle principali operazioni; una (sovra)abbondanza di moduli, brochure, prospetti informativi in grado di intrattenere con la lettura per 100 anni di solitudine. Nell’aria una vibrazione strana. Volendo con pazienza rilevare i tempi di consultazione di chi si ferma a chiedere qualche spiegazione su cosa cambierà con le nuove norme per le risoluzioni bancarie appena entrate in vigore dal 1° gennaio 2016, il cronometro si arresta mediamente attorno ai 20 minuti, al netto di eventuali aperture di pratica e compilazione di moduli.

Il disco d’oro dell’anno s’intitola ‘calma e gesso’ e ha un ritornello ossessivo che recita «il vostro risparmio con noi è al sicuro/ quanto è accaduto nelle quattro banche/ da noi difficilmente potrà capitare», con riferimento al blitz di novembre, che ha scaricato su circa 10.000 obbligazionisti, quasi 800 milioni di perdite. La preoccupazione in più, da quest’anno, riguarda i soldi che giacciono su depositi e conti correnti, risorse tipicamente di pronto uso o con una modesta remunerazione (dallo 0,50% all’1%), vincolate a brevi periodi di indisponibilità, che per la parte eccedente i 100.000 euro potrà essere messa a disposizione per risanare la banca in difficoltà con gli attivi, dopo e soltanto dopo, l’impegno di azionisti e obbligazionisti. Una fattispecie, questa individuata dai regolatori europei, della quale più di un osservatore finanziario non ha colto la ‘ratio’. E non abbiamo ancora varcato la sottile linea rossa, oltre la quale un risparmiatore si trasforma in un investitore. Siamo ancora dentro il bunker, che da oggi in poi può essere aperto come una scatola di sardine, offrendo riparo ufficialmente soltanto ai depositi inferiori ai 100mila euro, con un rimborso in caso di default, affidato al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Ma «quanto accaduto nelle quattro banche/ da noi difficilmente potrà capitare».

E prima ancora di addentrarsi nella giungla degli indicatori di bilancio, per capire davvero la sicurezza di una banca, la titubanza è già pronta ad essere imbrigliata con nuovi lacci. In certi istituti balenano formule davvero accattivanti, come ‘il risparmio assicurato’, un vero e proprio strumento di investimento, che prima ancora di aver letto, compreso e compilato i questionari di propensione al rischio, offre un ventaglio di rendimenti, con tanto di assicurazione; anche se ad essere garantito non è certo il rendimento, bensì il non luogo a procedere di azioni giudiziarie e pignoramenti nei confronti di quei soldi investiti. Insomma qualcosa più simile ad uno scudo, che potrebbe rivelarsi molto utile in tempi di insolvenza programmata.

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