sabato, Dicembre 7

Catalogna, Puigdemont: ‘Sì all’indipendenza e al dialogo con Spagna e UE’ Cina a Usa e Corea del Nord: 'La guerra sulla penisola non avrà vincitori'. Cisgiordania, tre israeliani uccisi in un attentato

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«Il primo ottobre non ci sarà un referendum in Catalogna, perché è illegale»: a dirlo all’Ansa l’Ambasciatore spagnolo a Roma, Jesus Manuel Aldaz. «Il grave problema è che il governo regionale della Catalogna non rispetta le leggi e le sentenze della Corte costituzionale». Intanto a pochi giorni dal voto il presidente catalano Carles Puigdemont ha così commentato l’ipotesi minacciata dal procuratore dello Stato spagnolo, José Manuel Maza, di un possibile arresto: «Non sarebbe una buona mossa».

Puigdemont ha poi ribadito che se al referendum del 1° ottobre vincerà il ‘sì’, dal giorno dopo il governo catalano aprirà un periodo di transizione verso l’indipendenza nel quale proporrà l’avvio di un dialogo a Spagna e Ue. E ha spiegato: «Non vogliamo voltare le spalle alla Spagna». La Chiesa catalana nel frattempo si schiera con il referendum. Oltre 420 ecclesiastici hanno chiesto al Papa di avviare una mediazione con Madrid che permetta lo svolgimento del voto e ‘fermi la repressione’.

«Speriamo che i politici Usa e nordcoreani abbiano sufficiente giudizio da realizzare che ricorrendo alla forza militare non sarà mai una via praticabile per risolvere la questione della penisola e le relative preoccupazioni. Noi speriamo anche che i due Paesi realizzino che assertività e provocazioni reciproche aumenteranno solo il rischi di conflitto, riducendo i margini di manovra politica. La guerra sulla penisola non avrà vincitori». Lo ha detto il portavoce del ministero degli esteri cinese, Lu Kang nel corso del briefing quotidiano con i media.

Nel frattempo è continuato lo scambio di battute tra Pyongyang e Washington. «La carta delle Nazioni Unite sancisce il diritto all’autodifesa degli stati membri e, visto che gli Usa hanno dichiarato guerra al nostro Paese, noi abbiamo il diritto di rispondere e di abbattere i caccia americani anche se non sono ancora all’interno dei nostri confini», ha detto il ministro degli Esteri nordcoreano Ri Yong Ho. Poi precisato che il Paese asiatico «spera sinceramente che la guerra di parole non si trasformi in azioni reali». «Non abbiamo dichiarato guerra», ha replicato la portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders: «Non abbiamo dichiarato guerra alla Corea del Nord. Francamente l’idea che sia così è assurda».

In Cisgiordania, tre israeliani sono rimasti uccisi in un attentato avvenuto a Har Hadar. Lo rende noto la polizia israeliana secondo cui l’assalitore è giunto ai cancelli del villaggio assieme con un gruppo di manovali palestinesi ed ha aperto il fuoco sui guardiani. Hamas da Gaza plaude per l’attacco e dice: «E’ un nuovo capitolo dell’Intifada di Al-Quds (Gerusalemme). Significa che ogni tentativo di ‘giudaizzare’ la città non cambia il fatto che Gerusalemme è arabo-musulmana: i suoi cittadini e la gioventù non risparmieranno alcun sforzo per redimerla con il loro spirito e sangue». «L’attacco terroristico di questa mattina è frutto della sobillazione dell’Autorità nazionale palestinese», ha replicato il premier Benyamin Netanyahu che ha aggiunto: «Mi aspetto che Abu Mazen condanni l’attentato e non cerchi di giustificarlo».

In Francia discorso ad ampio raggio alla Sorbona del presidente francese Emmanuel Macron, che è stato accolto da una dura contestazione di alcune centinaia di studenti. «Non cederò nulla a chi promette odio, divisione, ripiegamento nazionale», ha detto Macron. «Dobbiamo lottare contro l’insicurezza, contro il terrorismo sul web e i cyberattacchi», ha aggiunto, proponendo di «accogliere negli eserciti nazionali militari di ogni altro Paese europeo».

Il presidente francese ha proposto una forza di intervento militare comune in Europa e un bilancio della difesa condiviso fra i partner europei in dieci anni: «Voglio che si crei progressivamente una polizia europea delle frontiere» che dovrà effettuare una rigorosa gestione dei confini del continente. Ma per Macron serve anche un «ampio programma di integrazione e protezione dei rifugiati. Accoglierli è il nostro dovere comune di europei, non dobbiamo perderlo di vista, ma dobbiamo faro senza lasciare il fardello a qualcuno, che siano i Paesi di arrivo o di destinazione finale». Il presidente ha chiesto anche la creazione di «una procura europea antiterrorismo, così da poter agire insieme, dalla prevenzione alla repressione».

Poi dal punto di vista didattico ha detto: «L’Europa dovrà essere quello spazio in cui ogni studente dovrà parlare almeno due lingue europee entro il 2024». Macron chiede anche che entro il 2024 ogni studente Ue passi almeno 6 mesi in un altro Paese europeo e ha proposto la creazione, già dal prossimo settembre, di diplomi unici europei.

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