martedì, Ottobre 20

Cento euro una vita, le complicità dell’informazione

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Una settimana difficile, violenta, complicata da capire, ma non troppo diversa da tante altre. Eppure, malgrado la cascata di analisi sembra ci sfugga sempre qualcosa, forse proprio quello che ci aiuterebbe a fare dei passi avanti. Invece siamo sempre daccapo, perché a furia di guardare lontano, di seguire uomini bomba, finiamo per non vedere le nostre piccole distruzioni quotidiane, che non sono poi così distanti da quelle macroscopiche, le uniche che sembrano contare. In fondo è comprensibile, il rumore, i grandi eventi e persino i nostri tentativi di capirli, rappresentano una scappatoia, un modo economico per sfuggire alle domande che ci riguardano. Parlo anche di noi che raccontiamo l’accadere delle cose, ma che troppo spesso non le ‘sentiamo’, perché sensibilizzati alle urla e non ai sussurri, che pure spiegherebbero più delle cannonate.

Tanto per non restare sul vago, troppo in fretta è stata liquidata la mostruosità, di questo si tratta, di cui è rimasto vittima l’ex consigliere e capogruppo del M5S presso il comune di Alessandria, reo di avere sottratto due banconote da 50 euro dall’armadietto di una persona che frequentava la sua stessa palestra. Una bravata, anzi un furto, segno di chissà quale fragilità, deformazione o impazzimento temporaneo, in ogni caso la legge non poteva ignorare. Poteva e doveva, invece, essere ignorato il filmato che documenta tutta l’azione, compreso il momento in cui intervengono i carabinieri, mostrato da diverse testate. Un’umiliazione gratuita e sproporzionata che nulla può avere a che fare non solo con la patria del diritto ma neppure con la più elementare grammatica della più scalcagnata civiltà giuridica. Mi chiedo chi può essersi preso una libertà così ampia, ma questo purtroppo non conta più nulla, chi tira sassi del genere può nascondere la mano, del mittente ci si dimenticherà in fretta, non è lo stesso destino che subiranno quelle immagini, oramai indelebili, e il loro protagonista. Stiamo giocando col fuoco, nessuno si salverà, al prossimo giro toccherà a noi, compresi coloro che si credono fuori tiro. Nessuno si illuda.
Le conseguenze della pubblicazione di quel video saranno irreparabili, non solo per l’amministratore comunale e per il suo futuro politico, che non si annunciava indimenticabile, viste le premesse, ma anche per i suoi congiunti, ascendenti e discendenti. Dovesse avere un figlio vivrà con una spada di Damocle sulla testa, perché un giorno qualcuno dei suoi compagni gli metterà di fronte il video in cui il padre, come un topo d’albergo, ruba del danaro. Lo sappia chi si è preso la responsabilità di postare quelle immagini, il loro protagonista è rovinato per sempre. Se la pena deve essere commisurata al reato, qui siamo andati oltre, molto oltre.

Eppure la stampa, che disinvoltamente si è prestata alla diffusione di quelle immagini, considera secondario l’episodio, non si leggono commenti a difesa né tentativi di porre la questione della dignità del protagonista, forse perché lo stesso viene identificato come una figura di scarso o nullo rilievo. Fosse stato un esponente di circoli professionali o politici potenti, forse le cose sarebbero andate diversamente, se non altro qualcuno avrebbe levato la sua voce per difenderlo. Persino il suo Movimento se n’è lavato le mani, come gli capita frequentemente, prendendo le distanze senza un minimo di compassione. Si abbandona l’appestato in mare per segnalare ai naviganti che la nave è immacolata, dunque espulsione rapida e pubblico lavacro. Ma non avrebbe potuto fare altrimenti, il M5S, giacché la gogna è una modalità permanente del suo operato, alla stampa, invece, è richiesto altro, non può sposare la barbarie, neppure nell’infinitamente piccolo, né può dividere salvati e sommersi in base al criterio della prossimità.

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