giovedì, Dicembre 12

Catalogna: Puigdemont libero, ma non tranquillo Sebbene il reato di ribellione sia stato giudicato irricevibile, l'accusa di malversazione potrebbe far tornare in Spagna l'ex Presidente e Madrid rimettere in pista l'accusa di ribellione. Ne parliamo con Carlo Pala dell'Università di Sassari e Roberto Virzo, professore associato di Diritto internazionale e di Diritto dell'Unione europea presso l'Università del Sannio

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Una vittoria giudiziaria per Carles Puigdemont. L’ex Presidente della Generalitat catalana è stato, infatti, liberato su cauzione, stabilita a 75mila euro. A deciderlo è stato il tribunale competente del Lander tedesco di Schleswig-Holstein, sostenendo che l’estradizione in Spagna sarebbe possibile solo per malversazione di fondi pubblici e non per ribellione, come chiede Madrid. La giustizia tedesca ha infatti ritenuto irricevibile l’estradizione per il reato di ribellione, imputato a Puigdemont dalla giustizia spagnola ed inserito nella richiesta di mandato d’arresto europeo.

Sebbene quella di oggi rappresenti un passo giudiziario importante, rimangono imputati all’ex Presidente catalano il reato di malversazione e le accuse di utilizzo improprio di denaro pubblico legate all’organizzazione del referendum sull’indipendenza della Catalogna. Reati, questi, che potrebbero essere giudicati diversamente dal tribunale regionale tedesco. Il reato di malversazione è infatti riconosciuto dal diritto tedesco, aspetto che potrebbe rappresentare un motivo di estradizione in Spagna. «Il governo non si pronuncia mai sulle decisioni giudiziarie, a maggior ragione per quanto riguarda quelle del tribunale di un altro Paese. Le rispetta sempre, che gli piacciano o meno», è stata la reazione del governo spagnolo alla decisione del tribunale dello Schleswig-Holstein.

Oltre alla liberazione provvisoria di Puigdemont, anche gli ex Ministri catalani Toni Comín, Meritxell Serret e Lluís Puig sono stati rilasciati, senza cauzione, da un tribunale del Belgio, dove erano trattenuti. Tuttavia, non possono comunque lasciare il Paese e devono rimanere a disposizione della giustizia, mentre si decide sulla richiesta di estradizione da parte dello Stato spagnolo.

Ma se al di fuori dei confini iberici, i processi giudiziari sembrano andare nella direzione degli indipendentisti catalani, tutt’altro avviene per chi si torva ancora in territorio spagnolo. Una giudice spagnola ha infatti formalizzato l’accusa di sedizione nei confronti di Mossos d’Esquadra Josep Lluis Trapero per il suo presunto ruolo del movimento indipendentista. La giudice Carmen Lamela dell’Audiencia Nacional, che si occupa di casi politici e finanziari di alto profilo, ha stabilito che esistono prove del fatto che l’ex ex capo della polizia regionale catalana abbia fatto parte di un’associazione per delinquere che aveva come obiettivo la secessione catalana. Il giudice ha incriminato per sedizione altri due ufficiali di alto livello della polizia regionale, oltre a un dirigente del ministero degli Interni catalano. In caso di condanna Trapero e gli altri tre rischiano fino a 15 anni di carcere.

La decisione tedesca, per il motivo stesso per cui è stata decisa al liberazione di Puidgemont, rappresenta un brutto colpo per la Spagna”, ci spiega  Carlo Pala, professore di Diritto all’Università di Sassari, “significa che un altro Paese europeo non riconosce il reato principale per il quale la Spagna richiedeva l’estradizione, ossia il reato di ribellione  non esistente in Germania

Una sentenza che, se da una parte va contro la giurisdizione spagnola e il Governo centrale di Madrid, incontra favorevolmente le posizioni degli indipendentisti catalani. “Gli indipendentisti catalani possono ritenersi molto più che soddisfatti” dice Pala, “perchè nella loro difesa non hanno mai fatto riferimento alla ribellione come, invece, è disegnata nella costituzione spagnola. Il referendum è stata una consultazione specifica e democratica, che aveva l’obiettivo di conoscere l’opinione dei catalani e non di destituire il potere costituito attraverso le armi”.

Puidgemont non è ancora completamente libero, e le prossime settimane saranno decisive per il futuro dell’ex presidente e delle speranze dell’indipendentismo catalano. “Lo stesso tribunale tedesco si dovrà esprimere sulla possibilità di estradizione per appropriazione indebita di fondi” continua Pala, “anche se risulta contraddittorio, in quanto sono stati usati soldi pubblici per un referendum popolare consultivo. Berlino potrebbe concedere l’estradizione se ritiene che sussista il reato, e potrebbe esserci una possibilità che accada”.

Tuttavia, il Governo di Mariano Rajoy, trattenendo ancora in carcere altri 9 esponenti politici catalani, mantiene ancora la possibilità di incidere dal punto di vista politico e giuridico. “Madrid ha ancora il potere di incidere”, spiega il professore, “Parliamo di uno Stato che ha ancora in mano le redini per la risoluzione della questione catalana. Quello che non può fare è incidere negli abitanti catalani rispetto alla modifica della loro convinzioni. Il problema catalano rimarrà anche se la Catalogna resterà dentro i confini spagnoli. Quello che avvenuto nella società è molto più preoccupante di quello che è successo a livello strettamente politico”.

La corte regionale tedesca si è pronunciata con riferimento alla richiesta di mandato di arresto europeo” ci ha spiegato Roberto Virzo, professore associato di Diritto internazionale e di Diritto dell’Unione europea presso l’Università del Sannio, “e in base al diritto europeo, il mandato d’arresto europeo può essere eseguito in un latro Stato purchè il reato contestato dallo Stato richiedente sia previsto nello Stato d’esecuzione, e il reato di ribellione in Germania non è contemplato, ma l’accusa di malversazione rimane e la corte dovrà pronunciarsi su questo”.

Se il tribunale regionale tedesco dovesse pronunciarsi contro Puigdemont nell’accusa di  malversazione di fondi pubblici, allora potrebbero aprirsi degli scenari non molto favorevoli alla causa dell’ex Presidente della Generalitat. “Se la corte tedesca, dopo aver condannato Puigdemont, dovesse ritenere che il mandato d’arresto europeo eseguibile” spiega Virzo, “a quel punto si dovrà pronunciare sull’estradizione richiesta dalla Spagna. E qui si aprono due diversi scenari: la Germania può decidere sull’estradizione di Puigdemont per il reato giudicato, e sottoporlo sotto la giurisdizione spagnola, o ritenere che i motivi dell’estradizione siano più politici che giuridici e non consentire quindi l’estradizione. Se si dovesse decidere per l’estradizione, l’assoluzione per il reato di ribellione non avrebbe alcun valore in Spagna che, oltre all’accusa di malversazione, potrebbe sottoporre Puigdemont di nuovo al reato di ribellione, come consentito dal diritto iberico.”.

Il futuro politico, e giuridico, dell’ex Presidente catalano, quindi, sembra basarsi sia su ragioni giuridiche che politiche. L’estradizione a fini politici, però, è un opzione che potrebbe essere distante dalle posizioni dei giudici tedeschi, più propensi a motivazioni prettamente giuridiche. Inoltre, la decisione tedesca potrebbe attendere l’esito del ricorso presentato proprio da Puigdemont al Comitato dei Diritti Umani dell’Onu contro la lesione dei suoi diritti politici e la libertà d’espressione. Il ricorso, presentato alla fine di marzo, prevede una durata semestrale prima dell’esito finale e, sebbene non sia vincolante, potrebbe essere un tassello importante per una decisione, quella della corte tedesca, che, nel bene o nel male, segnerà il futuro di una regione.

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