giovedì, Dicembre 12

Catalogna: fumata nera logora ulteriormente l’indipendenza Intervista alla prof. Maria Elena Cavallaro (LUISS Guido Carli) e al prof. Jordi Pascual (Pompeu Fabra, Barcellona)

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Si è tenuta nella giornata di oggi, concludendosi nel tardo pomeriggio, la sessione plenaria in Catalogna, ossia l’ennesimo tentativo di dare un Presidente alla Generalitat. Il candidato alla presidenza è Jordi Turull, ex-ministro portavoce del Governo di Carles Puidgemont. Dopo l’astensione della Coordinadora de Unidad Popular – CUP- , però, non è stata raggiunta la maggioranza assoluta e, tra 48 ore, ci sarà una seconda votazione dove, a differenza di quella odierna, è sufficiente una maggioranza semplice affinché Turull possa diventare il nuovo Presidente catalano. Il tempo stringe però.

Secondo l’articolo 155, in vigore in Catalogna dal 21 ottobre, se dopo due mesi trascorsi dal primo voto di investitura nessun candidato è stato eletto, il Parlamento catalano verrebbe sciolto di nuovo e il Presidente della Generalitat in carica – in questo Caso, Mariano Rajoy – chiederebbe immediatamente delle nuove elezioni. La prossima scadenza, quindi – oltre al 24 marzo – sarà martedì 22 maggio. Se sino ad allora non sarà designato il Presidente, la Catalogna ricomincerà daccapo.

A indire la plenaria di oggi è stato il Presidente del Parlamento, Roger Torrent, l’indipendentista 38enne di Esquerra Republicana – ERC-  eletto lo scorso 18 gennaio. La modalità decisamente ‘via express’ con cui Torrent ha indetto le elezioni desta, però, perplessità e dubbi tra i partiti, sia pro-indy che all’opposizione. Infatti, l’investitura era prevista per la prossima settimana ma, in meno di 24 ore, il Presidente del Parlamento Catalano ha indetto la plenaria dopo una consultazione politica decisamente frettolosa tenutasi ieri sera intorno alle 22:00.

Secondo Torrent al momento, Jordi Turull godrebbe di tutti i diritti politici necessari perché sia eletto. E, ‘al momento’ è proprio la parola giusta. Infatti, proprio ieri, 21 marzo, il Tribunale Supremo spagnolo ha convocato per venerdì (domani) sei leader indipendentisti catalani, fra cui proprio Jordi Turull, per comunicare loro il rinvio a giudizio nella causa per presunta ‘ribellione’. Il magistrato, Paul Llarena, potrebbe decidere delle misure cautelari, fra cui la detenzione preventiva per il candidato alla presidenza della Generalitat.

Pertanto, le plenaria ‘express’ di Torrent, è sembrata come una mossa di scacchi, mediante la quale il presidente del parlamento catalano avrebbe cercato di battere sul tempo il Tribunale, e nominare Turull ancor prima che la Corte esprima il suo giudizio sul candidato. Ma la plenaria di oggi non ha dato i frutti sperati.

In Catalogna emerge un quadro alquanto complesso, dove il fronte indipendentista è diviso, e l’elettorato polarizzato. Spiega, infatti, Maria Elena Cavallaro, docente di storia delle relazioni internazionali presso l’Università LUISS Guido Carli, che: “I partiti catalani si dividono in un fronte indipendentista e uno autonomista. Alcuni, come ad esempio ERC o JuntsXSi, inizialmente erano favorevoli a un’ulteriore crescita dell’autonomia locale. L’arrivo e il sostegno della formazione CUP  nella precedente legislatura ha fatto si che il processo virasse maggiormente verso forme non solo di autonomia, ma di indipendenza e secessionismo. Pertanto, nello scenario politico catalano si scontrano i promotori di una formula autonomista e quelli di una formula invece indipendentista”.  L’attuale candidato alla presidenza della Generalitat si inserisce in un contesto diviso. Aggiunge, poi, la professoressa che “Turull appartiene alla tradizione autonomista, inizia a militare in politica nell’ambito di Convergencia y Unio -CIU-, e quindi di tendenza più moderata. Ma, con il processo di secessione iniziato con l’attività del Governo di Puidgemont, Turull è passato alla linea dura indipendentista, abbandonando la sua tendenza moderata iniziale, ed è per questo che non credo possa essere una figura capace di catalizzare i diversi interessi sul campo”.

Secondo i quotidiani spagnoli, Turull sarebbe il piano C del fronte pro-indy per la presidenza. Spiega, infatti, Jordi Pascual, professore associato di scienze politiche e sociali della Pompeu Fabra di Barcellona, che “Turull è la terza opzione scelta da Junts per per Catalunya e Esquerra Republicana – ERC-, a seguito del blocco alla candidatura di Carles Puidgemont e Jordi Sanchez”.

La prima scelta – ovvero il presunto piano A –  era proprio Carles Puidgemont. La Corte Costituzionale spagnola, però, si oppose. Il piano B, invece, era Jordi Sanchez, candidato ufficiale sin dall’inizio di marzo. Ieri, però, Sanchez ha formalmente rinunciato alla sua candidatura, dopo che il Tribunale Supremo di Madrid non lo ha autorizzato a presentarsi alla sessione di investitura. In risposta alle sue dimissione, Torrent ha definito l’accaduto come una ‘triste involuzione democratica’ dello Stato spagnolo, definendolo come una violazione dei diritti fondamentali di Sanchez, e denunciando la Corte Suprema di esercitare un’illegittima ingerenza.

Tornando alla plenaria di oggi, la metodologia eccezionale e frettolosa con cui Torrent ha indetto la sessione rientra in una partita a scacchi tra il Parlamento catalano e il Tribunale spagnolo, dove l’uno cerca di anticipare la mossa dell’altro. La scelta di eleggere il prima possibile Turull, a quanto pare, era il tentativo di Torrent di fare scacco matto, cercando di eleggerlo prima che la Corte possa esprimersi, e interferire di nuovo nelle procedure costituenti della Generalitat. Ma, considerando il risultato della sessione, aveva valutato male la sua mossa.

Per raggiungere la maggioranza assoluta era necessario, infatti, che la CUP desse i suoi 4 voti – arrivando a 68 –  alla plenaria, così che il candidato potesse essere eletto. Ma la CUP, però, dopo una riunione tenutasi alle 15:00, ha deciso di astenersi.

Da un lato, la CUP ritiene che la proposta possa essere legittima, in quanto sfida la politica repressiva dello Stato, e può essere sensibile ai gesti di Junts x Catalunya e dell’ ERC per includere misure sociali progressiste nel suo programma di governo, e andare verso la repubblica…ma d’altra parte può considerare l’investitura una proposta programmatica eccessivamente calda, inquadrata all’interno del marchio autonomo”, commenta a tal proposito Jordi Pascual. Spiega, invece, la professoressa Cavallaro che “è probabile che la CUP abbia deciso di astenersi perché Turull rappresenta – ai loro occhi – una figura troppo legata al passato e al CIU, e non è visto come leader capace di fare dei passi avanti per il processo secessionista in Catalogna”.

È opportuno, poi, analizzare l’effettiva divisione politica interna allo stesso fronte indipendentista, per capire perché la CUP abbia optato per l’astensione. La linea politica di JuntxSi prevede il raggiungimento dell’indipendenza mediante un processo volto al dialogo e al compromesso, proponendo l’indipendenza in sè come obiettivo futuro. Oltre ciò, il partito vuole che la Catalogna sia non solo indipendente, ma anche europea ed europeista. JuntxSi, però, non avendo la maggioranza assoluta, ha bisogno del sostegno – in termini di voti –  della CUP. Quest’ultima è un partito di tutt’altra natura, di fatto ascrivibile alla sinistra radicale. È anti-europeo e anti-americano, e ha posto come condizione per l’appoggio alla Generalitat catalana una fortissima accelerazione del movimento indipendentista, chiedendo, quindi, un’indipendenza unilaterale e immediata, altrimenti avrebbe ritirato il sostegno al Governo catalano.

La distanza tra le due linee politiche, potrebbe essere uno dei motivi per cui là CUP avrebbe deciso di astenersi nella plenaria. Commenta, a tal proposto, Maria Elena Cavallaro che “al di la della decisione presa dalla CUP, questo partito è una delle ragioni per cui in Catalogna è stato promosso e accelerato il processo indipendentista”. Spiega, infatti, la professoressa che il partito “vuole rompere il rapporto centro-periferia e l’attuale forma statuale spagnola. In cambio dei 4 voti alla plenaria, JuntsXSi e la ERC hanno offerto alla CUP un ruolo maggiore di controllo degli equilibri del Governo catalano”. Sembra però che la loro proposta non sia bastata. Secondo la docente “Turull è un Presidente che ricorda – alla CUP – il modello proposto da CIU, e quindi un modello più conciliante e più favorevole al rispetto di una linea politica a favore dell’autonomia, e non dell’indipendenza. Non si sentono rappresentati da questo leader”.

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