domenica, Novembre 29

Catalogna: Puigdemont e il giallo dell’asilo politico in Belgio Kenya: la Commissione elettorale ha annunciato la vittoria di Kenyatta. Gentiloni, viaggio in India

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Il procuratore generale dello Stato spagnolo Juan Manuel Maza ha chiesto l’incriminazione del President catalano Carles Puigdemont e dei suoi ministri per ribellione e sedizione.

Puigdemont che sembra voler chiedere asilo politico al Belgio, dove si trova attualmente con altri consiglieri.  Madrid però fa sapere che il viaggio di Puigdemont non preoccupa, precisando che quello che oggi contava davvero è che non si presentasse al Palau de la Generalitat.

Il primo ministro belga Charles Michel ha affermato comunque che l’ipotesi di concedere asilo politico a Puigdemont «non è assolutamente all’ordine del giorno» del governo belga. Michel è intervenuto dopo che il suo ministro Theo Francken, membro dell’Alleanza Neo-Fiamminga Nva, aveva evocato in mattinata l’ipotesi, facendo infuriare il portavoce del Partito popolare spagnolo Esteban Gonzalez Pons.

Almeno per ora il procuratore generale comunque non chiede l’arresto preventivo dell’ex presidente catalano, dei suoi ex ministri e della presidente del Parlament Forcadell.  Intanto il governo di Madrid tenta una progressiva presa di potere ‘morbida’ in Catalogna. L’obiettivo è, secondo ‘La Vanguardia‘, «dimostrare che l’amministrazione catalana è sotto la direzione del governo centrale senza che la presenza dello Stato sia vista come una occupazione: questo il difficile equilibrio e la complessa operazione avviata da Rajoy».

Ed emergono i primi sondaggi sulle elezioni del 21 dicembre. Secondo ‘Sigma Dos‘, se le elezioni dovessero tenersi oggi, agli indipendentisti andrebbe il 42,5% dei voti, pari a 61-65 seggi mentre la maggioranza nell’assemblea catalana è di 68. Gli unionisti invece otterrebbero il 43,4% dei seggi. Nelle ultime elezioni del 2015, i separatisti vinsero con il 47,7% dei voti conquistando 72 seggi.

In Kenya intanto, come da copione, la Commissione elettorale ha annunciato che il presidente uscente Uhuru Kenyatta ha vinto la ripetizione delle elezioni presidenziali boicottate dall’opposizione. Stamattina la polizia ha usato gas lacrimogeni per disperdere una manifestazione di sostenitori dell’opposizione che avevano iniziato a lanciare pietre contro un funzionario governativo in visita ad una scuola in una baraccopoli di Nairobi.

Passiamo al caso Kurdistan, perché il premier iracheno Haidar al Abadi ha invitato tutti gli attori politici e istituzionali del Paese e della regione autonoma a mantenere la calma all’indomani delle dimissioni del presidente curdo Massud Barzani. Abadi ha affermato che «il governo controlla da vicino i tentativi di creare caos e disordine».

Paolo Gentiloni è in India con una delegazione di una ventina di industriali: vedrà il primo ministro nazionalista Narendra Modi e anche il presidente della Repubblica indiana Ram Nath Kovind. Fra i vari temi in ballo anche lo stallo da 7 anni del riconoscimento in Italia del culto degli Hare Krishna.

Non si fermano gli arresti di massa in Turchia. Nell’ultima settimana, riferisce il ministero degli Interni, sono 1.256 le persone finite in manette con l’accusa di terrorismo. Circa due terzi (759) sono sospettate di legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen. Detenuti dall’antiterrorismo anche 283 sospetti affiliati all’Isis, con alcuni blitz condotti in particolare durante il fine settimana, che avrebbero permesso anche di sventare un attacco in preparazione a Istanbul, dove una moto e un’auto cariche di esplosivo sono state trovate in un centro commerciale del quartiere di Bayrampasa. Altre 199 persone sono state fermate durante operazioni contro il Pkk curdo in territorio turco.

Nel frattempo le autorità hanno fatto sapere inoltre che hanno fermato nell’ultima settimana 4.822 migranti e rifugiati, che cercavano di attraversare illegalmente le sue frontiere con l’Unione europea o di entrare illegalmente nel Paese. Nello stesso periodo sono inoltre stati arrestati 148 sospetti trafficanti di esseri umani.

Andiamo negli Usa, dove l’ex capo della campagna elettorale di Trump, Paul Manafort, indagato nel Russiagate, si è presentato nella sede dell’Fbi di Washington. C’è anche la cospirazione contro gli Usa tra i 12 capi di accusa contro di lui formulati dal procuratore speciale Robert Mueller. Tra gli altri capi di accusa il non essersi registrati come agenti di uno Stato straniero, aver fatto dichiarazioni false e fuorvianti, riciclaggio e omessa denuncia di conti su banche straniere.

Almeno 25 militanti talebani sono morti in un raid aereo realizzato la notte scorsa nella provincia sud-orientale di Khost, in Afghanistan. Lo ha reso noto il ministero della Difesa a Kabul precisando che l’incursione aerea è avvenuta contro una madrasa (scuola religiosa) nel distretto di Nadir Shah Kot. I talebani hanno criticato l’operazione sostenendo che nell’attacco sono stati uccisi 16 civili, ma un anziano tribale nella provincia di Khost ha confermato all’ANSA che si trattava proprio di insorti.

Passiamo allo Yemen, dove stavolta arriva l’appello del capo dell’Ocha (Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari), Mark Lowcock, che chiede più fondi e un migliore accesso umanitario per aiutare la popolazione in difficoltà. «È stato sconvolgente vedere il terribile impatto di questo conflitto causato dall’uomo», ha spiegato, sottolineando che serve una soluzione politica, altrimenti la situazione continuerà a deteriorarsi. Ma non è tutto: «Sono preoccupato per i crescenti livelli di interferenza nel lavoro delle agenzie umanitarie».

Dal Medioriente arriva la notizia di un incontro segreto ieri tra il primo ministro palestinese Rami Hamdallah e il ministro israeliano delle finanze Moshe Kahlon, con cui ha discusso di progetti economici comuni. Intanto l’esercito israeliano ha fatto esplodere un tunnel di Hamas la cui uscita è stata localizzata nella parte sud della zona a ridosso della Striscia di Gaza, all’altezza, dall’altra parte del confine, di Khan Younis. «Non abbiamo intenzione di andare verso una escalation, ma nemmeno possiamo acconsentire che la nostra sovranità sia colpita», il commento del ministro della difesa Avigdor Lieberman dopo l’annuncio da parte del portavoce militare, che ha evidenziato come la scoperta di questo tunnel rientri «in un grande sforzo di difesa. Questo successo operativo è basato su una tecnologia avanzata».

Chiudiamo con la notizia che arriva dall’Arabia Saudita, dove le donne potranno finalmente entrare negli stadi per assistere ad eventi sportivi dall’anno prossimo. Si tratta di un’ulteriore importante conquista, dopo che il mese scorso è stato revocato il divieto di guida. Continua così l’opera di rinnovamento dell’erede al trono, il principe Mohammed bin Salman.

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