domenica, Novembre 29

Cauti sull’ingresso della Bosnia field_506ffb1d3dbe2

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plenaria

 

La scorsa settimana, durante la sessione di Strasburgo, il parlamento ha fatto passi avanti circa l’allargamento alla Bosnia-Erzegovina, Macedonia e Montenegro. Passi avanti molto cauti nel caso della settimana, cioè la Bosnia che, ritornata nel caos a causa di proteste violente contro la classe politica, preoccupa ancora per la sua potenziale instabilità. Città come Mostar e Sarajevo, che suonano tristemente note anche dopo 20 anni dalla guerra nella Ex Jugoslavia sono di nuovo in ebollizione per via delle accuse di corruzione rivolte all’attuale classe dirigente. La plenaria ha espresso tutte le sue inquietudini ma anche la sua volontà di vedere i tre paesi nell’area UE. Il PE, per quanto riguarda la Bosnia-Erzegovina ha sottolineato diverse preoccupazioni.

Partendo dal presupposto che nel paese è diffusa la corruzione, la disoccupazione e l’incapacità di compromesso tra le due parti del paese (Bosnia e Erzegovina), l’istituzione parlamentare è preoccupata circa la mancanza di visione comune delle tre maggiori etnie che compongono il paese. Questo comporta una richiesta di «un allontanamento dalla retorica nazionalista e etnocentrica proveniente dalla direzione dei tre popoli costitutivi della Bosnia-Erzegovina; condanna tutti i tipi di segregazione e discriminazione per motivi religiosi o etnici in un paese».

Infatti, la mancanza di visione comune e l’incapacità di un compromesso tra le aree del paese non ha permesso un percorso più chiaro e di avvicinamento alle posizioni dell’Unione Europea, in vista anche delle elezioni politiche del prossimo ottobre che, secondo l’Europarlamento, saranno un segnale chiaro circa le predisposizioni al dialogo del paese con l’UE. Anche l’armonizzazione della legislazione locale con quella comunitaria deve avvenire “con una sola voce” a livello statale, senza il quale l’adesione all’Unione Europea diventa impossibile da far progredire.

L’acquis comunitario, come ricorda la plenaria anche alla Commissione Europea, deve rientrare in un’ottica di rispetto dei valori fondamentali che sorreggono la costruzione dell’integrazione europea. L’invito, rivolto alla CE e al Consiglio, è quello di «intensificare gli sforzi per promuovere il consenso tra i leader politici della Bosnia-Erzegovina per andare avanti con la riforma costituzionale e riforme connesse all’UE e invita il prossimo Vicepresidente / alto rappresentante e il Commissario per l’allargamento di farne una priorità centrale a seguito della nomina della prossima Commissione nel 2014;  a questo proposito,  diventa importante l’impegno della delegazione dell’Unione europea e del Rappresentante speciale dell’UE in Bosnia-Erzegovina».

Inoltre il PE  Invita «la Commissione a rafforzare ulteriormente gli sforzi per facilitare un accordo sulla esecuzione della sentenza Sejdić – Finci garantendo pari diritti ai cittadini e chiede capi di Stato e di governo e ministri degli Esteri dell’Unione europea a rafforzare il loro impegno personale per il paese».

Per quanto riguarda la sentenza sopra menzionata della CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) dove sussiste la violazione dell’art. 14 in combinato disposto con l’art. 3 Prot. I , nonché dell’art. 1 Prot. XII della Carta, allorquando le norme costituzionali di uno Stato Membro limitino il diritto all’elettorato passivo le minoranze etniche presenti sul territorio nazionale, il PE invita ad applicarla prima delle elezioni in quanto la mancata applicazione non allontanerebbe il dubbio di brogli elettorali.

La corruzione penetra a tutti i livelli e interessa anche i media che hanno ormai rapporti troppo interconnessi con le autorità pubbliche, minando, di fatto, i presupposti per la diffusione di un’informazione indipendente e libera. Essa ostacola anche la crescita occupazionale. Sebbene il paese abbia aderito ai trattati dell’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) c’è una difficoltà che Strasburgo ‘non comprende’ circa l’attuazione delle protezioni verso i lavoratori e che si potrebbe tradurre nella mancanza quasi totale dei diritti che i lavoratori hanno acquisito.

Oltre alla battaglia contro la corruzione, al paese serve una vera e propria riforma costituzionale. Secondo la plenaria, bisogna adottare urgenti modifiche all’attuale legge elettorale per consentire una competizione vera: l’istituzione invita i partiti locali ad essere vigilanti sul tema. La riforma costituzionale deve investire anche quella della giustizia: una ricomposizione della troppa frammentata geografia dei tribunali fatta di 4 sistemi giuridici differenti, ricomposizione che, si auspica il Parlamento, deve avvenire anche alla luce dell’istituzione di una Corte suprema a livello statale. Il paese sta già lavorando sul tema giustizia cercando di colmare il vuoto riguardante i crimini di guerra legati alla guerra civile della Ex Jugoslavia. Vittime di violenze sessuali, torture e crimini di guerra saranno seguite da un programma specifico al fine di riparare alle offese subite da parte dello stato durante gli episodi degli anni Novanta.

La riforma della giustizia dovrà comprendere anche l’introduzione di un contrasto maggiore alla criminalità organizzata, al riciclaggio di denaro e traffico di esseri umani e, elogiando la cooperazione sul tema con Montenegro e Serbia con la creazione di un centro operativo congiunto per contrastare la criminalità organizzata transfrontaliera e allo stesso tempo si augura un miglioramento di questo attraverso, Strasburgo chiede  ulteriori miglioramenti  tra controlli alle frontiere , le polizie e le procure  dei diversi paesi confinanti.

L’altro tema che preoccupa il parlamento è la promozione dei diritti delle minoranze e ei gruppi vulnerabili al fine di fermare la crescente intolleranza verso la comunità LGBTI (lesbica, gay, bisessuale, transgender e intersessuale). La promozione ad una maggiore uguaglianza deve avvenire anche attraverso il coinvolgimento dell’intero sistema educativo. Lo stesso sistema dovrebbe avvicinarsi agli standard dell’Unione. Standard che prevedono anche una maggiore inclusione dei bambini disabili e di coloro che appartengono alla comunità rom. La Bosnia Erzegovina in questo modo potrebbe anche accedere in tempi rapidi ai programmi dedicati all’istruzione e alla gioventù come il recente Erasmus plus.

Infine il Parlamento non dimentica di menzionare che la cooperazione regionale nei Balcani resta importantissima. Nella risoluzione approvata a Strasburgo si invita la Bosnia a concentrarsi su due aspetti fondamentali: le relazioni con la Serbia e la libera circolazione dei cittadini bosniaci verso l’Unione.  I due paesi devono trovare dei punti in comune soprattutto sugli accordi di estradizione e di riammissione e in generale sui crimini di guerra e accettare i documenti dei cittadini kosovari al fine di entrare nel paese.

Non da ultimo, anche l’UE deve fare la sua parte per quanto riguarda la liberalizzazione dei visti. Del resto la Germania si è gia mossa in questo senso: definendo la Bosnia un ‘paese di origine sicuro’ ha creato un precedente che gli altri 27 membri non posso ignorare.

 

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