giovedì, Dicembre 12

Catalogna: l’Europa non può più stare a guardare … dall’altra parte La UE avrebbe competenza per occuparsi di lavorare a un tavolo di mediazione tra Madrid e Barcellona ma continua a girare la testa dall’altra parte: ne parliamo con l’europarlamentare Jordi Solé di Plataforma por el diálogo UE-Cataluña

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Il Parlamento della Catalogna ha approvato oggi due risoluzioni in cui chiede la libertà per Carles Puigdemont, Jordi Sanchez e Jordi Turull, definitiprigionieri politici’, rivendicando il loro diritto a poter aspirare alla nomina a Presidente della Generalitat. Le risoluzioni sono state approvate con i voti dei partiti Junts per Catalunya (JxCat) di Puigdemont, Erc e Cup, i tre partiti indipendentisti dell’Assemblea.

Prigionieri politici’ che stanno proponendosi sempre più all’attenzione non solo dell’opinione pubblica europea, ma anche della politica dell’Unione. Bruxelles, che nella vicenda catalana fin dall’inizio (autunno 2017) ha brillato per la sua assenza, è investita della questione sempre più pesantemente e oramai dall’interno delle sue strutture.
Questa settimana è stato presentata proprio a Bruxelles l’Associació Catalana pels Drets Civils. Alla conferenza stampa di presentazione i parenti dei prigionieri politici, a partire da Marta Puigdemont, e il coordinamento di circa 40 eurodeputati, ovvero la Plataforma por el diálogo UE-Cataluña, che hanno organizzato questa conferenza e stanno sostenendo le ragioni dei catalani nell’Europarlamento, guidati da Jordi Solé di Esquerra Republicana.

Plataforma por el diálogo UE-Cataluña sta lavorando per portare a livello UE la questione catalana, mentre la UE continua essere ‘molto a disagio’ nell’affrontare questo dossier. Un coinvolgimento che però sembra sempre più inevitabile, dopo l’arresto in Germania di Carles Puigdemont e la possibilità che questo venga estradato in patria, e dopo, soprattutto, che ieri l’ONU ha riconosciuto che c’è quanto meno da valutare un problema di diritti umani, infatti la Commissione diritti umani delle Nazioni unite ha dichiarato ricevibile il ricorso presentato dall’ex Governatore catalano Puigdemont, che sostiene che Madrid abbia violato il suo diritto a essere eletto e le sue libertà di espressione e associazione. E ‘fonti’ dall’interno dell’ONU sentite da ‘La Vanguardia’ sostengono che  «Questo è solo l’inizio», una decisione che di fatto significa che l’ONU sta tenendo bene d’occhio quanto succede dalle parti di Madrid e Barcellona, il che non può che essere decisamente imbarazzante per il Governo spagnolo ma di riflesso anche per la UE.

La Plataforma oggi ha lanciato un nuovo appello, in sintonia con le risoluzioni approvate a Barcellona, nel quale chiede la liberazione dei prigionieri politici catalani e in concomitanza con la costituzione della ex Ministra catalana Clara Ponsati, ricercata dalla Spagna per il ruolo avuto nel referendum per l’indipendenza e colpita dal mandato di arresto internazionale spiccato venerdì scorso dalle autorità spagnole contro 13 leader indipendentisti per ‘ribellione’. La ex Ministra si è consegnata alla Polizia in Scozia, e poche ore dopo è stata rilasciata su cauzione dopo un’audizione dinanzi alla corte scozzese che dove pronunciarsi sulla richiesta di estradizione avanzata da Madrid. La Plataforma infatti contesta in primo luogo l’accusa di  sedizione e ribellione sostenendo che tali accuse sarebbero sollevabili esclusivamente se vi fosse stata violenza, violenza che da parte degli indipendentisti non c’è stata, non difende l’indipendenza, ma, come ci spiega l’Onorevole Solé in questa intervista solleva un problema di violazione dei diritti e di crisi dello stato di Diritto in Spagna.

Onorevole Solé la Plataforma si è dunque incaricata di portare a Bruxelles il problema catalano …

Negli ultimi mesi abbiamo gestito un gruppo informale di eurodeputati chiamato Piattaforma per il dialogo UE – Catalogna. Questa piattaforma è di circa 40 deputati, provenienti da sei diversi gruppi politici e da una dozzina di Paesi diversi. Condividiamo tutti la preoccupazione per ciò che è accaduto e sta accadendo in Catalogna. Sosteniamo una soluzione politica allo scontro, e che questa soluzione politica passa attraverso un ruolo di mediazione dell’UE. Abbiamo fatto molte iniziative e ne faremo altre. Una delle cose che abbiamo fatto è stato quello di riunire i rappresentanti dell’associazione catalana per i diritti civili, che non è altro che una associazione di familiari dei prigionieri politici e degli esuli, numero che come sapete è in crescita e numeri che ci mostrano come tutto questo sta prendendo un’ovvia dimensione europea. Questa è una delle cose che stiamo dicendo fin dal primo giorno, anche attraverso la piattaforma: non si tratta di una questione interna di uno Stato membro, non lo è mai stata, e ancora meno lo è in questa situazione. Abbiamo quattro Paesi europei, tre dell’UE, che devono pronunciarsi sull’ordine di estradizione e ciò sta provocando un dibattito nelle loro opinioni pubbliche, specialmente in Germania, molto interessante. Pertanto, attraverso questa piattaforma vogliamo aiutare o supportare una soluzione politica a quello che è un problema politico

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