martedì, Ottobre 27

Catalogna: Torra interdetto; la Repubblica catalana indipendente non arretra Nuovo colpo di scena nella vicenda dell’indipendenza catalana: il Presidente della Generalitat è stato interdetto dai pubblici uffici per uno striscione di sostegno ai leader indipendentisti catalani

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La Catalogna da ieri torna protagonista nelle cronache europee. La vicenda è sempre quella dell’autonomia

La Corte Suprema spagnola ha ratificato l’interdizione dai pubblici uffici per un anno e mezzo del Presidente della Comunità autonomadella Catalogna, Quim Torra, e una multa di 30 mila euro, ritenuto colpevole di disobbedienza nei confronti della commissione elettorale centrale che gli aveva ordinato di ritirare dalla sede della Generalitat uno striscione di sostegno ai leader indipendentisti catalani in carcere che recitava ‘Llibertat presos polítics’.
L’inabilitazione era stata decisa in primo grado dal Tribunale Superiore di Giustizia catalano, il massimo organo giuridico della regione; Torra aveva presentato ricorso alla Corte Suporema, e appunto ieri è arrivato il verdetto. Torra, secondo la Corte, ha violato il principio di neutralità durante la campagna per le elezioni catalane del dicembre 2017.

L’interdizione ha effetto immediato e gli impedisce di esercitare qualsiasi carica elettiva, non solo quella della presidenza del governo della Catalogna, a livello locale, statale ed europeo.

Torra, al termine di un incontro urgente con il suo Governo, ha denunciato il verdetto come un «per un colpo ordito dallo Stato spagnolo», un ‘colpo di stato ideato dai poteri dello Stato’, e dichiarando che non accetta l’interdizione ha detto che porterà il suo caso davanti alla Giustizia europea.

Tra qualche mese, tra gennaio e febbraio, la Catalogna dovrà ritornare a votare, secondo Torra, quelle elezioni dovranno «essere un plebiscito, un nuovo mandato per confermare il referendum» indipendentista del 2017, rinnovando così l’appello a continuare nel cammino indipendentista catalano.

«Siamo un Paese che non si arrende, che ne ha viste di tutti i colori e continua ad andare avanti», dice in una nota distribuita dalla delegazione della Generalitat catalana in Italia. Torra aggiunge «Oggi sono i tribunali, con la firma del Re di Spagna e del Governo spagnolo, coloro che tornano a interrompere il funzionamento delle istituzioni catalane e ci portano, in piena pandemia, a una situazione precaria che questo Paese non merita»

«Un giudice ha deciso che non posso più essere Presidente della Catalogna. L’unica maniera di avanzare è la rottura democratica, pacifica e disobbediente» e così «lasciarsi alle spalle il regime del ’78»

«Sicuramente ho commesso errori”, continua, “li accetto e sono lezioni imparate. Non ho potuto avanzare di piu’ verso la Repubblica catalana indipendente ed ero pronto ad assumermi tutte le conseguenze. Continuerò a lavorare senza sosta per la libertà della Catalogna da qualsiasi posizione».

Torra, fa notare ancora la delegazione della generalitat, «è una prova evidente che lo Stato spagnolo non intende abbandonare la via giudiziaria nell’affrontare la questione dell’autonomia della Catalogna che invece è puramente politica».

Nel corso dell’ultima riunione con i membri del suo Governo, che comunque resteranno in carica, ha pregato i ‘consellers’ di dedicare le loro 24 ore alla lotta al coronavirus, priorità assoluta per la popolazione.

Ora la Catalogna si appresta a una campagna elettorale che potrebbe esserebollentein pieno Covid-19. Madrid sembra rendersi conto della pericolosità del momento e della situazione, tanto che già nei giorni scorsi il Ministero dell’Interno aveva mandato più di 200 poliziotti antisommossa della Polizia Nazionale in Catalogna per controllare «i prevedibili disordini pubblici» legati alla prevedibile decisione della Corte Suprema, oltre che alla Diada dello scorso 11 settembre. Ieri, in effetti, ci sono state le prime manifestazioni, per il momento solo l’ala più radicale dell’indipendentismo è scesa in piazza.«Gridando ‘indipendenza’ e ‘non un passo indietro’, più di mille persone hanno attraversato il centro della città fino a raggiungere il Parlamento, dove hanno lanciato mattoni e recinzioni contro i Mossos d’Esquadra», recitano le cronache di ‘El Confidencial’. E molto probabile che durante i lunghi mesi da qui alle elezioni le piazze si riempiano non solo di radicali.

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