sabato, Agosto 8

Catalogna, tra sciopero e dialogo Strage di Las Vegas, Trump: 'Parleremo di legge sulle armi col passare del tempo'. Brexit, Ue: 'Progressi insufficienti'

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Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza in tutta la Catalogna per protestare contro le violenze della polizia spagnola di domenica scorsa contro i seggi del referendum. Manifestazioni hanno bloccato il traffico in diverse strade principali del Paese.

Intanto, in attesa del discorso alle 21 del Re Felipe di Spagna, il presidente catalano Carles Puigdemont ha convocato una riunione straordinaria del governo per decidere la strategia del ‘dopo’. La proclamazione dell’indipendenza in teoria sarebbe il prossimo passo, ma secondo molti sarebbe una vera e propria dichiarazione di guerra a Madrid e alla UE. Puigdemont ha detto che è «il momento di una mediazione internazionale» con Madrid e ha chiesto all’Europa di «smettere di guardare dall’altra parte». Poi ha ribadito: «Oggi non dichiaro l’indipendenza, chiedo una mediazione: si deve creare un clima di distensione che la favorisca». Quindi la dichiarazione d’indipendenza al momento è rimandata. Puigdemont spinge non per una frattura traumatica con la Spagna ma piuttosto per una separazione concordata.

Il governo di Madrid intanto avverte: «Useremo la forza della legge». Il premier Rajoy ha visto i leader dei due grandi partiti ‘unionisti’ che lo hanno appoggiato sulla linea dura, il socialista Pedro Sanchez e Albert Rivera di Ciudadanos. Sanchez ha chiesto un dialogo immediato, Rivera un pugno di ferro con Puigdemont per impedire la dichiarazione di indipendenza.

Negli Usa è di nuovo polemica dopo i fatti di Las Vegas. Si è trattato della sparatoria più sanguinosa della storia moderna d’America e nel mirino ritorna di nuovo la diffusione delle armi da fuoco. Il presidente Donald Trump ha parlato del killer come di una ‘persona malata’, facendo cadere le notizie di una sua possibile affiliazione all’Isis, poi ha chiuso ogni discorso affermando: «Parleremo di legge sulle armi col passare del tempo». L’Fbi ha confermato che finora non è emerso nessun legame con il terrorismo e con organizzazioni terroristiche internazionali. Si tratterebbe dunque di un lupo solitario, il cui movente resta ancora tutto da decifrare.

Nel frattempo l’amministrazione Trump ha espulso dagli Stati Uniti 15 diplomatici cubani, come rappresaglia per i 22 americani vittime dei misteriosi attacchi acustici a L’Avana.

Passiamo alla Siria, perché raid russi, secondo il portavoce del ministero della Difesa, Igor Konashenkov, hanno ucciso 304 terroristi dell’Isis sulla riva orientale dell’Eufrate, negli ultimi due giorni. «Le perdite confermate tra i terroristi in quest’area sono 304 uccisi e oltre 170 feriti. Sette comandanti di campo di diverso livello sono stati ammazzati, incluso Abu Islyam al-Kazaki, originario del Kazakistan, che coordinava l’operazione delle forze di assalto dell’Isis nella valle dell’Eufrate», ha detto il portavoce.

Progressi insufficienti. Per questo motivo il parlamento europeo ha dato il suo voto negativo all’andamento dei negoziati sulla Brexit. «Non abbiamo ancora fatto il progresso richiesto», ha detto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker in plenaria al Parlamento europeo. «Restano divergenze serie, in particolare per quanto riguarda il regolamento finanziario: non accetteremo di pagare in 27 ciò che è stato deciso a 28», ha chiarito il negoziatore capo della Commissione europea Michel Barnier, «Ancora non c’è accordo sui punti chiave non abbiamo raggiunto progressi sufficienti per iniziare una nuova fase di negoziati».

Andiamo in Turchia, dove continuano gli arresti per sospetti legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen. A Istanbul, la procura ha emesso 112 mandati di cattura contro dipendenti tuttora in servizio o già epurati del Comune, accusati di aver scaricato ByLock, l’app di messaggistica che per gli investigatori veniva impiegata dai ‘gulenisti’ per scambiarsi informazioni criptate. La procura di Ankara ha invece emesso 142 mandati di cattura per dipendenti dei ministeri dell’Educazione e dello Sport.

Nel frattempo è tornato a tuonare contro il Kurdistan il presidente Recep Erdogan. Se Erbil non farà un passo indietro dopo l’approvazione del referendum consultivo sull’indipendenza da Baghdad, ANkara è pronta a nuove sanzioni: «Per il momento stiamo mantenendo qualche embargo, ma se non rinsaviranno, (le sanzioni) continueranno ad aumentare», ha detto il leader turco. Il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, ha inoltre ribadito che per Ankara «non è ancora troppo tardi perché l’amministrazione di Barzani faccia un passo indietro».

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