sabato, Dicembre 7

Catalogna: una svolta nello stallo? Con l’elezione di Torra a Presidente della Generalitat si apre un nuovo capitolo per la Catalogna. Ma basterà? Ne parliamo con Matteo Villa, ISPI

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La situazione in Catalogna sembra essersi sbloccata. Dopo una fase di sostanziale stallo che dura dal 21 dicembre scorso, il Parlamento della Generalitat ha finalmente trovato un nome da eleggere come Presidente. Il suo nome è Quim Torra, storico ed esponente di Optimum Cultural, una delle tante piattaforme culturali che hanno promosso il referendum indipendentista del 1 ottobre. Negli scorsi mesi, il fronte indipendentista ha provato a più riprese a proporre l’ex Presidente Carles Puigdemont, al momento in esilio in Germania, come candidato: si è tentato anche di modificare il regolamento del Parlamento per rendere possibile l’elezione di un Presidente a distanza, pendendo sulla testa di Puigdemont un mandato di cattura per i fatti occorsi nell’autunno passato. La difficoltà di trovare un sostituto – molti degli esponenti proposti erano in carcere – si è scontrata anche con la ferma volontà della CUP, il partito di estrema sinistra della coalizione indipendentista, che ha più volte espresso la propria intenzione di non votare nessun altro candidato che non fosse l’ex Presidente. La svolta in questi giorni: i quattro deputati della CUP hanno deciso di astenersi, permettendo, nella votazione odierna, a maggioranza relativa, a Quim Torra di diventare il nuovo Presidente della Generalitat. È il profilo ideale: è un fervente indipendentista, è stato suggerito dall’ex Presidente e non è un politico di professione, pronto a mettersi da parte nel caso in cui Puigdemont dovesse tornare eleggibile per la carica.

Come è pronta a cambiare la politica in Catalogna? Ne parliamo con Matteo Villa, analista ISPI.

Che cosa farà Quim Torra?

Quim Torra è molto vicino alle posizioni di Puigdemont, essendo stato da lui designato. Come sappiamo, l’ex Presidente è in auto-esilio in Germania, in attesa della sentenza per l’estradizione, ma da lontano riesce ancora a manovrare la politica catalana. Ha scelto una persona molto vicina a lui, Torra, che, parlando al Parlament, ha detto di voler proseguire la politica intrapresa dal suo predecessore e di considerare questa situazione come temporanea., propedeutica all’indipendenza. Rimane da capire come. Ha anche detto che il suo sarà un Governo breve, perché auspica un ritorno dell’ex Presidente. Dunque un governo temporaneo di continuità. È interessante notare come gli indipendentisti abbiano la maggioranza assoluta in Parlament, divisi fra Junts per Catalunya, Esquerra Republicana e Centro de Union Proletaria. Quim Torra avrà solo la maggioranza relativa, poiché la CUP si è astenuta dalla votazione. Si prepara già un Governo di minoranza, già di per sé instabile e in balia del Governo nazionale e delle decisioni giudiziarie. Inoltre, il sistema politico è stato compromesso dal fatto che l’attuale situazione viene giudicata come illegale e incostituzionale dalla metà delle forze politiche, mentre l’altra metà la giudica un primo passo per ottenere l’indipendenza.

Con questa nuova legislatura, si mira alla Repubblica o sono solo schermaglie per ottenere maggior autonomia?

Tutta questa battaglia si inscrive in un lungo processo di cambiamento della politica spagnola. A livello nazionale, il PPE è sempre più in caduta libera: ecco perché sta mostrando il suo volto più duro nei confronti degli indipendentisti. Andando a vedere i sondaggi, il partito di Rajoy è il terzo o quarto partito, con il 19%, mentre Ciudadanos è al 38%. Dal punto di vista del Presidente della Generalitat, c’è una sovrapposizione fra l’indipendenza e la ricerca di maggior autonomia: in questo contesto, mettendosi in continuità con Puigdemont, non può che dire di mirare all’indipendenza, per quanto improbabile sia. Ciò non significa che, continuando a reclamare la secessione, riesca a ottenere qualcosa. Quello dello scontro diretto è probabilmente il modo peggiore per riuscire a strappare qualche concessione al PPE, che, essendo in caduta libera, non vuole andare a trattare in Catalogna. Se ci fossero altre personalità all’interno del Parlament (non solo il Presidente), allora la trattativa sarebbe più facile. Si può invece pronosticare un altro periodo di stallo: al momento una trattativa non sembra possibile.

I sondaggi registrano un aumento delle preferenze per il fronte indipendentista. Come si spiega?

L’aumento delle preferenze per gli indipendentisti dipende da piccole fluttuazioni. A ben vedere, la Catalogna è spaccata al 50% da più di dieci anni. L’aumento dei consensi – temporaneo, a parer mio – è interpretabile da quella che è stata percepita come una repressione da parte del Governo spagnolo. Al momento rimane la situazione di stallo: finché rimarrà anche una piccola maggioranza di indipendentisti, il cui obiettivo dichiarato è quello di un’indipendenza a breve termine e non un percorso costituzionale, allora lo stallo si protrarrà anche più a lungo. È difficile spiegare i flussi dei sondaggi, perché la situazione rimane quella di una società spaccata a metà.

E le opposizioni come si comporteranno?

Nel contesto di uno stallo, anche l’opposizione manterrà la linea dura. Da parte di Ciudadanos, partito leader del fronte unionista, c’è stato un tentativo di mediazione fra gli schieramenti più estremi, specialmente all’inizio. Tuttavia, al momento anche questo tentativo è fallito. Ines Arrimadas, portavoce dei Ciudadanos al Parlament, oggi ha fatto un discorso piuttosto duro, dicendo che finché Puigdemont non si farà da parte, non ci sarà possibilità di trattare. In realtà, il nuovo Presidente, eletto con una maggioranza relativa, dovrà comunque, in qualche modo, affrontare la questione del dialogo con l’opposizione. L’elezione di un nuovo Presidentre muove un po’ le acque, ma è molto difficile che nei prossimi mesi si trovi una situazione bipartisan per andare oltre la crisi. Per ora il fronte è nettamente spaccato e i tentativi di ricomposizione si scontrano con il fatto che la leadership rimanga fortemente pro indipendenza. La questione dell’indipendentismo rapido non può che essere un fattore di scontro per entrambe le fazioni. Finché i leader saranno persone poco inclini al dialogo, è difficile che ci sia spazio per una trattativa. È interessante notare come non lo stallo non abbia ancora avuto ripercussioni economiche, specialmente a Barcellona. Se la crisi politica si fosse ripercossa sull’economia, probabilmente la situazione si sarebbe potuta sbloccare. È vero che la sede legale di molte aziende è stata spostata dalla Catalogna, ma le attività produttive sono rimaste: forse è il segnale che nessuno fra gli uomini d’affari crede ad una indipendenza rapida.

Come si potrà sbloccare la crisi a livello nazionale?

Il PPE è in caduta libera e probabilmente qualsiasi mossa che scelga di fare gli si ritorce contro. Rajoy prova a utilizzare la questione catalana per fini elettorali, ma senza successo; Ciudadanos viene percepita come la possibilità di uscire dalla crisi, peerché andarebbe a sostituire il partito accusato di essere franchista. Con Ciudadanos e Podemos cadrebbe la scusa di non poter trattare: il PPE viene percepito come problema e non come soluzione.

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