venerdì, Febbraio 21

Catalogna: ultimatum scaduto, adesso articolo155 Intervista con Roberto Virzo, docente di diritto internazionale dell’Università del Sannio e Luiss

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Allo scadere dell’ultimatum di oggi, alle ore 10:00, il Presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, non ha dato una risposta soddisfacente al Governo spagnolo, il quale, a sua volta, ha risposto con l’annuncio dell’applicazione dell’articolo 155, previsto dalla Costituzione spagnola del 1978, che formalmente sarà deciso sabato, nel contesto della riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri, durante la quale il Governo appronterà le misure da consegnare al Senato per l’approvazione. Secondo i media spagnoli, il Senato potrebbe approvare il pacchetto di provvedimenti entro il 27 ottobre.

La risposta di Puigdemont all’ultimatum di questa mattina è pervenuta sotto forma di comunicato scritto, in cui il leader ha sollecitato, per l’ennesima volta, il premier spagnolo, Mariano Rajoy, al dialogo.
Il documento, inviato dalla controparte catalana, ha esordito con un paragone quasi curioso. Puigdmeont ha, infatti, paragonato il processo di secessione catalana alla recente Brexit, sottolinenando che la percentuale ottenuta nel 1-O è maggiore rispetto a quella ottenuta dagli inglesi.

In data 10 ottobre, prosegue Puigdemont,  il Parlamento catalano ha indetto una sessione per dichiarare il risultato positivo del referendum, mantenendo, però, in sospeso gli effetti previsti dal mandato popolare. Secondo quanto scritto nel documento di questa mattina, tale sospensione è stata fatta per raggiungere un dialogo con le Autorità centrali, un elemento che, secondo Puigdemont, ad oggi è completamente assente. Nel documento inviato, il Presidente catalano accusa inoltre Rajoy di non aver dato peso alla richiesta di cessare la repressione, sostenendo invece un suo crescente aumento, il cui apice è stato l’arresto di Jordi Cuixart e Jordi Sánchez, i presidenti rispettivamente di Omnium Cultural e dell’Assemblea nazionale Catalana. Conclude Puigdemont scrivendo che, se il Governo centrale continuerà a impedire il dialogo e a procedere con misure repressive, il Parlamento catalano procederà a sua volta, qualora lo riterrà opportuno, con la votazione relativa alla dichiarazione formale dell’indipendenza.

La Generalitat non ha, quindi, dato una risposta effettiva all’ultimatum di Rajoy, il quale chiedeva di informare in maniera chiara e precisa se vi fosse alcuna autorità catalana che avesse in qualche modo proceduto nel dichiarare l’indipendenza. La Generalitat si è , praticamente, astenuta, e ha passato di nuovo la palla al Governo centrale, il quale questa volta pare che non si sia tirato indietro. Infatti, alla minaccia di Puigdemont di votare formalmente l’indipendenza in Parlamento, il Governo Centrale ha risposto a tono, assicurando che l’Esecutivo Centrale continuerà attenendosi ai termini previsti dall’art. 155 della Costituzione spagnola, in modo da poter rinstaurare la legalità nell’autogoverno catalano. La risposta di Madrid è giunta, anch’essa, tramite comunicato scritto. Nel documento divulgato questa mattina, infatti, presa nota della risposta negativa, o quanto meno assente, del Presidente Puigdemont all’ultimatum, il Governo Centrale ha annunciato la sua intenzione nel procedere con l’attuazione dell’art. 155 ( il Governo non ha mai dovuto far riscorso all’art.155 nel corso di tutta la storia democratica spagnola) con l’obiettivo di ristabilire l’ordine e la legalità in Catalogna.

Conclude, infine, il comunicato del Governo di Madrid, asserendo che saranno utilizzati tutti i mezzi a disposizione necessari per ritornare alla legalità, all’ordine costituzionale, al fine di recuperare quella convivenza pacifica perduta.

La Generalitat da un lato, e il Governo Centrale dall’altro, sembrano, quindi, decisi a mantenere ognuno la propria posizione, senza cedere alcun centimetro. In un contesto socio politico dove costruire dei muri e mostrare intransigenza rappresentano l’opzione forse meno adatta in vista di una risoluzione pacifica, le scelte prese dai due fronti non promettono niente di buono. Sembra, infatti, impossibile a questo punto un dialogo tra i due, come d’altronde un compromesso rappresenta un’ipotesi davvero lontana.

Il prossimo appuntamento importante per la questione catalana è sabato, quando si terrà la riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri per approntare le misure da proporre all’approvazione del Senato (dove il partito di Rajoy, il PP, ha la maggioranza assoluta).

A questo punto, individuare quale possa essere il futuro del Paese e della regione autonoma sembra essere un compito davvero arduo. Abbiamo chiesto quale possa essere il futuro politico e sociale della Catalogna, visti gli ultimi avvenimenti, a esperti costituzionalisti e politologi spagnoli, molti dei quali hanno preferito non esporsi in merito al tema, vista la sua ‘estrema sensibilità’.
Abbiamo intervistato Roberto Virzo, professore associato di diritto internazionale nell’Università del Sannio e presso la LUISS, per analizzare gli ultimi avvenimenti politici verificatesi oggi in Catalogna.

L’ultimatum è scaduto e sabato ci sarà una riunione straordinaria in vista dell’applicazione dell’art.155. Che cosa succederà adesso in Spagna e in Catalogna?

Nella lettera inviata a Rajoy, Puigdemenont preannuncia che se il Governo centrale applicherà l’art. 155 della Costituzione, il Parlamento della Catalogna valuterà se dichiarare anche formalmente l’indipendenza dalla Spagna. La secessione non potrà tuttavia conseguire da una tale dichiarazione. Infatti, la Catalogna sarà un nuovo Stato solo se sussisteranno i requisiti dell’indipendenza – vale a dire che il suo ordinamento non sarà subordinato a quello della Spagna – e dell’effettivo esercizio della sovranità sul suo territorio e sulla sua popolazione. Tuttavia, con riferimento a quest’ultima, stante l’affluenza al referendum del 1° ottobre e le manifestazioni degli ‘unionisti‘, non può dirsi con certezza che la volontà della maggioranza dei catalani sia favorevole alla proclamazione di un nuovo Stato.

Secondo quanto si ipotizzava, si potrebbe applicare l’art.155 della Costituzione? Cosa prevede?

In base all’art. 155 della Costituzione spagnola, il Governo, su autorizzazione della maggioranza assoluta del Senato, può adottare le ‘misure necessarie’ ad evitare che una Comunità Autonoma (come appunto la Catalogna) pregiudichi gli interessi generali della Spagna. Deve ricordarsi che l’art. 2 della stessa Costituzione afferma l’indissolubile unità dello Stato spagnolo. Nel comunicato odierno del Governo si sottolinea che l’eventuale applicazione dell’art. 155 sarà inoltre finalizzata a restaurare la legalità costituzionale, a favorire la convivenza pacifica dei cittadini spagnoli, nonché a porre termine all’incertezza giuridica e all’instabilità economica provocate dalla crisi. Ovviamente, se si ricorre all’art. 155, le ‘misure necessarie’ devono essere prese alla luce dei valori su cui si fonda uno Stato di diritto e del principio di proporzionalità, si potrebbe, ad esempio, ipotizzare il commissariamento del Governo catalano e, in caso, lo scioglimento del Parlamento locale con la conseguente indizione di nuove elezioni.

Quali potrebbero essere gli scenari futuri in tal caso?

Nel comunicato diffuso oggi, il Governo di Rajoy paventa anche misure coercitive nei confronti dei responsabili della Generalitat, che non intenderanno conformarsi alle misure adottate  da Madrid. Si tratta di un’opzione da scongiurare, perché rischierebbe di inasprire la crisi. D’altro canto è opportuno che la Generalitat valuti bene tutte le conseguenze di un’eventuale proclamazione formale di indipendenza.

 

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