domenica, Luglio 21

C’è guerra e guerra Un conflitto frammentato, ma la speranza nell'uomo resiste

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Siamo davvero sempre più immersi nella «Guerra Mondiale a pezzi» di cui parla, ricorrentemente e maieuticamente, Francesco (il Papa, Jorge Mario Bergoglio), a partire da quel 18 agosto 2014 in cui per la prima volta ‘sdoganò’ il concetto. Aggiungendo, a più riprese, che «si combatte a pezzetti, a capitoli». Il quadro è quello di guerre locali (ma neanche tanto), azioni terroristiche, sequestri di persona, persecuzioni per motivi etnici o religiosi, prevaricazioni di ogni genere. Eventi che «hanno segnato dall’inizio alla fine» il 2015 al quale si riferiva con queste parole per la ‘Giornata mondiale della pace’ del I° gennaio 2016, «moltiplicandosi dolorosamente in molte regioni del mondo, tanto da assumere le fattezze di quella che si potrebbe chiamare una ‘Terza Guerra mondiale a pezzi». Al contempo ci sono fatti e segni che spingono «a non perdere la speranza nella capacità dell’uomo» di superare il male e «non abbandonarsi alla rassegnazione e all’indifferenza». Insomma una continua, preziosa e necessaria, pedagogia di massa. Riuscendo persino ad evitarne la banalizzazione nella ripetizione.

Ora, dopo l’assalto omicida di Rouen, Monsignor Olivier Ribadeau Dumas, Segretario generale della Conferenza episcopale francese, ripercorre la stessa via dicendo che «Non possiamo sottometterci all’odio e alla violenza. Non rappresentano una soluzione. La via d’uscita sarebbe la furia, la vendetta, ma tutto questo ci può schiacciare». Sanamente, e nella fattispecie anche un po’ santamente, sostenendo una strada totalmente diversa da quella legge del taglione che molti vagheggiano. Come fa anche Andrea Riccardi, che ne scrive su ‘Avvenire’, quotidiano cattolico italiano, in ‘La messa non è finita’. «La Chiesa non scende in campo con i populisti contro l’islam. Ieri l’hanno colpita quanti sono imbevuti nell’odio della guerra santa, per trascinarla nello scontro e farla uscire dal suo atteggiamento sapiente e materno». Ed ancora è una «Chiesa che, con il suo tessuto umano, favorisce l’incontro, penetra in ambienti difficili, aiuta chi sta male: vivere insieme con l’altro in pace. La Chiesa è uno spazio del gratuito e dell’umano in una società competitiva dove tutto ha un prezzo. Soprattutto uno spazio aperto». Concludendo: «La porta aperta delle nostre chiese – quella attraverso cui sono entrati gli assassini di padre Hamel – contrasta con il moltiplicarsi di chiusure, di cancelli, di muri, frutto della paura. Lì, in chiesa, entrano tutti: i poveri, i bisognosi, i cercatori di senso, chi domanda una parola o un gesto di amicizia. In quella chiesa, come in molte altre in Francia e in Europa, è nascosto il segreto di un mondo che non crede ai muri e non cede alla violenza. È una parte del continente che, forse, dà più  fastidio ai violenti. Una parte dall’apparenza debole (come il vecchio prete), ma molto forte».

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