mercoledì, Agosto 12

Catalogna: fumata nera logora ulteriormente l’indipendenza Intervista alla prof. Maria Elena Cavallaro (LUISS Guido Carli) e al prof. Jordi Pascual (Pompeu Fabra, Barcellona)

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I partiti all’opposizione in Catalogna hanno dimostrato, già da questa mattina, il loro disappunto e rifiuto della candidatura di Turull, criticando fortemente la metodologia così frettolosa con cui Torrent ha indetto la plenaria.

I partiti all’opposizione hanno annunciato il loro rifiuto alla candidatura di Turull, sia perché sono forze unioniste (Cs, PSC e PP), sia perché ritengono che il candidato rappresenti l’erede catalano della destra di CiU (che associa a casi di corruzione)”, sostiene Jordi Pascual. Ad esempio, il Presidente del Partido Popular, PP, Xavier Garcia Albiol, ha considerato al decisione del Presidente del Parlamento ‘una truffa della legge’. Il leader del PSC ha annunciato apertamente questa mattina che il suo partito voterà contro l’investitura di Jordi Turull come presidente della Generalitat de Catalunya.

Da parte sua, il Governo di Mariano Rajoy ha espresso sin da subito la sua opposizione alla plenaria di oggi, aggiungendo che l’articolo 155 della Costituzione resterà in vigore fin quando non ci sarà un nuovo Governo catalano che rispetti le leggi. Sembra, poi, che Torrent – insieme a Turull – non saranno in grado di fronteggiare Madrid, in quanto “il Governo centrale in questo momento sta mantenendo il controllo della situazione, visto che l’art.155 è ancora in vigore. E continuerà a mantenerlo, dal momento che, secondo Madrid, l’investitura di oggi non avrebbe  rispettato la Costituzione spagnola”, spiega Maria Elena Cavallaro.

Dello stesso parere è anche il professor Pascual, secondo il quale “lo Stato ha, in effetti, gli strumenti per bloccare la nomina del candidato alla presidenza”, ma aggiunge lo spagnolo che “anche se il giudice può ordinare nuovamente la detenzione preventiva” – di Turull – “questo potrebbe significare un discredito importante per l’opinione internazionale, dal momento che è una decisione arbitraria e contraria a quella del Parlamento, il che significa andare contro la volontà popolare espressa attraverso i deputati”.

Mariano Rajoy, nel frattempo, non ha nascosto la sua preoccupazione e, secondo quanto riportano fonti ufficiali, avrebbe disdetto proprio oggi la sua visita in Angola – 25 e 26 marzo –  per rimanere in Spagna.

Il confronto tra il Governo spagnolo e quello catalano è sempre più evidente, a tal punto che “al di là dell’elezione di Turull di oggi, sarà difficile superare le insidie ​​riguardo il caso giudiziario che stanno conducendo il giudice Llarena e il Governo spagnolo, i quali non consentiranno la formazione di un Governo guidato da Turull . È chiaro che in Catalogna continua ad esserci una situazione eccezionale, dove vige il confronto tra lo Stato e il movimento per l’indipendenza. Questo confronto è molto più evidente rispetto alla polarizzazione sociale” commenta il professor Pascual.

Se il 18 gennaio, con l’elezione di Torrent, sembrava che il nuovo Governo catalano stesse intraprendendo la strada giusta per risolvere la crisi, oggi invece sembra ci si trovi di nuovo in una paralisi politica. Secondo il professore della Pompeu Fabra, tutto dipenderà “da cosa sarà a impedire l’investitura. Se è l’opposizione dello Stato a farlo, o il potere giudiziario, o istituzionale, allora si aprirebbe uno scenario di maggior scontro – proteste, denunce a livello statale e internazionale-, e in questo caso la risoluzione sarebbe incerta, aggiungendo che “..non è da escludere l’opzione di nuove elezioni”.

La partita che si sta giocando in Catalogna, dunque, si va complicando sempre più. Lo scontro si apre su più fronti, e nessuna delle parti in causa sembra voler cedere. “da una parte abbiamo il potere giudiziario contro quello politico, dall’altra si affrontano il potere politico centrale e quello locale. Se non cambia il rapporto centro-periferia, seguendo i dettami dell’attuale Costituzione in vigore in Spagna, è difficile che la crisi catalana volga al termine”, commenta Maria Elena Cavallaro, aggiungendo che “la sua risoluzione non può essere determinata da un pugno di ferro, e in questo momento Turull non rappresenta di certo una figura moderata. È auspicabile che il Governo centrale e il Governo locale tornino a dialogare, che si siedano intorno a un tavolo, e che promuovano un processo di revisione costituzionale. È solo questo il punto di partenza per risolvere la crisi”.

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