lunedì, Dicembre 16

Chafee in corsa per le Presidenziali USA del 2016

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La lista dei competitors per la Casa Bianca si allunga. Ieri ha annunciato la sua candidatura alle primarie democratiche anche Lincoln Chafee, attaccando subito la sua principale avversaria, Hillary Clinton.

Chafee, classe 1953, è nato a Providence. Dopo aver svolto l’attività di maniscalco, entra in politica nel 1980. Divenne sindaco della sua città nel 1992 e nel 2000 governatore del Rhode Island. Ruppe con i repubblicani nel 2007, dopo aver perso le elezioni per un nuovo mandato. Nel 2008 appoggia Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti.

Nel 2010, da indipendente, viene rieletto governatore, ottenendo una larga maggioranza. Infine, nel 2013 passa al Partito Democratico. E’ un liberale moderato: non è contrario ad interventi pubblici razionali, si è schierato per l’Obamacare, vuole sovvenzioni statali per l’educazione e ha mostrato una certa sensibilità sui temi ambientali. Inoltre ha promosso iniziative per un maggiore controllo sulla vendita delle armi ed è favorevole ai matrimoni omosessuali.

In un’intervista ad ‘Usa Today’, l’esponente del partito che ha per simbolo un asinello prende di mira il comportamento dell’ex segretario di Stato sulla politica estera, in particolare sulla guerra in Iraq del 2002. A tale riguardo, Chafee ha dichiarato: Io non credo che il Partito Democratico dovrebbe avere qualcuno che ha fatto l’errore di votare quella guerra“.

L’ex governatore di Rhode Island, prima membro del Partito Repubblicano, poi indipendente e infine approdato al Partito Democratico, rimprovera ad Hillary di essersi piegata alle politiche di George W. Bush. In questo modo non solo cerca di mettere in difficoltà l’avversaria, ma tenta anche di far dimenticare all’elettorato la sua provenienza politica.

Ricordiamo che Chafee fu l’unico senatore repubblicano ad apporsi al conflitto iracheno nel 2002, e questa scelta sarà sicuramente uno dei cavalli di battaglia della sua campagna. L’obiettivo è quello di mostrarsi coerente in un paese dove i “voltagabbana” non sono per niente amati.

(tratto dal sito di ‘The New York Times‘)

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