mercoledì, Ottobre 28

Catalogna: Re Felipe VI attacca, Puigdemont accelera per l’indipendenza Turchia: ergastolo per i 34 ex militari che facevano parte del commando che tentò di uccidere Erdogan la notte del fallito golpe

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Ha alzato un polverone il discorso alla nazione di ieri sera di Re Felipe VI, che ha accusato di ‘slealtà inaccettabile’ e di ‘condotta irresponsabile’ la Catalogna e i suoi vertici, esortando il governo di Rajoy a restaurare l’ordine costituzionale. A rispondergli Carles Puigdemont, che ha annunciato alla ‘BBC‘ che l’atto di indipendenza unilaterale della Catalogna arriverà «alla fine della settimana o all’inizio della prossima».

Intanto Josep Lluis Trapero, il capo dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, è stato convocato in tribunale con l’accusa di sedizione per non essere intervenuto per controllare nei giorni scorsi una manifestazione di fronte al Dipartimento dell’economia a Barcellona. Secondo la Vanguardia online, Trapero rischia tra i quattro e gli otto anni di carcere. Ma non finisce qui. Il governo spagnolo sta valutando diverse opzioni per una risposta legale proporzionata a un’eventuale dichiarazione di indipendenza da parte della Catalogna.

Andiamo in Turchia, perché i giudici hanno condannato all’ergastolo i 34 ex militari che facevano parte del commando accusato di aver tentato di uccidere Recep Tayyip Erdogan la notte del fallito golpe del 15 luglio 2016, assaltando l’hotel di Marmaris dove il presidente turco si trovava in vacanza con la sua famiglia. Alla sbarra ci sono in tutto 486 persone, generali e piloti di F-16, compresi. Anche Fethullah Gulen, l’imam rifugiato negli Stati Uniti e accusato di aver organizzato il golpe, risulta imputato in contumacia. Oggi intanto per il presidente incontro in Iran con l’omologo Hassan Rohani. Sul tavolo diversi temi, tra cui la questione curda e la crisi siriana.

Passiamo alla Siria, dove il leader del gruppo terroristico Jabhat al-Nusra, legato ad al Qaeda, Abu Mohammad al-Julani, è stato gravemente ferito in un bombardamento aereo russo .A confermarlo il portavoce del ministero della Difesa di Mosca, Igor Konashenkov, secondo cui i jet russi hanno inoltre ucciso oltre 60 miliziani, tra cui 12 comandanti.

In Libia invece un attentato dinamitardo ha colpito il tribunale di Misurata, dove sono morte 5 persone e 36 sono rimaste ferite.  Intanto nuova gaffe del ministro degli Esteri britannico Boris Johnson, che durante la convention Tory ha detto: la città di Sirte in Libia potrebbe essere una nuova Dubai, «tutto quello che devono fare è ripulirla dai cadaveri». Immediate le polemiche in Gran Bretagna, con l’opposizione che ne chiede le dimissioni.

Nel frattempo il capo dei servizi di sicurezza russi (Fsb) Alexander Bortnikov avverte sui movimenti dei gruppi terroristici: «Stando ai nostri dati, i terroristi stanno espandendo i loro legami nella comunità degli hacker e hanno creato le proprie unità informatiche: il livello tecnico dei loro attacchi è in costante aumento e sono sempre più sofisticati».

I negoziati sulla Brexit sono ‘frustranti’ ma «sono sicura che troveremo un accordo che funzioni per la Gran Bretagna e l’Europa». Così la premier britannica Theresa May alla conferenza dei Tories a Manchester. L’atteso discorso della premier è stato interrotto anche dal comico inglese Lee Nelson, volto noto della ‘BBC‘, che ha interrotto la premier per consegnarle una sorta di richiesta di licenziamento ‘firmata’ dal rivale Boris Johnson.

Negli Usa, Donald Trump apre all’eliminazione del debito di Porto Rico, l’isola devastata dall’uragano Maria. «Deve molti soldi a Wall Street e gli Stati Uniti devono cancellare il suo debito», ha detto Trump. «Avevano 72 miliardi di dollari di debito prima degli uragani e una rete elettrica che non funzionava. Li aiuteremo, li aiuteremo a rimettersi in piedi».

In RussiaAlexei Navalni, al momento in arresto amministrativo, ha chiesto ai suoi sostenitori di manifestare sabato prossimo in 80 città contro il Cremlino. «Ho passato in prigione 1 giorno su 5 della campagna elettorale. Hanno capito che possiamo vincere. Il consenso di Putin non vale una rapa, è alto perché non c’è concorrenza politica: è ora che il re delle rape che vada in pensione», ha detto Navalni.

Chiudiamo con la Birmania, con l’Onu che chiederà  430 milioni di dollari in aiuti alla comunità internazionale per rispondere alla crisi dei Rohingya e sostenere gli sforzi del Bangladesh che sta accogliendo i rifugiati in fuga. A dirlo il capo dell’agenzia umanitaria Onu per le emergenze e gli affari umanitari, Mark Lowcock, precisando che lancerà l’appello il 23 ottobre a Ginevra.

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