lunedì, Dicembre 16

C'era una volta Pietro Nenni (e la sinistra)

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Nel Governo del postfascismo entra subito: per la prima volta nel giugno del ’45, Vice Presidente del Consiglio e Ministro senza portafoglio con Ferruccio Parri, e poi, dall’ottobre ’46 al gennaio ’47, Ministro degli Esteri di Alcide De Gasperi. Sceglie il frontismo, subisce la scissione saragattiana, perde rovinosamente assieme ai comunisti le elezioni del ’48, nel 1951 accetta il ‘Premio Stalin per la Pace’ e a Mosca incontra il ‘Piccolo Padre’. Lo restituisce dopo i fatti d’Ungheria, ma già aveva ammonito che “senza democrazia e libertà tutto si avvilisce, tutto si corrompe, anche le istituzioni sorte dalle rivoluzioni proletarie, il fine essendo la liberazione dell’uomo da ogni forma di oppressione e sfruttamento” (Mondoperaio 1955). Per l’epoca, non una banalità.

Lavora per far rientrare i socialisti al Governo con la Dc, ma quando negli anni ’60 finalmente arrivano nella ‘stanza dei bottoni’, non trovano i bottoni. Deve arrabattarsi tra scissioni, riunificazioni e riscissioni, compagni scalpitanti, democristiani filogolpisti o che si fingevano tali per ammorbidire la sinistra. E’ Vicepresidente del Consiglio nel primo, secondo e terzo Governo Moro, torna agli Esteri brevemente con Mariano Rumor, dal dicembre ’68 all’agosto successivo. Poi, a fine ’70, l’amiconemico Giuseppe Saragat, divenuto nel frattempo Capo dello Stato (anche lui fu più volte candidato, senza esito), lo nomina Senatore a vita.

Ma siamo ormai alla lunga fase finale, anni difficili di sconfitte non solo elettorali, di strategia della tensione, di terrorismo. Anche di emarginazione politica. Aveva definito il suo socialismo ‘autonomista’, forse era solo il nome della propria personale, nobile autonomia di romagnolo bastiancontrario, estremista ma con giudizio e realismo. “Attenti ad epurare” diceva, “c’è sempre qualcuno più puro che ti epura”, curiosamente sintonico all’ammonimento maoista “Attenti a tagliar teste, non ricrescono come i cavoli”. La sua cifra personale sta però soprattutto in quel “la politica si fa con qualche sentimento e nessun risentimento”. Forse l’originale era “senza sentimenti e senza risentimenti”, ma a noi piace più così.

Poi con il primo gennaio del millenovecentottanta sboccia l’anno nuovo ed il nuovo decennio. Il suo ultimo allievo, Bettino Craxi, è Segretario del PSI da tre anni e mezzo, altrettanti ed arriverà alla guida del Governo. E poi… Nenni ha già visto abbastanza, e quel giorno, con tutta la sua passione e discrezione, prende commiato.

 

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