giovedì, Settembre 19

Catalogna, Puidgemont pronto a ricandidarsi (dall’estero) Trump, possibile incontro con Putin in Vietnam. Con la caduta di Deir Ezzor e al Qaim, scompare (davvero?) lo Stato Islamico

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La Spagna ha emesso un mandato di arresto europeo per il deposto presidente catalano Carles Puigdemont e altri quattro suoi ministri che al momento si trovano in Belgio. Significa che la giustizia spagnola ora manderà una richiesta di estradizione ai procuratori federali a Bruxelles. Altri otto membri del Govern catalano sono già in carcere preventivo, fra cui il vicepresidente Oriol Junqueras, leader del primo partito catalano, Erc.

La giudice spagnola Carmen Lamela ha ordinato che gli otto ministri siano separati e detenuti in cinque prigioni diverse. Junqueras e il ministro Joaquim Forn saranno trasferiti nel carcere di Estremera, Jordi Turull e Raul Romeva a Valdemoro, Josep Rull a Navalcarnero e Carlesd Mundò a Aranjuez. Dolors Bassa e Meritxell Borras saranno detenute nel carcere per donne di Alcalà.

Il portavoce del governo spagnolo Inigo Mendez de Vigo ha confermato che gli otto potranno presentarsi alle elezioni del 21 dicembre. «Finché non c’è condanna definitiva chiunque abbia i diritti civili intatti può presentarsi alle elezioni».

Sulla questione catalana, come già in precedenza, l’Europa sceglie di defilarsi. «È una questione che spetta interamente alle autorità giudiziarie, la cui indipendenza noi rispettiamo». ha affermato la portavoce della Commissione Europea Annika Breidthardt, durante il briefing con la stampa a Bruxelles.

Intanto migliaia di persone sono scese in piazza ieri sera in tutte le città catalane in risposta all’appello delle organizzazioni della società civile indipendentista in segno di protesta contro gli arresti,  Tutti i leader indipendentisti hanno comunque invitato la popolazione a mantenere la calma. Poi in serata il presidente catalano destituito, Carles Puigdemont, in un’intervista alla tv pubblica belga Rtbf, si è detto essere pronto a candidarsi alle elezioni del 21 dicembre, anche dall’estero. 

Donald Trump ha anticipato la possibilità di un nuovo incontro con Vladimir Putin in occasione del suo imminente viaggio in Asia, dopo il primo, e finora unico, colloquio lo scorso luglio a margine del vertice del G20 di Amburgo. L’occasione sarebbe a margine dei lavori dell’Apec (Asia Pacific Economic Cooperation) in Vietnam, il prossimo 10 novembre. «Putin è molto importante perché ci può aiutare sulla Corea del Nord», ha affermato Trump in un’intervista.

Domenica Trump partirà per un viaggio che lo porterà in Giappone, Corea del Sud, Vietnam e nelle Filippine, viaggio che si concluderà il 14. Il 10 novembre il presidente americano prenderà parte al vertice dell’Apec, e il 12 e il 13 al summit dell’Asean (Association of Southeast Asian Nations) a Manila.

Due bombardieri americani B-1B hanno sorvolato ieri lo spazio aereo sudcoreano nell’ambito di una esercitazione congiunta, insieme a jet militari di Giappone e Corea del Sud. Nell’escalation di tensione con la Corea del Nord, i bombardieri americani B-1B sono impegnati molto più di frequente in queste esercitazioni, malgrado non abbiano in realtà capacità nucleari. Non si è fatta attendere la protesta di Pyongyang, che secondo una nota dell’agenzia KCNA ha fortemente criticato l’esercitazione a pochi giorni dalla visita di Donald Trump in Corea del Sud.

Lo Stato Islamico di fatto non esiste più. Con la caduta di Deir Ezzor e al Qaim, ultimi bastioni jihadisti in Siria e Iraq, ormai l’Isis controlla solo Albu Kamal, un piccolo centro urbano sul lato siriano della frontiera tra Siria e Iraq, oltre ad alcune zone desertiche non abitate della provincia di Deir Ezzor. La liberazione di queste due città è stata annunciata, rispettivamente, dal regime siriano e dalle autorità irachene.

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