sabato, Dicembre 7

Catalogna: si scrive Tsunami Democràtic, si legge Carles Puigdemont Ecco chi c’è dietro alla piattaforma dell’ottobre di fuoco della Catalogna, gli uomini, le forze politiche, i cervelli di una infrastruttura tecnologica degna dell’inteligence di uno Stato

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A una settimana esatta dalla sentenza contro i leaders indipendentisti che ha incendiato la Catalogna, l’ultima notte è stata relativamente calma, le cronache registrano manifestazioni sostanzialmente pacifiche. Quasi cheper il momento, la scommessa del premier Pedro Sánchez di lasciare che il fuoco catalano consumi tutta la legna a disposizione e si spenga per esaurimento di combustibile si possa dire vinta. Per il momento, perché in pochi credono che la crisi sia finita… Ieri, per altro Sánchez è voltato per poche ore a Barcellona per far visita ai poliziotti feriti e ha ignorato il Presidente della Generalitat, Quim TorraLa linea di Sánchez è chiara: non ci sarà dialogo fin tanto che non ci sarà condanna inequivocabile di tutte le violenze da parte dei vertici istituzionali catalani. E qui sta il problema, perché i vertici della Generalitat, a partire da Torra, così come tutti i partiti indipendentisti, sono zoppicanti: condannano, ma nello stesso tempo esitanorespingono le accuse di violenza al movimento secessionista, ribaltano le accuse su fantomatici ‘infiltrati’, su ‘altri’, lavorano di ‘distinguo’, insomma, balbettano e zoppicano. La confusione mentale, la mancanza di una strategia vera regnanoda Barcellona a MadridMadrid che a sua volta, a parte ripetere stancamente come un disco rotto le condanne alle violenze, non sembra avere idea di che fare, anche perché a poche settimane dal voto questa ennesima crisi catalana rischia di sconvolgere ulteriormente un esito che già non era scontato.
Che quella che si sta vivendo sia solo una ‘pausa’ e non la fine della crisi di ottobre lo sostengono in molti, e lo lasciano intuire una serie di segnali che vanno dalla confusa idea della sinistra antagonista di CUP (Candidatura d’Unitat Populardi creare un ‘tavolo internazionale’ basato su una mobilitazione permanente con l’obiettivo di raggiungere ‘autodeterminazione, amnistia e libertà’, alla, per ora aleatoria, idea attribuita all’ex Presidente della Generalitat Artur Mas e al JxCAT (Junts per Catalunya) di candidare Pepe Gaurdiola ai vertici della Generalitat come nuovo paladino dell’indipendenza catalana –in considerazione del suo ruolo nelle manifestazioni del 14 ottobre-, fino ai messaggi che girerebbero sui social che avvisano i manifestanti di tenersi pronti per prossime mobilitazioni, a partire dalla manifestazione che sarebbe in programma a Barcellona il 26 ottobreorganizzata dalla stessa piattaforma che ha organizzato le manifestazioni della scorsa settimana, Tsunami Democràtic.

In tutto questosullo sfondo ma elemento centrale della scenografiaCarles Puigdemont, l’uomo dei fatti del 2017, l’allora Presidente della Generalitat che dichiarò l’indipendenza e poi fuggì in Belgio. Puigdemont sarebbe al centro delle attenzioni dei servizi segreti spagnoli, in quanto starebbe dietro a Tsunami Democràtic, la piattaforma web, rigorosamente anonima, che ha organizzato la mobilitazione, poi esplosa in violenza, della scorsa settimana, a partire dall’assedio all’aeroporto di El Prat di lunedì 14 ottobre.

Questa sarebbe la convinzione dei servizi, secondo quanto emerso nei giorni scorsi. L’intelligence avrebbe informazioni secondo le quali Puigdemont e il leader di CUP David Fernández sarebbero dietro a quello che è stato definito come il nuovo marchio dell’indipendenza catalana, appunto la piattaforma clandestina Tsunami DemocràticUna piattaforma che lunedì scorso ha promesso di essere una «risposta organizzata» che «mira a generare una crisi generalizzata nel Stato spagnolo che continuerà nel tempo». E già tre giorni dopo lo scoppio delle manifestazioni, il premier Sánchez affermava che da settimane i servizi erano al lavoro per individuare chi ci fosse dietroassicurando «iniziamo a sapere esattamente chi c’è dietro questa piattaforma».

Si sostiene che Tsunami Democràtic sia esattamente quello che Puigdemont sognava da mesi, e che già l’anno scorso aveva testato attraverso altre iniziative -quale Crida Nacional per la República Consell per la República– che non si erano rivelate poi riuscite.

David Fernández, con esperienze nel cooperativismo e nella finanza alternativa, formatosi all’interno dei movimenti anti-sistema, secondo le forze di sicurezza, oggi sarebbe all’interno del nucleo di gestione delle proteste di strada, forte anche del ruolo decisivo che avrebbe avuto nel 2017 nella ‘pacificazione’ dei gruppi pro-indipendenza più radicali, fatto fondamentale affinché l’allora Governo catalano di Puigdemont potesse espandere la base sociale del processo indipendentista e colpire positivamente l’opinione pubblica internazionale, convincendola che si trattava di un processo democratico, pacifico.

Il primo ad aver messo messo insieme le parole ‘tsunami’ e ‘democratico’, ricostruiscono i media spagnoli, è stato l’ex Presidente di Culturalmnium Cultural (Òmnium Cultural)Jordi Cuixart, (uno dei due famosi Jordi dell’indipendenza), termine subito ripreso da Fernández, amico di Cuixart, sui social networkFernandez che già nel gennaio 2014 in un tweet affermava «Come fermare uno tsunami?».
Inome della piattaforma, dunque, richiama quella che è stata definita come la ‘figura totemica’ di Cuixart, la sua condanna a nove anni di carcere per sedizione, ed esprime il collegamento della protesta con i politici indipendentisti incarcerati e il sostegno di Esquerra Republicana de Catalunya –molto vicina a Culturalmnium Cultural.
Puigdemont e Fernández per lanciare Tsunami Democràtic avrebbero usato le stesse reti fiduciarie semi-clandestine usate da Assemblea Nacional Catalana (ANC) -organizzazione guidata dall’altro Jordi indipendentista, Jordi Sànchez, molto vicino a Cuixart– nei preparativi del referendum sull’indipendenza tenutosi il 1° ottobre 2017Una rete in parte informale e in parte identificabile nei Comités de Defensa de la República (CDR), nati nel 2017 proprio per favorire l’organizzazione del referendum prima e poi per la dichiarazione dell’indipendenza. Secondo fonti dei servizi citate da ‘El Confidencial Digitalinfatti, sarebbero i Comités de Defensa de la República (CDR) quelli che, secondo l’intelligence spagnola, agiscono, «Tsunami assume la paternità, ma sono i CDR che muovono i fili», «Tsunami sostituisce i CDR», avrebbero dichiarato uomini dei servizi di Barcellona coinvolti nell’indagine.

Tsunami Democrátic, dunque, secondo la ricostruzione di quanto i servizi segreti spagnoli hanno inteso far filtrare nei giorni scorsi, sfrutta la vasta rete sul territorio dei due Jordi, quella di ANC e quella di Òmnium Cultural -rete che è stata essenziale per l’organizzazione del referendum 2017-, tanto che secondo alcune fonti i coordinatori municipali in diverse parti della Catalogna di JxCat, ERC, CUP , Assemblea Nazionale Catalana e Omnium Cultural non solo hanno dato la loro benedizione, ma sarebbero attivi organizzatori, e non si esclude che effettivamente i coordinatori in rete delle proteste non si conoscano -così nel caso qualcuno venga individuato non c’è il rischio che faccia scoprire il resto della rete.
E oltre la risorsa umanail know-how tecnologicolo stesso delle due organizzazioni, Òmnium e ANC. Il sito web della piattaforma usa i servizi della società Njalladi proprietà di un hacker svedese, Peter Sunde, fondatore della piattaforma The Pirate Bay -chi ha provato seguirne le tracce si è fermato a uno studio legale dell’isola Nieves, nei Caraibi, specializzato nella creazione di strutture offshore.
Sunde aveva già sostenuto gli indipendentisti nel 2017 per la riattivazione delle pagine del censimento del referendum, chiuse per ordine del sistema giudiziario spagnolo, e per la diffusione di siti propagandistici, e poi ha nuovamente supportato Puigdemont per la realizzazione di pagine propagandistiche durante il suo esilio in BelgioTsunami Democràtic risponde, secondo le informazioni dell’intelligence spagnala, allo stesso modello tecnologico di tutte queste iniziative.
La piattaforma ha iniziato muoversi in rete il 1° settembre, dopo che il dominio è stato registrato il 23 luglio -ma il lavoro di allestimento dell’infrastruttura teconologica tutte le fonti concordano essere stato in atto da molti mesi-, e il 2 settembre già i big dell’independencia catalana lo promuovevano dai loro profili Twitter ecc… -a partire da Puigdemont, che scriveva su Twitter: «Cal recuperar la iniciativa, i en tots els àmbits. Aquesta és una bona manera, intel·ligent. El compromís amb la no violència ens fa més forts, que ningú en tingui cap dubte. I sí, ara comença el temps de la represa. https://twitter.com/tsunami_dem/status/1168421485284925440»ma solo lunedì 14 ottobre ha avuto il suo vero battesimo del fuoco riuscendo a portare all’aeroporto di El Prat migliaia di persone (si parla di 5mila) e bloccare oltre 100 voli.
Azione annunciata fin da fine mattinata, attentamente programmata secondo gli schemi delle manifestazioni di Hong Kong, e campeggiata sul terreno dai vertici di CUP, primo tra tutti, il portavoce di CUP, Carles Riera, che in luglio aveva rilasciato una interessante intervista a ‘Europa Press che, vista con il senno del poi, avrebbe dovuto far presagire questo tipo di mobilitazione con questo tipo di organizzazione, il 20 luglio Riera parlava, infatti, di una situazione, quella in vista della sentenza dello scorso lunedì, che avrebbe richiesto «un’esacerbazione, un’escalation del conflitto», uno «sciopero generale continuo».

Altresì, il 31 agostoun giorno prima del lancio di Tsunami Democràtic, in Svizzera c’è stato un incontro dello stesso Puigdemont con Quim TorraMarta Rovira (numero due del CER che fugge in Svizzera) e Anna Gabriel (ex deputato della CUP in fuga in Svizzera), e altri rappresentanti CUP e ANCRovira dopo l’incontro aveva dichiarato che avevano accettato di dare il loro pieno sostegno a un’iniziativa chiamata Tsunamic Democràtic, che sosteneva un mobilitazione di cittadini non violenti in risposta alla sentenza dell’alta corte prossima ad essere pubblicata. Il che significa di fatto che un pezzo di vertice della Generalitat è coinvolta in Tsunami Democràticfatto che spiega la reticenza di Torra nel condannare le violenze della scorsa settimana in quei termini perentori e inequivocabili che esige Sánchez. Altra conferma del coinvolgimento degli ex del referendum del 2017 viene da ‘Eldiario.es’il quale sostiene che la piattaforma è un’iniziativa di una dozzina di persone legate agli ambienti di sinistra delle forze politiche dell’indipendenza e ai movimenti socialiquelle che avevano lavorato al referendum del 1 ° ottobre 2017.

Non mancano poi speculazioni -difficile capire se solo tali o sospetti fatti trapelare dai servizi spagnoli- di un coinvolgimento di Guardiolaquasi come una sorta di portavoce, individuato tale dall’analisi delle dichiarazioni che lunedì 14 ottobre ha rilasciato su ‘BBC’ e ‘AFP, in perfetto orario con l’avvio delle manifestazioni lanciato dai diversi social usati da Tsunami «La lotta non violenta non si fermerà fino alla fine della repressione e il diritto all’autodeterminazione verrà rispettato come è stato fatto in Quebec o in Scozia», tra le altre, precisando che il movimento è «trasversale, di base, inclusivo e con una lunga storia basata sulla volontà di autogoverno dei catalani», non è, aggiunge, «xenofobo né egoista». La tecnologia che esprime la piattaforma Tsunami è uno degli elementi che più depone a favore di una struttura decisamente importante che sta alle spalle.

La piattaforma è collegata aprincipali social (Telegram, il principale, a seguire, poi, Twitter e Instagram, in ultimo Facebook dove vi è un gruppo ad accesso limitato), sui quali avviene tutto il lavoro di organizzazione delle manifestazioni –in più un indirizzo email su protonmail, servizio di posta elettronica crittografato che garantisce la massima sicurezza nelle comunicazioni– e ha una propria app, una applicazione mobile ad accesso limitato che può essere scaricata solo se qualcuno che lo possiede in precedenza fornisce un codice QR misura che mira a prevenire le infiltrazioni.. Questa applicazione è progettata con RetroShare, un software gratuito che fornisce comunicazioni di rete crittografate P2P (utente-utente), quindi non ha bisogno di server per il suo funzionamento e consente la condivisione di tutti i tipi di informazioni tra i suoi utenti. Per la crittografia è utilizzato il sistema GPG gratuito (GNU Privacy Guard), uno dei migliori in rete, ed è stato utilizzato negli ultimi anni da gruppi violenti e persino gruppi terroristici, spiega ‘Libertad Digital che ha fatto una analisi tecnica.

Le spiegazioni che vengono dai tecnici informatici fanno pensare a una struttura molto simile a quella di un servizio di sicurezza di uno Stato. Nessuno degli sviluppatori conosce tutte le informazioni, che sono distribuite tra persone diverse. L’APP utilizza il decentramento, la crittografia e la verticalità nello sviluppo di strategie che verranno successivamente socializzate. Il download non viene effettuato né dall’App Store né dal Play Store per evitare la censura, come è avvenuto a Hong Kong. Viene eseguito da Cloudfare, un servizio antiDDOS. Questa è un’applicazione che utilizza l’architettura informatica per decentralizzare e rendere anonima la diffusione delle informazioniL’applicazione ottiene i dati sulla posizione delle persone che accedono all’app, quindi le chiamate vengono effettuate sapendo sempre dove si trovano le persone.

Il trasferimento di questi dati conferisce grande potenza all’app. Ad esempio, lo Tsunami Democràtic può vedere quante persone si trovano in un’area in un determinato momento e trarne vantaggio per inviare la notifica esclusivamente a quelle persone. Inoltre, la possibilità di effettuare più chiamate, a seconda delle risorse dell’organizzazione, rende molto difficile annullarle.

Gli esperti parlano di un effetto ‘Black Mirror’, come la serie Netflix: nessuno sa chi sia lo Tsunami Democràtic, quindi un’entità sconosciuta ha ottenuto i dati di migliaia di persone in Catalogna, che, senza sapere seguono le indicazioni di un’entità segreta. Infatti, i leader del piattaforma al momento non appaiono in Tsunami, non ci mettono la faccia, «ma gli ordini che danno arrivano fino all’ultima curva della Catalogna», e gli aderenti alla rete obbediscono. Nessun organigramma -almeno nessun organigramma noto, dicono che ‘i nomi non sono importanti’- e organizzazione fino al maniacale.

Prima che la sentenza fosse pubblicata, lunedì 14 ottobre, la piattaforma aveva 100.000 abbonati al canale Telegram, il giorno dopo, il 15 ottobre, erano diventati oltre 200.000.

Insomma, risorse umane in vari settori della società civile e del mondo politico ottimamente collocate, di qualità e alcuni dei quali -i pochissimi che servono- con un grado di visibilità pubblica molto alto e internazionaleottima organizzazione su più livelliottima conoscenza delle strategie utili a destabilizzare l’ordine costituito; ottima avanzatissima tecnologia -per la quale si suppone un allestimento durato mesi di lavoro-; e, per tutto questo, evidentemente, grandi risorse economiche disponibili. La ‘pausa’ potrebbe finire presto, forse il prossimo 26 ottobre, e se tutte le informazioni che abbiamo ricostruito sono fondate, Madrid avrà un grosso problema in Catalogna.

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