sabato, Agosto 8

Catalogna: verso il 9 ottobre, con in sottofondo rumore di sciabole e fregate in movimento Lunedì 9 ottobre Puigdemont riferirà al Parlamento catalano l'esito del referendum; la dichiarazione dell'indipendenza potrebbe arrivare tra il 9 e il 12 ottobre. Intanto Madrid manda segnali con Esercito e Marina

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L’appuntamento, originariamente per questa settimana, ieri è stato ufficialmente spostato a lunedì 9 ottobre, alle ore 10, quando il Parlamento di Catalogna si riunirà in seduta plenaria per l’intervento del Presidente della Generalitat, Carles Puigdemont. La riunione è convocata con all’ordine del giorno: ‘El president de la Generalitat compareixerà davant el Ple dilluns a les 10 h per valorar els resultats i els efectes de l’1-O’, il Presidente farà il suo discorso, poi si aprirà il dibattito nel corso del quale potranno intervenire tutti i parlamentari, per dichiarazioni o domande al Presidente, il quale potrà rispondere anche aprendo un dialogo con i parlamentari. Nella convocazione non si parla esplicitamente di dichiarazione di indipendenza, ma nel linguaggio burocratico è abbastanza esplicito -e rumors di queste ore lo confermano- che i termini della convocazione possono contemplare la dichiarazione, o meglio, l’avvio del processo formale che conduce o può condurre all’indipendenza.
Quel ‘per valorar els resultats i els efectes de l’1-O’ (per valutare i risultati e gli effetti del 1-O) di fatto è traducibile in una potenziale dichiarazione di indipendenza. Il perché sta nella legge sul referendum, adottata dal Parlamento il 6 settembre scorso e sospesa dalla Corte costituzionale. In primo luogo la legge definisce come vincolante il referendum, il che significa che, in punta di legge, l’esito referendario deve essere applicato. In secondo luogo, l’articolo 4, recita che se prevalgono iSI’, «il risultato implica l’indipendenza della Catalogna». A tal fine, il Parlamento di Catalogna, entro due giorni dalla proclamazione dei risultati ufficiali da parte della Commissione elettorale, terrà «una sessione ordinaria per la dichiarazione formale dell’indipendenza della Catalogna, concretizzare i suoi effetti e avviare il processo costitutivo», se nel conteggio dei voti validi prevalgono i ‘NO’, «il risultato implica l’immediata richiesta di elezioni autonome» -per altro esattamente quanto ribadito alla vigilia del voto dalle massime autorità del Governo catalano.
Detto questo è chiaro che se lunedì Puigdemont e i parlamentari andranno a «valutare i risultati e gli effetti» e se vorranno rispettare la legge da loro stessi scritta dovranno concludere con il procedere alla dichiarazione dell’indipendenza, o meglio con una dichiarazione che, correttamente come vuole la legge, convocherà una sessione ordinaria per la dichiarazione formale dell’indipendenza della Catalogna, di lì a due giorni. La dichiarazione formale, dunque, dovrebbe essere fatta dal Parlamento e non dal Presidente della Generalitat, tra il 9 e il 12 ottobre.

Ieri sera, a poche ore dalla pubblicazione della convocazione del 9 ottobre, Puigdemont, dal palazzo della Generalitat, ha parlato allaNazione catalana -nello stesso orario, le 21, in cui Re Felipe VI 24 ore prima aveva parlato alla ‘Nazione’ spagnola. I toni sono stati duri quanto quelli usati dal Re. Parole dure contro il premier spagnolo Mariano Rajoy e contro il Re. Rajoy è stato accusato di avere condotto «politiche catastrofiche» in relazione alla Catalogna, Felipe VI «ha deluso tante persone in Catalogna» perchè «non ha mai considerato la posizione della Catalogna e ha deciso semplicemente di sostenere il Governo spagnolo per annichilire il desiderio di sovranità del popolo catalano», ha detto Puigdemont. Il monarca ha deluso coloro che «si aspettavano un appello al dialogo e alla concordia», «non ha parlato dei catalani che sono stati vittime della brutalità della Polizia» e ha «ignorato deliberatamente i milioni di catalani che non pensano come il Governo», rilievi -toni a parte- che sono quelli emersi dalle analisi del discorso di Felipe dalla gran parte degli analisti intervenuti nelle ore immediatamente successive. Poi Puigdemont ha prospettato il quanto accadrà: il Governo di Barcellona sarà «aperto al dialogo», «rispetterà tutte le posizioni», ma sarà anche «risoluto», ha detto. Ora, ha aggiunto, è il momento della mediazione. «Sapete che sono aperto a qualsiasi tipo di processo di mediazione. La pace il dialogo, gli accordi sono parte della cultura politica del nostro Paese. Ma non abbiamo avuto responso positivo da parte del Governo spagnolo». «Sono aperto», ha ribadito, a qualsiasi processo di mediazione, e certamente «ora occorre mediazione». «Speriamo che non vi siano provocazioni». Ma, Puigdemont conferma, mediazione si, ma in ogni caso «le autorità catalane dovranno attuare i risultati del referendum». E poi la promessa: «Realizzeremo il nostro sogno».

Mediazione che sembra lontana da venire, anche se i volonterosi non sembrano mancare, a partire dal Sindaco di Barcellona, Ada Colau, che per oggi ha convocato i consoli dei Paesi dell’Unione europea, per ragionare su quanto la UE potrà fare per aprire un canale di dialogo. Podemos, con il suo leader Pablo Iglesias nelle ore immediatamente precedenti all’intervento di Puigdemont, aveva proposto al premier Rajoy e a Puigdemont di accordarsi su una squadra di mediatori che godessero della fiducia di entrambi, in modo da intavolare un dialogo per sbloccare la situazione. Rajoy ha prontamente respinto la proposta perché, ha detto, ritiene di non potere parlare con chi ha posto un «ricatto così brutale allo Stato», che Puigdemont rinunci alla dichiarazione unilaterale di indipendenza, perché «non è negoziabile», poi potrà partire un dialogo. Il solito muro contro muro insomma. Così Generalitat e Parlamento si preparano a dichiarare l’indipendenza e Rajoy a invocare l’articolo 155 della Costituzione che revoca l’autonomia catalana.

Nel primo pomeriggio di ieri si è udito ‘rumore di sciabole’.
Il Ministero della Difesa spagnolo ha ordinato l’invio in Catalogna di unità dell’Esercito. La prima informativa in materia è stata diffusa da ‘El Confidencial. Ufficialmente l’invio dell’Esercito è stato motivato dalla necessità di fornire supporto logistico alla Guardia Civil e alla Polizia nazionale, le autorità militari parlano di spostamenti di routine con il compito di rinforzare i servizi di mensa, lavanderia e igiene per gli agenti impegnati a Barcellona e in altre località, in ragione dei problemi di alloggio per gli uomini impegnati ad assicurare l’ordine pubblico. Due convogli composti ciascuno da 20 automezzi sono partiti da Saragozza. Tra le unità dell’Esercito inviate in Catalogna compare il Gruppo di Supporto Logistico 41, con sede nella Base San Jorge della capitale aragonese. L’unità era già in pre-allerta da una settimana, un protocollo che implica che gli uomini debbano essere pronti per attivarsi in poche ore. Il trasferimento è avvenuto, sottolinea ‘El Confidencial’, martedì, e deciso lunedì sera quando le autorità militari sono state informate che di lì a poche ore il Re avrebbe parlato alla Nazione. Il Gruppo di Supporto Logistico 41 è costituito dal personale di comando e dalle unità di fornitura, manutenzione, trasporto, comando e personale, nonché l’unità dei servizi e dei laboratori. Agendo come unità logistica di spedizione, hanno la capacità di «proiettare in un qualsiasi luogo del mondo, in un breve lasso di tempo, personale e mezzi prima di una possibile contingenza e di rispondere immediatamente e con l’efficienza totale in cui sono necessari servizi logistici». Il Gruppo ha partecipato a missioni in Bosnia, Kosovo, Iraq, Libano e Afghanistan.

Contestualmente, sempre il ‘El Confidencial’, evidenzia una notizia che in un altro momento sarebbe stata quasi insignificante. La Marina Navale Spagnola sta per spostare tre navi a Barcellona per partecipare al Salone Nautico Internazionale, una delle fiere del settore più importanti d’Europa. Una partecipazione, per altro abituale. Prossimo 10 ottobresi noti la dataarriveranno la fregata F-85Navarra’ e le fregateSegura M-31 eSellaM-32.. Fonti del Salone Nautico hanno dichiarato che la partecipazione di queste navi è una delle molte attività previste in fiera e che non hanno alcuna relazione con la situazione politica che si sta vivendo in Catalogna. Ma il quotidiano ricorda che negli ultimi quattro anni, la Marina ha partecipato al Salone solo con una ‘rappresentazione’ composta da due cacciatori, quest’anno invece partecipano addirittura con fregate (ovvero navi formalmente da guerra’).

Messaggi sublimali, ma anche non tanto; mosse e contro mosse di una partita a scacchi che vede giocatori muoversi più o meno a vista, e sicuramente non con la freddezza e lucidità di una partita dove in palio c’è l’unità del Paese non solo. Certamente non il modo migliore per abbassare la tensione in vista del 9 ottobre e dei giorni che verranno.

 

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