domenica, Agosto 25

Caucaso, rotta la tregua in Nagorno Karabakh field_506ffb1d3dbe2

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L’armistizio firmato tra Erevan e Baku, che aveva ufficialmente chiuso le ostilità senza un accordo nell’enclave del Nagorno Karabakh, è stato definitivamente rotto il primo aprile di quest’anno con violenti scontri tra Azerbaijan e separatisti appoggiati dall’Armenia. Sono infatti almeno 31 i militari azeri morti nei recenti scontri, i separatisti dichiarano a loro volta di aver perso 29 uomini, a cui si aggiungono sei “volontari”, mentre 26 persone risulterebbero disperse. Più di 200 soldati e civili sono stati feriti. Intanto circolano su internet le terribili foto del che raccontano lo sterminio da parte dei soldati azeri della famiglia Khalapyan a Talish. Gli azeri ieri denunciavano la morte di quattro civili negli ultimi giorni, i separatisti di altri cinque. Da ieri è in atto una tregua che non sta venendo rispettata dalle parti coinvolte ma che sta facendo preoccupare la comunità internazionale. Un’altra guerra nella regione rischierebbe di riportare alla sanguinosa situazione in cui versava l’area tra il Mar Nero e il Mar Caspio nei primi anni ’90. Tra i soldati azeri che in questi giorni combattono in Nagorno Karabakh ci sarebbe, secondo alcune giornali italiani, anche un numero imprecisato di miliziani che lo Stato Islamico avrebbe reclutato in Siria e in Iraq. La notizia arriva direttamente dal governo armeno; la brutalità che i militari di Baku utilizzano nei confronti della popolazione civile armena fa pensare a quanto viene commesso quotidianamente dai gruppi jihadisti nei conflitti di Siria e Iraq. Il presidente armeno Serzh Sargsian ha dichiarato che «se le ostilità non si placheranno, verrà riconosciuta l’indipendenza al Nagorno Kabarakh».

Mentre in Olanda vincono i ‘no’ all’accordo Ue-Ucraina con un il 62%, la paura dell’Isis e di eventuali attentati resta alta in Belgio dove procura federale belga e polizia hanno lanciato un appello alla popolazione belga per cercare di rintracciare il terzo terrorista ribattezzato “l’uomo col cappello” degli attentati all’aeroporto di Zaventem. Grazie alle telecamere di sorveglianza è stato possibile sino alle 9.50 controllare gli spostamenti del suo percorso di rientro a Bruxelles, ma dopo se ne perdono le tracce. La polizia ha messo a disposizione numeri di telefono ed e-mail per le segnalazioni. Ricercata anche la sua giacca chiara. Il terzo uomo, dopo l’esplosione delle bombe è uscito dall’aeroporto e, passando davanti all’hotel Sheraton, ha attraversato il parcheggio Avis per dirigersi a piedi nel comune di Zaventem, che ha superato mentre si liberava della giacca chiara. Avverrà nel mentre nel massimo segreto il trasferimento dal Belgio verso la Francia di Salah Abdeslam, l’unico terrorista superstite agli attacchi di Parigi, che ne ha chiesto l’estradizione. Lo ha comunicato la Procura federale belga, affermando di «non essere in grado di dare informazioni sul luogo e l’ora della consegna di Salah Abdelsam alle autorità francesi», e questo «per evidenti ragioni di sicurezza». Verrà comunicato solo quando il trasferimento sarà già stato effettuato.

Prosegue l’incontro della delegazione di inquirenti ed investigatori arrivati dal Cairo con gli inquirenti italiani che indagano sulla scomparsa e la morte di Giulio Regeni. Al meeting il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, il sostituto Sergio Colaiocco e gli investigatori dello Sco della Polizia e del Ros dei Carabinieri per fare un punto della situazione. Nella giornata di domani è previsto un nuovo incontro con gli egiziani rappresentati da due magistrati, il procuratore generale aggiunto del Cairo, Mostafa Soliman e il procuratore dell’Ufficio di Cooperazione internazionale Mohamed Hamdi el Sayed. Sul tavolo un dossier egiziano di duemila pagine, con indagini su circa 200 persone. Per l’Egitto presenti anche tre ufficiali di polizia: il generale Adel Gaffar della National Security, il brigadiere generale Alal Abdel Megid dei servizi centrali della polizia egiziana e Mostafa Meabed, vicedirettore della polizia criminale del governatorato del Cairo. Immagini video, tabulati telefonici, referti e verbali: è il “materiale probatorio” che l’Italia chiede da molte settimane all’Egitto per far luce sull’omicidio del ricercatore friulano Giulio Regeni – il cui cadavere fu scoperto il 3 febbraio scorso lungo la strada che collega la capitale egiziana ad Alessandria – e che spera di avere nell’incontro che inquirenti ed investigatori dei due Paesi hanno in programma a Roma oggi e domani. 

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