venerdì, Dicembre 13

Catalogna, fattore decisivo: la resistenza dei dipendenti della Pubblica Amministrazione I dipendenti della PA saranno gli artefici di una resistenza alle scelte di policy decise a Madrid per Barcellona?

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Il punto di non ritorno è arrivato. Diciamo subito, la Catalogna non diventerà indipendente e riconosciuta dagli altri Paesi, almeno non immediatamente. È proprio questo periodo didecompressione‘, se tale sarà, ad essere il vero rebus di tutta la questione catalana.
La mossa di Madrid è compresa bene solo da chi è spagnolo o in Spagna vive. Infatti, attribuire al Primo Ministro Mariano Rajoy la guida della Generalitat, poi girata alla sua Vice Soraya Saenz de Santamaria, ha un valore politico non solo verso la Catalogna, ma tutto interno, come politica interna, appunto. Saenz de Santamaria viene da più parti ritenuta  -e per questo invisa anche all’interno del Pp spagnolo- una specie dilady di ferro‘, che mira a prendere il posto di Rajoy. Una donna che ha numerosi agganci nel mondo imprenditoriale e bancario spagnolo, tanto che spesso i media evitano di riferirsi a lei, non criticandola anche per delle posizioni particolari assunte su diverse questioni, ponendola in contrapposizione con Rajoy e parte del suo Governo. Eppure, le critiche le sono arrivate proprio per come ha gestito la questione referendaria. In molti sono convinti che i suoi ‘errori’ abbia cercato di recuperarli con la repressione violenta e con l’arresto dei due Jordi, di ANC e di Omnium. Ed altrettanti sono convinti che la sua nomina, ancor più dei poteri di Rajoy, finirà per incancrenire maggiormente la situazione. Non tanto per il suo pugno di ferro, quanto per il suo malcelato distacco per il dialogo.
Si racconta che quando Carles Puigdemont non dichiarando l’indipendenza ma chiedendo il dialogo, non lo abbia ricevuto da Madrid, la principale responsabile di questo rifiuto, più che lo stesso Rajoy, sia proprio stata lei. E che sia sempre lei quella a spingere di più per l’arresto di Puigdemont.

Già, Puigdemont. Sicuramente la proclamazione del 27 ottobre da parte del Parlament lo ha politicamente rafforzato, sebbene solo relativamente. Alla contestuale dichiarazione di indipendenza, Madrid risponde con l’applicazione dell’articolo 155 di cui abbiamo già parlato. Un argomento su cui ancora i costituzionalisti spagnoli sono divisi; e tale vuoto lo riempie la politica centrale, interessata a fare presto e bene. Puigdemont -destituito con decreto pubblicato nel BOE (Boletín Oficial del Estado), la Gazzetta Ufficiale spagnola- immagina quali saranno le conseguenze e per questo, sebbene senza ancora chiarire come, invita i catalani a resistere in modo pacifico. Possiamo immaginare forme di resistenza passiva da parte della popolazione ai commissari e ufficiali inviati dai vari ministeri spagnoli per gestire ciò che ha fatto finora la Generalitat. Ma è ovvio che non si può restare a lungo sotto due forme di autorità. Ed è a questo punto che, più che con la piazza, la resistenza si avrà proprio a livello amministrativo e istituzionale. I dipendenti, di cui nessuno parla, saranno gli artefici di una resistenza alle scelte di policy decise a Madrid per Barcellona? Questo interrogativo è pregno di senso se.

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Sull'autore

Politologo docente presso l'Università di Sassari, esperto di indipendentismo, di partiti etnoregionalisti europei, soprattutto sardo e bretone, anche in prospettiva comparata, autore di svariate pubblicazioni con attenzione particolare per l'indipendentismo sardo.