venerdì, Aprile 26

Catalogna: inizia una settimana al cardiopalma ‘Lavanguardia’, nell’editoriale di ieri, paventa il rischio di scontro sociale e si appella a Puigdemont perché sciolga il Parlamento e si vada a elezioni anticipate, fermando il 155

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Si apre oggi l’ennesima settimana al cardiopalma per la Catalogna.
Sabato 22 ottobre il Governo spagnolo di Mariano Rajoy, riunito in un Consiglio dei ministri durato un paio di ore, ha deciso le misure concrete con le quali farà ricorso all’Articolo 155 della Costituzione, in forza del quale sono revocate le prerogative della Generalitat della Catalogna, il Governo regionale autonomo, previa approvazione del Senato.
Il pacchetto, in sostanza, prevede il commissariamento del Governo locale, definito dall’editoriale di ieri di ‘Lavanguardia  «la versione più dura dell’articolo 155 che poteva essere immaginata». Le misure riguardano diversi ambiti, dall’amministrazione, l’economia, le comunicazioni e la sicurezza. In pratica, l’intera Amministrazione viene esautorata, dal Governo al Parlamento, passando per la Polizia locale dei Mossos e i media pubblici locali.
Il Presidente della Generalitat, il vicepresidente e tutti i consiglieri del Governo locale vengono destituiti dalle loro funzioni. Il Governo spagnolo assume le competenze per convocare elezioni locali entro un tempo massimo di sei mesi.
L’amministrazione locale dovrà seguire le direttive degli organi che verranno creati dal Governo di Madrid e agire solo se autorizzata. Il Governo di Madrid potrà nominare, sostituire o destituire qualsiasi autorità, funzionario od organismo locale. I membri dell’amministrazione locale saranno responsabili in caso di mancata esecuzione degli ordini.
I membri della Polizia locale dei Mossos d’Esquadra potranno essere sostituiti da effettivi delle forze di sicurezza dello Stato.
Verrà garantito che i fondi della Generalitat non vengano impiegati per sostenere ‘il processo sovranista’. Il Governo centrale eserciterà le funzioni della Generalitat relative al Centro di telecomunicazioni e tecnologie dell’informazione e al Centro di sicurezza dell’informazione.
La Presidente del Parlament catalano non potrà proporre un candidato alla presidenza della Generalitat, né la Camera potrà votare o dibattere sull’investitura. Il Parlament non potrà esercitare funzioni di controllo sugli organi che sostituiranno il Governo locale. Il Parlament non potrà portare avanti iniziative contrarie ai mezzi adottati con l’articolo 155. Il Governo di Madrid potrà porre il veto entro 30 giorni alle iniziative del Parlament. I provvedimenti adottati saranno in vigore fino alle elezioni locali, che dovrebbero tenersi tra gennaio e marzo.
Gli obiettivi che Madrid ha detto di perseguire sono: ripristinare la legalità, garantire la neutralità delle istituzioni, preservare i servizi pubblici e la ripresa economica e difendere i diritti di tutti i catalani.
Il Governo di Madrid ha accusato la Generalitat di aver disobbedito agli obblighi di legge, danneggiando seriamente l’interesse generale della Spagna; lamenta il deterioramento della coesistenza in Catalogna e il danno economico provocato dall’esodo di imprese che hanno lasciato la regione con notevoli conseguenze economiche.

Da oggi, una serie di appuntamenti delle istituzioni e della politica segneranno la settimana.

Oggi, lunedì 23 ottobre, la prima mossa attesa è quella del Parlamento catalano. Oggi a Barcellona si riunisce la Giunta dei Portavoce del Parlamento della Catalogna per concordare la data e l’ordine del giorno di una seduta plenaria in cui potrebbe essere votata la proclamazione dell’indipendenza.

Martedì 24 si riunirà una Commissione del Senato creata appositamente, riunione alla quale potrà partecipare il Presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, per esporre le sue ragioni, oppure potrà mandare un suo rappresentante o scrivere una lettera. La Commissione formulerà la sua proposta entro giovedì, proposta che venerdì sarà discussa e votata in seduta plenaria.
Alla Camera dei deputati di Madrid, intanto, si voterà su una testo proposto dal Partito Popolare del primo ministro Mariano Rajoy per dare sostegno alla decisione di applicare l’articolo 155 e all’operato delle forze di sicurezza spagnole in Catalogna.

Mercoledì 25 ottobre è  possibile che il Parlamento catalano si riunisca e venga approvata una dichiarazione di indipendenza, prima che le misure di Rajoy entrino in vigore a fine mese esautorando di fatto i deputati catalani. Secondo alcuni rumors, invece, Puigdemont potrebbe decidere di attendere venerdì, in concomitanza con la seduta del Senato chiamato a votare i provvedimenti proposti dal Governo Rajoy.

La giornata cruciale, al momento, appare quella di venerdì 27 ottobre. Al Senato, seduta plenaria per discutere e votare la proposta approntata il 24 dalla Commissione del Senato medesimo. Molto probabile che la Commissione faccia sue le proposte del Governo. Il voto favorevole dell’Aula del Senato è scontato, grazie alla maggioranza assoluta di cui gode il Partito Popolare del primo ministro Mariano Rajoy.
Nei giorni scorsi fonti del Governo di Madrid avevano fatto sapere che, se Puigdemont farà marcia indietro o convocherà elezioni anticipate, l’iter del 155 potrebbe essere fermato. Nello stesso documento approvato sabato dal Governo si lascia spazio a questa eventualità, là dove sostiene che le misure del provvedimento potrebbero essere revocate se intervenisse un qualche evento a modificare lo stato di crisi attuale.
Gli uomini vicini a Puigdemont nel fine settimana hanno confermato che le elezioni anticipate sono eventualità non presa in esame. Elezioni che Rajoy punta a celebrare a gennaio, massimo a marzo 2018, per ‘ripristinare la normalità istituzionale’.
In concomitanza con la seduta del Senato, Puigdemont potrebbe dichiarare l’indipendenza, sfidando apertamente e ancor di più Madrid, perchè una dichiarazione venerdi vorrebbe dire per il Presidente disubbidire agli ordini di Madrid, oramai privo di poteri, rischiando 30 anni di carcere, e, naturalmente, esacerbando ulteriormente il clima di scontro.
Una soluzione non condivisa nel fronte delle forze indipendentiste, sempre più divise. Nel PdeCAT (Partito Democratico Europeo Catalano) pare vi siano molte riserve sulla strategia di resistenza ad oltranza, fino al colpo di Stato di fatto che sembrerebbe volere Puigdemont. Secondo alcuni osservatori, venerdì ci potrebbero essere diserzioni nell’Esecutivo catalano, cosa che Puigdemont tenta di evitare in un momento tanto delicato. Secondo alcuni, quello tra i sovranisti è un dibattito piuttosto tecnico. Puigdemont e i suoi collaboratori più vicini sostengono una dichiarazione di indipendenza, mentre negli altri settori la preferenza sarebbe per una proclamazione. La differenza è che la dichiarazione può essere proattiva, mentre la proclamazione richiede un efficace controllo del territorio, che prevederebbe la distribuzione dei Mossos e il controllo delle cosiddette ‘strutture statali’, a partire dalle strutture che controllano le finanze.
Di mano in mano che passano le ore, Puigdemont pare sempre più convinto, secondo gli analisti politici catalani, per una dichiarazione d’indipendenza venerdì, mentre il Senato di Madrid è intento a votare il pacchetto di provvedimenti per la revoca dell’Autonomia, e, in concomitanza, l’indizione di elezioni per l’elezione dell’Assemblea costituente. Uno stato di fatto che equivarrebbe al completo caos istituzionale, la tempesta perfetta, giuridicamente due poteri in campo in conflitto. Se la politica non è riuscita gestire la crisi catalana fino ad ora, è difficile immaginare come potrebbe riuscirci in una siffatta situazione.

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