domenica, Novembre 17

Che accade se i missili li costruiscono i privati? Le opinioni di Jean-Pierre Darnis, un esperto di materie internazionali

0

Il libro è per definizione una serie di fogli stampati e cuciti assieme con la copertina. Il suo valore è dato dalla grammatura della carta, dal pregio dei materiali usati e qualche volta anche dai contenuti. E quello di cui stiamo per parlare oggi è veramente un riferimento di prestigio per uno degli argomenti che chi conosce la nostra firma, sa con quanto impeto trattiamo, lo spazio. Il volume ‘Il futuro delle capacità satellitari ai fini della sicurezza europea‘ è stato compilato da Jean-Pierre Darnis, Nicolò Sartori e Alessandra Scalia e edito per conto dello IAI, la blasonata istituzione creata come think tank nel 1965 su iniziativa di Altiero Spinelli. Si tratta di un testo di 170 pagine che al momento rappresenta uno degli inconsueti ragguagli di impostazione scientifica in una materia che naviga casualmente sulle reti nazionali soffermandosi di rado sui temi basilari che ne stanno guidando il destino.

Gli autori hanno dato vita ad una discussione proprio sul libro nella Sala del Chiostro della facoltà di ingegneria de La Sapienza a San Pietro in Vincoli a Roma. A presentarlo, Pina Piccirilli dell’Agenzia Spaziale Italiana mentre i lavori sono stati presentati da Paolo Gaudenzi, direttore del dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale e del master in Satelliti e Piattaforme Orbitanti.

Oggi il mondo delle attività spaziali occupa in Italia appena 7.000 addetti. Un numero molto limitato di persone perché possano costituire un efficace bacino di attenzione e la sua voce, lo diciamo noi, è discontinua, senza professionalità e acuta solo in episodi legati alle attività dei programmi, mancando poi l’obiettivo di difendere gli inevitabili insuccessi e le prevedibili incertezze dovute alla peculiarità dei prodotti. Quindi una pericolosa trasparenza per un settore di alta professionalità, di caratura internazionale e con il proposito di rappresentare il Paese a cui appartiene ai livelli più alti della sua scienza. Ma lo Spazio, nella sua accezione vive anche di tutte le vocazioni diplomatiche e relazionali necessarie nei rapporti tra Stati industriali. In franchezza invitiamo chi ci legge a consultare questo testo che è scaricabile gratuitamente sulla rete per arricchire le proprie opinioni su un contesto di cui se ne parla spesso con cognizioni inadeguate e approssimative.

Si è vista recentemente una grande coniugazione di marketing e tecnologia dall’azienda californiana di Hawthorne, costituita dalla messa in orbita che ha proposto un’autovettura in un contesto completamente inedito: l’orbita marziana! E allora ci è sembrato opportuno domandarci se sta veramente cambiando lo scenario dei lanci e quanto la spettacolarizzazione dell’esplorazione celeste possa rendere più vicina l’attenzione del pubblico ai grandi programmi scientifici e tecnologici.

Abbiamo posto la questione al prof. Darnis, che oltre al ruolo di consigliere scientifico dell’Istituto Affari Internazionali, è docente di punta all’Università di Nizza Sophia-Antipolis, in Francia. Perché ci sembra che queste visuali stanno modificando sostanzialmente le logiche dei mercati di accesso allo spazio, rendendole terreno di conquista dei più aggressivi e focalizzazione di imprenditori di nuova generazione.

«Ritengo che non sia esatto pensare che tutto il mercato dei lanciatori stia passando alla mano privata. Intanto ci sono procedure di sicurezza che vengono controllate scrupolosamente. Che ci sia una logica sempre più in progress di operatori privati è evidente ma si tratta di un nuovo modello organizzativo. Questo però è ancora lontano dal pensare che il mercato stia cambiando».

Ma quando si parla di lanciatori, ovviamente il riferimento è molto circostanziato e lontano da qualunque immaginazione di una vendita a consumatori. Così l’intervento statale è una costante: prima in modo diretto attraverso le agenzie. Ora vengono finanziati parte di studi o addirittura comprano i lanci per operazioni istituzionali.

«Adesso – ha seguitato Darnis – i costruttori stanno sperimentando modelli di produzione efficienti proponendo costi più bassi. Ma comunque non si può parlare di mercato libero: il mercato dei lanci è tuttora un obiettivo molto importante sia per gli Stati Uniti che per la Cina, ma anche per India, Giappone e Europa. Quindi l’ingresso dei privati resta un trend operativo piuttosto che uno sconvolgimento come può apparire. Se poi c’è la possibilità di alleggerimento dei costi, ben venga!».

I lanciatori rappresentano un prodotto di estrema complessità. Assieme ai sommergibili, ai satelliti e alle centrali nucleari, sono tra gli oggetti più complicati che il genere umano abbia potuto realizzare. Il pensiero che possa diventare un prodotto dai costi più contenuti è prima di tutto affascinante in quanto apre la porta ad un uso molto più commerciale delle attività spaziali e forse i tempi sono maturi per le applicazioni auspicate: il volo umano rappresenta tuttora una soglia molto alta che implica parametri di sicurezza e di conforto a bordo più spinti di quelli richiesti per l’invio di macchine automatiche sia in orbita bassa oppure su altri corpi celesti.

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore