sabato, Dicembre 7

C’è bisogno di sardine, e stanno arrivando La verità rubata dall’establishment: da Cucchi all’ILVA. E il signor la pochette non ha idea di che pesci pigliare, dopo aver visto che razza di pesci stanno spuntando e si stanno moltiplicando nelle piazze italiane

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Parlavo ieri di sardine serene e ‘avversarie’. Poi ieri un fatto nuovo e inusitato: Sergio Mattarella (che rischia di tornare ad essere il migliore Presidente italiano … oscillo molto, comincio a preoccuparmi!) ‘ricevei sindacati (nota bene: i sindacati, non il Governo) e dal Tribunale di Milano arrivano annunci di tempesta. Sta in fatto che la ArcelorMittal fa un mezzo passo indietro. Ma, lo ribadisco, attenti è solo un ‘mezzo’ passo, in pratica simbolico. E più avanti spiego perché. Ora aggiungo solo che a quell’incontro al Quirinale il Governo non c’era: non è un caso. Vediamo, appaiono cose diverse, ma forse non tanto.

Mentre, infatti, il signor la pochette (che si fa fotografare chino sulle carte … che buffoneria!) e il barbudo Stefano Patuanelli (?) continuano a non avere idea di che pesci pigliare, dopo essere stati presi letteralmente a pesci in faccia dalla Amministratore delegato della ArcelorMittal (stavolta i due indiani non si sono nemmeno presa la briga di venire), e dopo aver visto che razza di pesci sono spuntati all’improvviso a Piazza Maggiore (ma non solo, dopo Bologna e Modena, le sardine si preparano per Rimini, Reggio Emilia, forse Torino, Milano, Bari, Palermo, insomma si moltiplicano) mentre tutto ciò accade, Ilaria Cucchi vince la sua battaglia in Tribunale. La vittima che protesta e alla fine vince. Poi vedremo gli appelli e tutto il resto, ma intanto non vorrei apparire blasfemo, ma la signora Cucchi è sullo stesso piano della Piazza Maggiore di Bologna: la forza della costanza e della fermezza, senza odio e senza minacce. Non a caso l’odio le arriva addosso da Matteo Salvini -e la signora Cucchi sbaglia a fargli causa: gli dà troppo peso!
C’è relazione? sì, secondo me.

Intanto diciamo bene le cose. Ilaria Cucchi non vince nessuna battaglia, è la giustizia che la vince. Sì, certo può sembrare retorica o un tentativo di sminuire la signora Cucchi: né l’una né l’altra cosa. Anzi.
La signora Cucchi ha saputo, con caparbietà, durezza, schiena dritta, condurre una battaglia per ottenere che si facesse giustizia. E per farlo, ha messo in campo non solo un buon avvocato, ma anche ha trovato (si può dire?) un buon Pubblico Ministero e un buon giudice. Ecco, ho sbagliato, scusate. Ha trovato un Pubblico Ministero e un Giudice, punto. L’aggettivo ‘buono’ non c’entra. Hanno fatto solo, ma seriamente e con decisione, il proprio mestiere fino in fondo. ‘Solo’? certo solo, ma, ed ecco un primo punto serissimo da affrontare, o meglio che la politica dovrebbe affrontare seriamente, ciò che turba è che appia quasi eroico un Magistrato che fa il suo dovere. Il che, da un lato, vuol dire che si può se si vuole, dall’altro, che per farlo, purtroppo, ci vuole anche dell’altro. Eh sì, perché, loro, i Magistrati, ce l’hanno messa tutta (mi permetto di immaginare molto concretamente, con qualche difficoltà anche personale), ma il processo e la sua soluzione sono anche (ma non solo, a dire il vero) il frutto di una pressione della opinione pubblica, che alla fine è valsa a fare crollare la resistenza di chi haparlato’, e cui è seguito -notate bene: è seguito- l’appoggio dei vertici. Questo è il vero grande merito della signora Cucchi, ma anche l’aspetto più terribilmente negativo dell’intera vicenda.

Perché se a quel risultato si giunge solo o principalmente per le pressioni della opinione pubblica, è lecito, anzi, doveroso, domandarsi se negli altri moltissimi casi in cui non c’è la stessa pressione, non vi sia il rischio concreto, e dunque un rischio tremendo, che alla verità non si giunga solo perché chi deve arrivarci non ha la forza o la capacità di smuovere l’opinione pubblica. E quindi, mentre è ormai evidente che chi ha molti soldi e molti avvocati può risolvere i propri problemi (Berlusconi eccetera docet), chi ha un buon sostegno dell’opinione pubblica, anche, ma gli altri? E lei, a dire il vero, lo ha detto con sincerità e chiarezza, con rigore: «il più delle volte i familiari delle vittime non hanno strumenti», appunto.
Se avessimo un Ministro della Giustizia, il problema se lo porrebbe.

Ma non basta, perché un’altra domanda martella nel mio cervello, ma credo in quello di molti: possibile che, una volta di più, i Carabinieri hanno cose da nascondere e quelle cose vengano fuori solo grazie alla pressione non più sopportabile di unaopinione pubblica? questa volta sì, determinata dalla insistenza e dalla fermezza di una ragazzina ora donna, che ha combattuto, questa volta sì, come una leonessa, contro l’establishment. Questo è un punto centrale in questa vicenda, perché uno Stato nel quale le istituzioni vanno ciascuna per suo conto, uno Stato che farebbe dunque la felicità di Licio Gelli, è uno Stato possibile preda in ogni momento delle peggiori tentazioni. E comunque è uno Stato che non funziona. Lo stesso che, ammiccante, dà alla signora Elisabetta Trenta (una di quelli di ‘o-ne-stà-o-ne-stà-o-ne-stà’) un appartamento in centro a Roma, intestandolo al marito, perché a casa sua ci sono gli spacciatori … che senso dello Stato, dell’onore, della decenza! … Poi, non bastasse, ha pure l’indecenza, anche qui causa pressione della opinione pubblica, di mettere in scena la rinuncia di tale appartamento spacciandolo niente meno che come unatto di amore’, affermando «Spero che questo atto di amore serva a tacitare la schifezza mediatica che è caduta su di me». Signora, ma proprio non si vergogna?
Se avessimo un Ministro della Giustizia, il problema se lo porrebbe.

Speriamo solo che ora la signora Cucchi (che si sarà offesa a morte con me, ma pazienza) torni a fare la signora Cucchi e non cominci a saltellare in tutti gli studi televisivi possibili, per dire la sua, pardon la SUA, su tutto, dai cambiamenti climatici all’itterizia degli infanti: per quanto mi riguarda, il suo valore sociale sarà misurato dalla durata del suo silenzio.

E pochette?
Eccomi arrivo. Pochette, che non a caso ‘delega’ tutto al niente, sia pure con la barba, minaccia fuoco e fiammo giudiziarie, dice che attiverà o ha già attivato il 700’, mamma mia che paura! Tanto per capirci il ‘700’ –ex art.700 cpc- è un articolo del codice di procedura civile che permette di chiedere al tribunale di fermare in via cautelativa le iniziative di un cittadino che, a giudizio di un altro cittadino, sta violando i sui diritti. L’articolo dice infatti: «chi ha fondato motivo di temere che durante il tempo occorrente per far valere il suo diritto in via ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile, può chiedere con ricorso al giudice i provvedimenti d’urgenza, che appaiono, secondo le circostanze, più idonei ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito». Insomma, può chiedere al giudice, dopo averci ben ponzato su, di ordinare alla ArcelorMittal di non spegnere i forni. Bravo, bene, benissimo. Ve li immaginate dunque, i due Mittal e la Amministratore delegato (femmina, ma con molto testosterone, alla faccia della Gruber) terrorizzati, correre a riaccendere i forni … come con l’accendisigari: ma chi volete prendere per i(l) (c)fondelli? E infatti la decisione di farlo oggi a me sembra più un atto di cortesia’ che altro, un prendere tempo, ma a nostro danno.

Poi, naturalmente, potrà chiedere i danni, cioè accendere un cero alla Madonna, dato che la ditta in Italia non ha nulla, e certo non è fatta da imbecilli che si facciano sequestrare qualche bene. State tranquilli, l’Italia potrà fare tutte le cause civili che vuole, non prenderà un centesimo, ma specialmente fra due mesi o anche un anno (sepassail progettino di pochette) si troverà i forni spenti e la fabbrica ridotta a ferraglia arrugginita. Quanto all’amministratore, che vi aspettate? che l’arrestino? certo anche lei avrà una bella residenza in Svizzera o a Montecarlo: Marchionne docet.

In altre parole: è evidente che pochette non ha nessuna arma in mano o almeno non sa usarla, e quindi se ne esce con una bella causa che, tempi a parte, forse sarà vinta, ma non servirà a nulla. Non che ne abbia Salavini, ma lui ha il vantaggio di potere urlare senza dovere dimostrare nulla, come Renzi del resto.

Alla fine tutto ciò servirà a mettere l’Italia intera di fronte ad un fatto compiuto. La fabbrica ormai sarà ferma quindi perduta; i signori Lezzi e Emiliano avranno vinto (forse anche Bocciabis, il Ministro delle Regioni … boccato da Boccia1!), ventimila persone saranno a casa senza lavoro (ma tanto non contano nulla, sono solo operai), e Taranto sarà inquinata più di prima, non da una fabbrica produttiva ma da una fabbrica ferma, e l’Italia avrà fatto la figura di un Paese di imbecilli imbelli incapaci anche di mantenere la parola. Ottimo. Però, come vuole Barbara, si coltiveranno cozze, in quantità.
Zingaretti, dove sei? È il momento di esserci!

E il bello, poi, è che la ArcelorMittal ha tirato fuori di nuovo la storia dello scudo, e quindi in termini di processo civile, dubito molto che il giudice possa negare che ha ragione: è ovvio sono cambiate surrettiziamente le condizioni contrattuali, e quindi la ditta scioglie il contratto. Si finirà per discutere per mesi di quello, dando a Giggino il ‘canzo’ di chiacchierare senza fine. Il Governo potrebbe adoperarsi per rimettere subito lo scudo (probabilmente non basterebbe, ma qui il discorso sarebbe lungo e lo lascio agli avvocati) ma Giggino e Giggetto si oppongono, e quindi lui, pochette, si barcamena e Zingaretti tace.
Sorvolo sulle dichiarazioni infantili e arroganti del fighetto Giggino «li trasciniamo in tribunale, non parlo di piano B» … bravo e dopo faranno il parco giochi al posto dell’ILVA o un cimitero? Ah no, i mitili.

Ma ora pochetteproponeun piano alternativo. Le solite cose: tremila lavoratori ce li gestiamo noi come Italia, uno sconto sul prezzo e lo scudo. La solita, permettetemi, soluzione tampone, la strada è quella di Alitalia.
Bene, è ovvio che il duo di Palazzo Chigi non sa che fare, come è ovvio che il miope e cinico Stefano Bonaccini (che pensa solo alla sua carriera) non va oltre il proprio naso e non capisce che proporre lo ius soli come fa il PD non vuol dire dimenticare né la tassa sulla plastica né l’ILVA, ma correre per l’identità, i principi. Ha ragione Orlando, evidentemente non sa pensare due cose alla volta. E non capisce che le sardine è l’identità del PD che vogliono conoscere! E quindi il PD deve mostrare di esserci e deve pretendere, ad esempio, di entrare direttamente nella ‘cabina di regia’ dell’ILVA, in posizione primaria e visibile, e quindi è venuto il momento di mettere a tacere Giggino.

Il collegamento col caso Cucchi?
La giustizia, la verità rubata dall’establishment: una volta di più, chi può più ottiene di più, alle spalle del popolo. Solo che qui, non c’è la signora Ilaria Cucchi a piantare grane.
E il Ministro della Giustizia e l’altro? Hanno la barba.
C’è bisogno di sardine, che, pare, stanno moltiplicandosi -speriamo!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.