domenica, Novembre 17

Catalogna: referendum, tra Unione Europea e rischio guerra civile L' intervista ad Eleonora Poli, ricercatrice presso l' Istituto Affari Internazionali (IAI)

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A poche ore dall’ apertura delle urne, nel corso della conferenza all’International Press e Broadcasting Center di Barcellona, cui hanno partecipato il Vicepresidente del governo Oriol Junqueras, il portavoce dell’esecutivo catalano Jordi Turull e il Segretario per le relazioni con gli Esteri, Raul Romeva, è stata ribadita la decisione a portare a compimento il proposito referendario.

La Catalogna conta 7,5 milioni di abitanti, si espande per circa 32.000 kmq. La sua popolazione è il 16,5% del totale spagnolo. Come ha ricordato Oriol Junqueras, l’ economia catalana è «una delle poche economie che crescono tre volte più velocemente del suo deficit». Le sue imprese corrispondono al 18.5% delle imprese spagnole. Il suo PIL costituisce il 19% del prodotto interno lordo iberico ( poco più di 200 miliardi di euro su 1500) e non ha un sistema fiscale autonomo. Va ricordato, inoltre,  che la Catalognaha un Parlamento che può legiferare solo se non in contrasto con la Costituzione spagnola; la sua autonomia è recente, anche se è stata poi rivista dalla Corte Costituzionale di Madrid.

Vuoi che la Catalogna sia uno Stato indipendente sottoforma di Repubblica?” è la domanda a cui dovranno rispondere gli elettori. Si tratta di un referendum vincolante e senza quorum. Diversi i tentativi da parte spagnola di impedire il referendum: il sequestro delle schede, l’ arresto di membri del governo.

«Non ci sarà nessun referendum» è stata la risposta di Madrid. Secondo il portavoce del governo spagnolo, Inigo Mendez de Vigo  è una «reiterata disobbedienza e grave slealtàQuesto è un processo illegale fin dal suo inizio e il governo impedirà che possa realizzarsi».

Di contro, Romeva ha riaffermato che «siamo assolutamente disposti a negoziare quando lo Stato spagnolo vuole. Abbiamo cercato di farlo da anni. Il referendum è uno strumento democratico che permette a tutto il mondo di esprimersi in qualunque direzione lo consideri. Siamo tutti consapevoli delle responsabilità che condividiamo con la Spagna e l’Europa».

Ci sono rischi per la stabilità spagnola? Quali conseguenze avrà il referendum sull’ Unione Europea? A queste domande ha risposto Eleonora Poli, ricercatrice presso l’ Istituto Affari Internazionali (IAI), dove collabora a progetti di ricerca sulle politiche economiche europee oltre che sul ruolo dell’Unione europea nella risoluzione di conflitti regionali.

Ad una settimana dalle elezioni tedesche, in cui enorme successo ha avuto l’ AfD, l’ Unione Europea subirà un altro colpo dal referendum per l’ indipendenza della Catalogna?

Il dato interessante mi sembra questo: alla forza passionale catalana, la risposta del governo spagnolo è ‘non ci sarà nessuna indipendenza perché il referendum non è legale’. Quindi si appellano alla legalità e alla costituzionalità per combattere contro un atto di libertà illegale, ma con una forte caratterizzazione politica. E’ proprio questa risposta così fredda da parte del governo spagnolo che in realtà ha fatto aumentare il supporto verso i catalani, non solo in Catalogna, ma anche al di fuori: c’è un sentimento generale per cui se prima il movimento indipendentista catalano era conosciuto, ma non era sulla bocca di tutti, dopo la risposta spagnola, sta diventando un inno per la libertà.  Quindi sicuramente avrà un impatto in altri Paesi europei anche perché la questione dell’ indipendentismo è abbastanza diffusa in altri Stati, basti guardare il Belgio o l’ Italia stessa, dove ci sarà un referendum consultivo per l’ autonomia fiscale, sebbene non comparabile, sull’ autonomia del Veneto e della Lombardia il 22 ottobre. Nel caso italiano, però, è una mossa politica dei Presidenti di regione per acquisire maggior peso con cui negoziare a Roma. E’ una mossa politica per consolidare consenso, anche perché avremo le elezioni a breve. Ci sono comunque moltissime spinte di indipendentismo in quasi tutti i Paesi europei.

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