martedì, Novembre 12

Catalogna: la questione catalana vitale per il mantenimento di un Governo spagnolo a Madrid Il processo agli indipendentisti: un momento della storia politica spagnola che creerà precedenti sotto ogni punto di vista per tutto il mondo

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Ieri non è iniziato l’atto finale della questione catalana. Semmai, è stato posto un nuovo inizio con un nuovo tassello a quella questione  -la questione dell’indipendenza catalana. E non sembra essere di così facile risoluzione.

Il processo agli indipendentisti che si è aperto ieri a Madrid, con i dodici imputati tutti seduti in prima fila davanti ai giudici della Corte suprema, è, in un certo senso, ciò che i nazionalisti spagnoli (nella fattispecie, quelli della destra radicale di Vox) erano pronti da settimane a cavalcare. Da questo punto di vista, la manifestazione di domenica scorsa con gli esponenti dellospagnolismopiù oltranzista, in piazza ad intimare a Pedro Sanchez (accusato di alto tradimento dalla folla di persone radunatesi) l’interruzione immediata del dialogo con gli indipendentisti catalani, è davvero significativa. Ma è anche la chiave per spiegare come giustizia e politica non sempre si muovano nella stessa direzione; o meglio, lo stesso atto (il processo davanti alla Corte suprema) è interpretato i modi differenti da due parti politiche nel Paese.

La prima, addirittura al Governo, che ha provato un timido tentativo di dialogo, già fallito miseramente perché costruito su piattaforme del tutto fragili. La seconda, che ha approfittato di questo momento per provare, riuscendovi, ad indebolire il Governo socialista di Sanchez e, contemporaneamente, riproporre la questione dell’indipendenza catalana da un punto di vista politico tale quale, da un punto di vista giuridico, ha fatto la Corte: un grave attentato alla Costituzione spagnola.

Ad ogni modo, questo processo farà discutere per i prossimi tre o quattro mesi. Non si ritiene, infatti, che vi possa essere un verdetto prima di luglio, addirittura: più di trecento testimoni, compresi l’ex premier Mariano Rajoy e l’ex Presidente della Generalitat de Catalunya, l’uomo dell’autoproclamata Repubblica Catalana, Carles Puigdemont, ancora in Belgio, ma che vuole comunque ‘intervenire’ con sue memorie al processo, manifestazioni continue da una parte e dall’altra, tutto condito da più di seicento giornalisti solo all’inizio di questo processo, tutto questo contribuisce a dare il senso di un momento della storia politica spagnola che davvero creerà precedenti sotto ogni punto di vista per tutto il mondo.
L’ANC (l’Asamblea Nacional Catalana), con la sua Presidente Elisenda Paluzie, ha dichiarato subito che si tratta di un processopolitico’ e ha assicurato che farà di tutto per attirare gli occhi di tutto il mondo -anche dell’Unione europea?- sulla Spagna.
Parecchie manifestazioni, come l’interruzione della strada tra Girona e Barcellona, sono lì a spiegare che il clima non sarà affatto semplice.

Cosa può accadere adesso, dopo tutto questo? Paradossalmente, niente riguardante la questione catalana e tutto in relazione allo Stato spagnolo. Infatti, i tentativi di dialogo con gli indipendentisti da parte di Sanchez hanno prodotto come unico risultato il fatto di aver perso una maggioranza in Parlamento. Sanchez non ha più l’appoggio degli indipendentisti catalani e rischia seriamente di interrompere il suo mandato politico (praticamente certo secondo le ultime informazioni). Per il momento, e paradossalmente, la questione catalana diviene vitale per il mantenimento di un Governo spagnolo a Madrid.
E forse questo diviene, anche qui paradossalmente, un salvataggio in calcio d’angolo per gli indipendentisti catalani che, nelle loro differenze di opinioni, potrebbero ricompattarsi davanti alla difesa dei dodici imputati (per il solo Oriol Junqueras, vice di Puigdemont, si sono chiesti 25 anni di carcere).

Occorrerà attendere i primi sviluppi del processo per comprendere come la politica e la società spagnole e catalane vivranno tale momento, comunque storico. Per adesso, è difficile seguire un percorso che apra al dialogo, dopo che lo stesso, condotto verosimilmente nelle più alte sfere -ovvero in Parlamento tra Sanchez e il suo Governo e gli indipendentisti catalani-, pare essersi interrotto (quasi) bruscamente. Certo, se Sanchez perde la guida del suo Governo, si interrompe ogni dialogo, perché la nuova maggioranza sarà quasi certamente di segno politico diverso e avversa al dialogo. E se questo, tuttavia, non facesse comodo agli stessi indipendentisti?

In questi casi, l’oblio o la passività sono i maggiori nemici per le due parti in causa. Il processo è il giusto ingrediente per far sì che questo oblio non intervenga affatto.

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Sull'autore

Politologo docente presso l'Università di Sassari, esperto di indipendentismo, di partiti etnoregionalisti europei, soprattutto sardo e bretone, anche in prospettiva comparata, autore di svariate pubblicazioni con attenzione particolare per l'indipendentismo sardo.