sabato, Ottobre 24

Catalogna: le accuse di Puigdemont, in Belgio solo per lavoro Russiagate, Lavrov: 'Solo fantasie'. Corea del Nord, paura per crollo di tunnel del sito nucleare di Punggye-ri

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Il leader catalano Carles Puigdemont, ‘fuggito’, secondo molti, a Bruxelles,  è tornato a parlare e ha spiegato le sue ragioni. «Venerdì pomeriggio ero alla Generalitat dopo la dichiarazione di indipendenza del parlamento e con una serie di dati che indicavano che il governo spagnolo stava preparando un’offensiva senza precedenti e anche una denuncia del procuratore che prevedeva pene che potevano arrivare a molti anni di detenzione. Abbiamo sempre voluto la strada del dialogo, ma in queste condizioni questa via non era percorribile. Il governo spagnolo rispetterà i risultati, qualunque siano, delle elezioni del 21 dicembre? Dobbiamo saperlo, non deve esserci diseguaglianze, elettori di seria A e elettori di serie B», ha detto Puigdemont, che poi ha chiarito: «Io non sono qui per chiedere asilo politico ma per lavorare in libertà e sicurezza. Se mi fosse garantito un processo giusto, allora tornerei subito in Catalogna per continuare a lavorare».

«Abbiamo voluto garantire che non ci saranno scontri nè violenza», ha detto ancora Puigdemont, «Se lo stato spagnolo vuole portare avanti il suo progetto con la violenza sarà una decisione sua. La denuncia del procuratore spagnolo persegue idee e persone e non un reato. Questa denuncia dimostra le intenzioni bellicose del governo di Madrid. Noi non abbiamo mai abbandonato il governo, noi continueremo a lavorare. Non sfuggiremo alla giustizia ma ci confronteremo con la giustizia in modo politico. Alla comunità internazionale, all’Europa chiedo che reagisca: l’Europa deve reagire: il caso e la causa catalana mettono in questione i valori su cui si basa l’Europa».

«Teniamo aperte tutte le opzioni e studiamo tutte le possibilità. Abbiamo tempo», ha detto invece l’avvocato fiammingo di Puigdemont, che in passato aveva richiesto invano l’asilo in Belgio per dei leader Baschi. «L’asilo può essere chiesto, ma ottenerlo è un’altra cosa. Per il momento non si tratta che di un cittadino europeo venuto a Bruxelles. Può darsi che Puidgemont sia venuto nella capitale d’Europa con intenzioni politiche, ma è troppo presto per parlare di incidente diplomatico. La Spagna è molto suscettibile sulla questione, posso testimoniarlo».

Intanto, il ministro degli esteri spagnolo Alfonso Dastis ha detto che «sarebbe sorprendente» se Puigdemont ottenesse l’asilo politico in Belgio. Fra Paesi Ue «non sarebbe una situazione di normalità». Mentre il premier spagnolo Mariano Rajoy ha convocato una riunione straordinaria del consiglio dei ministri sulla crisi catalana.

«Le Fake News stanno facendo gli straordinari. Come ha detto il legale di Paul Manafort non c’è collusione e gli eventi si riferiscono a molto tempo fa». Lo afferma Donald Trump su Twitter, tornando a intervenire sul caso Manafort, l’ex manager della sua campagna accusato nell’ambito delle indagini sul Russiagate. Sono cominciate intanto al Congresso le audizioni dei rappresentanti di Facebook, Twitter e Google davanti alle commissioni parlamentari che indagano sul caso. Secondo i media, i dirigenti dei social network dovrebbero rivelare che i tentativi di manipolazione russa sulle elezioni Usa sono stati molto più vasti di quanto si pensasse finora.

Mosca nel frattempo bolla tutto come ‘fantasie’, come ha ripetuto  il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov: «Senza una singolo frammento di prova siamo stati accusati di interferenze nelle elezioni non solo negli Usa ma anche nei Paesi europei. Sono recentemente state sollevate accuse secondo cui Mosca sta decidendo quale ministro dovrebbe essere nominato in Sudafrica. In generale non c’è limite alla fantasia». La Russia non si sente assolta dalle accuse mosse contro Paul Manafort poiché non si è mai considerata colpevole, ha invece detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov: «Osserviamo con interesse quanto accade a Washington e speriamo che le indagini non portino a un inasprimento della russofobia».

Negli Usa poi si parla dell’ok dato dall’Fbi alla diffusione di tutto il materiale precedentemente secretato nei suoi file sull’assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy. I file verranno divulgati dagli archivi nazionali nelle prossime settimane. La scorsa settimana, Donald Trump aveva dato il via libera alla pubblicazione di 2800 file in base alla scadenza di legge dei 25 anni per la divulgazione di tutti i documenti sull’uccisione di Jfk.

Nuovo allarme dalla Corea del Nord, dove un tunnel del sito nucleare di Punggye-ri è crollato lo scorso 10 ottobre, causando la morte di circa 200 persone. A dirlo l’agenzia sudcoreana Yonhap, secondo cui l’incidente sarebbe avvenuto durante i lavori di scavo di un’altra galleria facendo balzare i timori sulla fuga di pesante radioattività. La giapponese ‘Tv Asahi, spiega che circa 100 persone sarebbero rimaste intrappolate in un primo momento, mentre altre 100 lo sarebbero successivamente state per un secondo crollo durante le attività di soccorso. L’incidente si ritiene sia effetto della sesta detonazione del 3 settembre, la più forte tra i test nucleari di Pyongyang, che avrebbe indebolito sottosuolo e sovrastante monte Mantap. Nam Jae-cheol, capo della Korea Meteorological Administration, ha detto in un’audizione parlamentare a Seul che un’altra esplosione nucleare avrebbe potuto far crollare la montagna con il rilascio di materiale radioattivo.

Andiamo in Germania, dove un giovane siriano di 19 anni è stato arrestato a Schwerin con l’accusa di aver pianificato un attentato di matrice islamica. Secondo gli inquirenti, l’attacco sarebbe stato eseguito con materiale altamente esplosivo. La ‘Bild‘ scrive che si era procurato il materiale chimico per costruire una bomba con l’intenzione di «uccidere possibilmente una gran quantità di persone».

In Libia invece il Consiglio municipale di Derna, città dell’est sotto assedio da parte delle forze del generale Khalifa Haftar, ha riferito che raid aerei sulla città hanno ucciso e ferito decine di persone. Secondo il portale al Wasat, i morti sono 15 tra cui 8 bambini. L’Esercito nazionale libico guidato da Khalifa aveva detto in precedenza che le sue forze avevano colpito miliziani nella città, ma il portavoce del gruppo non ha commentato l’attacco aereo successivo che non è stato rivendicato.

In Turchia quarta udienza stamani a Istanbul del processo a giornalisti e amministratori di Cumhuriyet, il quotidiano di opposizione laica al presidente Recep Tayyip Erdogan, diventato uno dei simboli delle minacce alla libertà di stampa nel Paese. I reporter sono accusati di terrorismo e legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen, il Pkk curdo e il gruppo di estrema sinistra Dhkp/c e rischiano fino a 43 anni di carcere.

Si fa ancor più rovente la situazione in Kenya, dopo che è stato riconosciuta la vittoria di Kenyatta alle ultime presidenziali. Il leader dell’opposizione, Raila Odinga, ha bollato le elezioni come una ‘truffa’ e ha annunciato proteste fatte di boicottaggi e presidi in strada.

Chiudiamo con la Gran Bretagna, dove il caso delle molestie sessuali rischia di travolgere il governo di Theresa May ma anche tutto il mondo politico nazionale. Il dossier, intitolato con amara ironia ‘Parlamentari ad alta libido’, è già finito sotto gli occhi del ‘Times‘. Nomi non ne vengono per ora fatti, oltre ai pochi saltati fuori nei giorni scorsi, ma di sicuro c’è il sottosegretario Mark Garnier, oltre all’ex ministro ed ex candidato leader conservatore Stephen Crabb. Ma si tratta a quanto pare solo della punta dell’iceberg. Il totale dei parlamentari Tories tirati in ballo potrebbe salire fino a 40. E 15 di questi sembra abbiano un ruolo nell’esecutivo. E proprio in serata è uscito anche il nome di Damian Green, il numero 2 del governo della May, associato fra l’altro al noto sito di scambisti Ashley Madison.

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