domenica, Settembre 20

Charlie Hebdo: Fulvio Abbate ricorda Georges Wolinski

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Georges Wolinski, celebre giornalista e disegnatore ottantenne francese, ebreo nato a Tunisi,  è stato incredibilmente ucciso nell’attentato terroristico di ieri a ‘Charlie Hebdopiù grave che la  Francia abbia subito da quando è finita la seconda guerra mondiale. La voce della satira è stata spezzata, annichilita nell’azione di ferocia inaudita di un commando di criminali a Parigi nella sede del famoso settimanale satirico ‘Charlie Hebdo‘, nella quale hanno perso la vita il Direttore del giornale, Stephan Charbonnier (Charb) , e tre celebri vignettisti , Jean Cabut (Cabu),  Bernard Verlhac (Tignous)  e appunto Wolinski, notissimo anche in Italia e amico personale del giornalista e scrittore Fulvio Abbate. Nella strage hanno perso la vita sotto i colpi di Kalashnikov dei terroristi anche  l’economista Bernard Maris, cinque altri giornalisti e due poliziotti.

Proprio a Fulvio Abbate abbiamo chiesto, a caldo, un commento su questo episodio che possiamo definire una vera dichiarazione di guerra, lanciata da una parte del mondo islamico i cui contorni e le cui dimensioni sono molto difficili da identificare, contro l’Europa e i suoi principi di base di libertà. L’impressione destata è enorme, forse per la prima volta l’Europa si sente veramente minacciata direttamente nel centro della sua cultura e delle sue convinzioni da un nemico senza scrupoli di umanità e avverte l’odio irrazionale di una massa di persone rivolgersi contro di lei con inumana brutalità.
Abbate, ieri, ha perso un amico, l’uomo che aveva disegnato per il suo movimento di idee ‘Situazionismo e Libertà’, con il quale conduce da anni in Italia una battaglia per la totale libertà d’espressione, nel solco dei ‘Quaderni del collegio di patafisica‘ di Alfred Jarry, Boris Vian, Gilles Deleuze e Jean Baudrillard.

 

Al di là del dolore personale per la perdita drammatica di un amico, qual è la sua impressione su questo fatto di enorme portata per il mondo occidentale?
L’impressione è che le religioni, tutte le religioni siano prive totalmente del senso dell’ironia.

Come pensa che debba reagire l’Europa a questo attacco per lei senza precedenti?
Come prima cosa, tutti i giornali dovrebbero pubblicare tutte le vignette ritenute offensive da parte di questi mentecatti.

Il ruolo della religione, quando è vissuta come fanatismo cieco, è, secondo lei, di importanza primaria in questa e nelle innumerevoli altre azioni barbare che una parte del variegato universo musulmano sta indirizzando da ormai molti anni contro l’Occidente?
Wolinski sosteneva, parlandone con me, che le religioni fossero portatrici di menzogne, lo diceva rispondendo in merito al fatto che la sua matrice ebraica gli era indifferente. Tanto è vero che la sua opera è completamente dionisiaca, i suoi interessi erano la fica e la politica, una sorta di comunismo erotico.

L’ironia, da sempre arma micidiale contro i totalitarismi e il pensiero integralista di qualunque natura, è stata per la prima volta attaccata in modo barbaro e sanguinoso da chi non ne sopporta gli effetti dirompenti. Cosa significa per lei ciò?
L’assenza di ironia è tipica dei sistemi culturali dominati da un ‘idea assoluta.

Ritiene che la reazione dell’opinione pubblica europea sarà compatta nel condannare quest’atrocità o ci saranno le consuete strumentalizzazioni politiche a cui siamo purtroppo abituati?
Da una parte ci sarà la condanna, dall’altra sicuramente un aumento dell’intolleranza, anche dal punto di vista del razzismo quotidiano, e probabilmente la risposta non sarà rivolta all’affermazione della laicità. Quando il Presidente francese François Hollande parla dei valori repubblicani esprime un concetto molto preciso, che comprende soprattutto la laicità.

Un ricordo personale del suo amico Wolinski.
Casa sua, dietro la sua scrivania, in cornice, la prima pagina dell’Aurore –quotidiano francese, repubblicano-socialista, fondato a Parigi da E. Vaughan nel 1897-,  con il  ‘J’accuse’ di Emile Zola in difesa del capitano Dreyfuss. La sua totale disponibilità dionisiaca, da assoluto sostenitore di un comunismo orgiastico. Georges Wolinski ha rappresentato la voce disegnata più significativa del maggio ‘68 francese, è stato un grandissimo narratore a fumetti, avrebbe meritato il  premio Nobel. In assenza di ciò io gli ho assegnato il premio Durruti 2013. Non è una grande consolazione ma sono felice, anzi orgoglioso  di averlo fatto.

 

 

 

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