venerdì, Febbraio 28

Chabahar e Gwadar, l’ombelico dell’Asia occidentale Una guerra economico-politica si sta combattendo tra Iran e Pakistan con al centro i porti di Chabahar e Gwadar; business e strategia politica. Ne parliamo con Raffaele Mauriello e Sabir Badal Khan

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Lo scorso 18 febbraio, l’agenzia ‘Agi’ ha lanciato un servizio dal titolo ‘Guerra’ dei porti, duello commerciale Iran-Pakistan’ nel contesto del quale si sosteneva che l’attacco del 13 febbraio, da parte di un gruppo di estremisti sunniti in sud-est dell’Iran, che ha causato la morte di 27 membri del corpo dei Pasdaran, sull’autostrada Khash-Zahedan, era da considerarsi un  «nuovo atto della guerra commerciale in Asia occidentale, che si combatte tra i due porti di Chabahar e Gwadar, rispettivamente in Iran e Pakistan, e sostenuti rispettivamente da India e Cina». Una guerra commerciale, sì, ma anche molto politica, della quale poco si parla in Italia, e che «per gli analisti, quello tra i due scali marini che la spunterà potrebbe letteralmente cambiare la geopolitica e l’economia della regione».

Oltre che in Iran, insegno anche al Master in Geopolitica e Sicurezza Globale a Roma, a La Sapienza, e sono anni che parlo di questi porti.  Ogni volta che ne parlavo, gli studenti non li avevano  mai sentiti nominare. Invece, è una situazione che c’è da decenni”, esordisce Raffaele Mauriello, professore associato presso la Facoltà di letteratura persiana e lingue straniere, Università Allameh Tabataba’i, di Teheran.

 «Il 17 febbraio, il Governo iraniano ha convocato al Ministero degli Esteri l’Ambasciatore pachistano, denunciando il fatto che i terroristi di Jaish-al-Adl, il gruppo estremista sunnita autore dell’attentato, si erano ritirati in suolo pachistano dopo l’azione terroristica. Il Presidente del Parlamento, Ali Larijani, ha dichiarato che nonostante il pieno rispetto per il Pakistan, non assolvere alla propria responsabilità nei confronti di fatti del genere, abbasserà in maniera decisiva il livello delle relazioni bilaterali. Meno diplomatico il tono del comandante dei Pasdaran, Mohammad Alì Jaafarì, che ha accusato i servizi pachistani di aver dato sostegno ai terroristi, promettendo vendetta», recita la nota ‘Agi’.

In effetti, l’attacco è stato rivendicato dal Jaish al-Adl (Esercito di Giustizia) che sta operando contro il Governo iraniano dal 2012. Questo gruppo terrorista islamico si è formato dopo l’uccisione del capo del partito armato di nome Jundallah (Esercito di Allah) nel 2010. Jundallah si era formato, nel 2003, in Iran, su di uno stampo ‘religioso-nazionalistico’.

E qui si inserisce la vicenda del Belucistan, vasta regione suddivisa tra Iran, Afghanistan, Pakistan, da anni in fermento causa gli indipendentisti Beluci. La vicenda portiincrociagli indipendentisti, quelli lato Iran e quelli lato Pakistan.

I Baluci sono sunniti, mentre i persiani, che governano l’Iran, sono sciiti, alcuni gruppi armati dei baluci combattano per l’indipendenza del Balochistan dall’Iran. Si dice che vengono finanziati dall’Arabia Saudita e appoggiati dallo Stato pakistano -tutti i governi pakistani, che vengono controllati dai servizi segreti e l’esercito pakistano, hanno dato una mano libera a questi gruppi di operare dal territorio pakistano, secondo le nostre fonti in loco. Questi gruppi operano in Iran e trovano rifugio in Pakistan.
In passato, l’Esercito iraniano ha lanciato missili contro i rifugi di questi gruppi all’interno del territorio pakistano ripetutamente. Sono fondamentalisti islamici wahabiti, filo-sauditi e filo-pakistani. Tanti di loro vivono dentro il territorio pakistano e si pensa che Abdul Malik Rigi, il capo del Jundallah, catturato in Pakistan nel 23 febbraio del 2010 e portato in Iran, sia stato giustiziato.
Jundallah ha attaccato i Pasdaran diverse volte e ha anche attentato alla vita dell’allora Presidente Ahmadinejad, in occasione di una visita nella provincia del Sistan e Balochistan, nel 2005.  

Jundallah e il suo successore, Jaish al-Adl, sono fondamentalisti wahabiti e dicono di combattere per l’indipendenza del Balochistan dall’Iran, ma combattono anche contro i quei Baloch che stanno lottando contro lo Stato pakistano per ottenere l’indipendenza del Balochistan pakistano.
I gruppi iraniani sostengono che il Pakistan essendo un Stato sunnita, è l’alleato fondamentale della loro causa e chi combatte contro un Stato sunnita, è un nemico di tutti musulmani. Infatti, spesso sono stati uccisi i rifugiati politici baluci che si nascondevano nel Balochistan iraniano.
In Balochistan pakistano i loro alleati sono Lashkar-e Taiba e Khorasan e altri gruppi militanti che combattono insieme ai gruppi armati pakistani per uno Stato islamico.
Non solo, i Baloch separatisti dal Balochistan pakistano vengono molto spesso attaccati da  Jaish al-Adl, ma si muovono liberamente in Pakistan e vengono usati dai servizi segreti pakistani contro i separatisti Baloch del Pakistan.

E’ probabile, secondo le nostre fonti, che questi gruppi non vogliono la presenza indiana in Balochistan iraniano, il porto di Chabahar che potrebbe attirare centinaia di migliaia di non-Baloch in Balochistan iraniano scombinando la demografia del Baloch per sempre, portando i Baloch sunniti ad essere minoranza nella loro terra, ma, secondo alcuni osservatori sul posto, è presto per per dire quanto questa rivolta armata faccia parte della guerra dei porti tra la Cina e l’India.

Alcuni analisti pensano che l’Arabia Saudita e gli USA vogliono creare una nuova situazione in Balochistan simile a quella del Kurdistan.

La partita dei porti, così, è evidente come sia cruciale, e ci dice, Sabir Badal Khan, professore di lingua e letteratura urdu presso l’Università Orientale di Napoli, pachistano di origine, ottimo conoscitore delle vicende dell’area, è importante per il Pakistan anche per diversi altri motivi.  Gwadar, in Pakistan, consentirebbe alla Cina di esportare merci verso Sud, questo significa che il “Pakistan solidificherà la sua alleanza con la Cina, l’amico del Pakistan ‘nel freddo e caldo’, come dicono sempre i governanti del Pakistan. Allo stesso tempo”, senza contare che  la Cina ha dato un finanziamento di 62 miliardi di dollari di aiuti al Pakistan. Il porto di Gwadar creerebbe milioni di posti di lavoro e tutta questa gente verrebbe a Gwadar, in Balochistan, e la maggioranza dei Baloch nel loro territorio storico sarebbe totalmente sconvolto”.

Per ora i Baluci sono in una leggera maggioranza numerica nella loro provincia”, prosegue Badal Khan “ma con l’operazione del porto, e l’arrivo di nuova gente, questo equilibrio numerico sarebbe completamente diverso. E’ anche per questo motivo che i nazionalisti baluci si stanno opponendo con i denti a questo progetto. Per ora lo Stato pakistano non ha investito quasi niente a Gwadar: manca l’acqua potabile, corrente elettrico, gas, scuole, ospedali”, quasi tutto, insomma.

Mentre invece il porto di Chabahar è operativo, “il porto di Gwadar è fermo, si vede solo nella mass media. Tanti politici Baloch in Pakistan sostengono che il porto di Gwadar è una zona militare per la Cina e Pakistan e non un porto commerciale. Ci sono già circa 50.000 cinesi che vivono a Gwadar e l’accesso al porto è completamente vietato anche ai locali. Nemmeno i pescatori vengono lasciati andare a pescare in un’area molto grande attorno al porto, secondo le Autorità sarebbe un problema di sicurezza, ma i locali sostengono che  cinesi e pakistani stanno trasferendo l’equipaggio militare a Gwadar per questo non ci si può avvicinare alla ‘zona rossa’”.

Sul fronte iraniano, “di recente, l’Iran ha fatto un gesto interessantissimo e cioè dare la completa gestione di questo porto all’India”, ci dice Mauriello, “perché è un porto che interessa soprattutto all’India in chiave anti-cinese”. Mentre Gwadar, consentirebbe alla Cina di esportare merci verso Sud, “Chabahar ha una funzione preminentemente inversa: dovrebbe servire all’India per mandare le merci verso l’Asia. Questo perché l’India esporta pochissimo in Asia in quanto ha una barriera enorme che si chiama Pakistan, con il quale ha pessimi rapporti. Adesso, con l’apertura e la gestione del porto di Chabahar può esportare le proprie merci via mare attraverso l’Iran. Il porto è quindi fondamentale all’India per aprirgli un mercato nel quale è quasi assente. L’Iran è, in realtà, il crocevia del passaggio di tutte le rotte commerciali asiatiche, anche della Via della Seta, e se si ha una visione di crescita nel settore asiatico, non si può non considerarlo. L’Iran è quindi sia alleato della Cina, per la Via della Seta, sia dell’India come dimostra questo porto”.

La Cina, prosegue Sabir Badal Khan, “ha dimostrato in ogni occasione di essere un fedele alleato del Pakistan, mentre l’America ha sempre usato Pakistan per i suoi interessi e poi lo ha mollato. La presenza della Cina viene vista come una garanzia per il Pakistan, mentre per Cina il porto di Gwadar è un regalo del cielo. Il primo convoglio che ha raggiunto Gwadar dalla Cina ha impiegato solo 14 giorni e questa durata può essere dimezzata se la situazione di sicurezza fosse migliore”.

Il questo che viene definito il ‘duello dei porti’ inevitabilmente, però, gli USA non sono del tutto assenti, se non altro per le partite aperte con Iran in primis e poi con la Cina. Rohani  in questi giorni ha affermato che  «la disputa tra l’Iran e l’America attualmente è al culmine. L’America sta usando tutta la sua forza contro di noi». Secondo Mauriello, gli USA, “Paradossalmente” in queste vicende hanno un ruolo sempre minore, però destabilizzante. “C’è una discesa internazionale degli Stati Uniti, per quanto rimangano un attore fondamentale; nel caso di questo porto, per esempio, bisogna tener presente che ubicato molto vicino all’entrata del Golfo Persico. Il porto si trova nel Belucistan, in una zona a maggioranza sunnita, che l’Iran ha molta difficoltà a controllare per diverse ragioni. Ci sono, quindi, in gioco terroristi e trafficanti di droga, di cui spesso non si parla, e Paesi come gli Stati Uniti o l’Arabia Saudita ne approfittano per colpire il Paese”.

L’America, secondo Badal Khan,  “si trova tra il ferro e fuoco in questa nuova situazione. Il Pakistan che ha sempre assecondato gli interessi americani, ora si trova con un nuovo alleato che versa miliardi di dollari, costruisce ponti, strade, porti navali ed aeroporti, centrali elettrici, e cosi via, e difende gli interessi pakistani nelle sedi internazionali. Anche gli americani versavano miliardi di dollari, ma il loro aiuto economico è sempre stato condizionato e non serviva per lo sviluppo del Paese. Come diceva l’ex Primo Ministro del Pakistan, Nawaz Sharif, l’amicizia della Cina è più alta dell’Everest e più profonda degli oceani, così l’America perderebbe un grande alleato nella regione. Il nemico numero uno di USA e Israele  è l’Iran degli ayatollah e la situazione incerta dell’Afghanistan che ha l’unico sbocco al mare tramite Pakistan, creerebbe non pochi problemi per gli americani nel lungo periodo”.  

Negli ultimi decenni l’area, afferma Mauriello, “è sempre stata un luogo di scontro, un crocevia di problemi, ma anche di soluzioni, se si favorisse il commercio. In questo momento, gli Stati Uniti agiscono da fattore destabilizzante, soprattutto attraverso unabalcanizzazionedell’economica della regione. E’ chiaro che andare oltre i sospetti, e bisogna portare le prove, ma guardando allo scenario regionale, l’idea, avanzata dall’Iran, che gli Stati Uniti abbiano appoggiato, o almeno fossero al corrente di questo attentato è credibile”.

L’Iran vorrebbe uscire dall’isolamento imposto dall’Occidente ad ogni costo, ma, afferma Badal Khan, “il problema con la Cina è che Cina e India sono in un conflitto di interesse in questa regione strategica e conflittuale. Mentre la Cina sta rafforzando la sua presenza in Pakistan, l’India sta cercando di avere una base nella vicina Balochistan iraniano. Il Pakistan considera l’India il nemico numero uno, e la presenza dell’India all’incirca a 70 km dal confine con Pakistan sarebbe sicuramente un problema per il Paese. Il Pakistan sembra aver scelto la Cina ma non vorrebbe avere un nemico nell’America”.

Secondo Badal Khan è possibile una “guerra tra i due porti per attirare il trasporto dei Paesi dell’Asia Centrale. L’Afghanistan ha già dichiarato che il suo commercio marittimo transiterà attraverso Chabahar, porto con il quale è già collegato da una rete stradale e da una linea ferroviaria è in fasi di costruzione. Il porto di Gwadar ancora non è funzionante e non ci sono le strade, e quelle che ci sono, sono mal ridotte e per nulla sicure. Per esempio, nel ottobre 2016, un convoglio di 50 camion sono partiti dalla Cina arrivando a Gwadar in 11 giorni, ma sono stati scortati dall’Esercito pakistano, con decine di camion e soldati posizionati su tutta la strada dove passavano i convogli, particolarmente in Balochistan che copre il 43% del territorio del Pakistan. Un altro convoglio di 100 camion doveva seguire subito dopo ma non è mai partito, visto che il primo convoglio aveva viaggiato in un clima molto ostile in Balochistan. Al contrario il porto di Chabahar è molto più sicuro e nonostante i sunniti Baloch dell’Iran siano ostili all’utilizzo del loro porto da parte dell’Iran e India, loro non sono così forti da essere una minaccia per il trasporto ‘per’ e ‘dal’ porto verso Afghanistan, Asia Centrale e l’India”.

Quasi sulla stessa linea Mauriello, che afferma: “non vedo contrapposizione. Mi sembra migliore l’idea del porto in Iran rispetto a quello in Pakistan, in quanto serve gli interessi di più attori. Ad oggi, sembra una storia di successo evidente. Non a caso, quando l’Iran ha dato all’India, grande alleato degli Stati Uniti, la gestione del porto, gli Stati Uniti non hanno fatto nulla, perché è interesse di tutti farlo crescere, sebbene gli americani critichino l’attuale potere a Teheran. Rispetto al recente attentato e alla viabilità dei due porti, quello che è certo è che l’Iran sia attualmente che a lungo termine è più stabile rispetto al Pakistan”.

Il rafforzamento del rapporto Iran-Cina  -la Cina ha fatto sapere di essere determinata a «rafforzare la fiducia strategica» con l’Iran-  potrebbe essere molto importante in questa vicenda e proprio i porti potrebbero essere una delle motivazioni del rafforzamento. In questo caso, secondo Badal Khan, “l’India si troverebbe in una situazione molto difficile. L’India ha investito tanto sul porto di Chabahar per contrastare la presenza della Cina a Gwadar, ma se la Cina sarà presente anche a Chabahar, l’unico Paese che sarebbe perdente sarebbe l’India. L’Iran, molto probabilmente, vorrebbe la Cina come un alleato per uscire dal isolamento determinato dall’asse USA-Isreale-Arabia Saudita. Ma il beniamino della Cina in questa zona è, e sempre rimarrà, il Pakistan”.
Il progetto della Via della Seta, dice Mauriello, “è reale, e se si tiene conto che è impossibile parlare di Via della Seta terrestre senza parlare di Iran, si capisce come la Cina sia già un grande attore in Iran, dove compra petrolio e vende merci. Ahimè, considerate le sanzioni, la Cina sta prendendo piede in alcuni progetti che erano stati prima affidati ad attori europei, come l’Italia. La Cina è, quindi, già presente”. E qui Mauriello inserisce un nuovo tassello, la Siria: “le sanzioni USA non faranno altro che favorire il suo ruolo in Iran, approfittando della scelta sbagliata degli USA. Certamente, Pechino utilizzerà Teheran come ponte per arrivare in Siria, anche perché, rispetto agli altri due principali attori della Siria post-conflitto – la Russia e la Turchia – l’Iran è un partner migliore per la Cina. L’Iran sta già investendo molto in Siria, ma sicuramente, vista la situazione economica, avrà interesse ad avere come partner Pechino”. Altra storia questa, certo, ma la dimostrazione che i due porti, e in particolare Chabahar, potrebbero ridisegnare gli equilibrii nella regione e non solo.

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