lunedì, Dicembre 16

Catalogna: elezioni strategiche sì, ma per Rajoy? Intervista a Matteo Villa, ricercatore dell’Ispi sui sondaggi che darebbero invariata la situazione nel Parlamento catalano alle prossime elezioni regionali

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Se oggi la Catalogna andasse alle elezioni, i partiti indipendentisti avrebbero la maggioranza assoluta in Parlamento. E’ questo il risultato di un sondaggio realizzato dal Gabinet d’Estudis Socials i Opinió Pública (GESOP) e riportato dai principali quotidiani e agenzie spagnole, come  ‘La Vanguardia’, ‘El Periodico’ e ‘Publico’.
Il sondaggio stima una maggioranza assoluta di seggi in Parlamento per l’ala pro-indipendenza che va dai 70 ai  73 circa. Vi è un secondo dato interessante che, lascia di fatto riflettere sulla effettiva utilità delle eventuali elezioni previste tra 6 mesi (qualora il Senato approvasse le misure proposte in merito all’art.155 – si pronuncerà questo venerdì). Secondo il GESOP, infatti, anche se il fronte indipendentista catalano conterà su di una maggioranza assoluta in Parlamento, in termini di voti raggiungerebbe solo il 47,9%, ovvero solamente uno 0,1% in più rispetto alle scorse elezioni tenutesi il 27 settembre 2015. Partendo da questo dato, le elezioni non comporterebbero, quindi, alcun cambiamento effettivo e riporterebbero a una situazione completamente identica all’attuale.
Non è, infatti, un caso che Jose Rico, autore per ‘El Periodico‘, in un suo articolo pubblicato solo ieri si riferisce alla crisi tra Madrid e Barcellona chiamandola il ‘desperante empato infinito’ (l’esasperante pareggio infinito), un’immagine che calza a pennello per questo circolo vizioso in cui è caduta la crisi catalana, e con essa l’intero Paese iberico.

Il clima in Spagna diventa ogni giorno sempre più teso, e le prossime date salienti sono giovedì 26 ottobre, quando il Parlamento catalano si pronuncerà in merito agli ultimi risvolti politici e all’art.155, e il giorno seguente, venerdì 27 ottobre, quando il Senato voterà il commissariamento del Governo catalano.

Il Governo Rajoy, forte dell’appoggio del PSOE e Ciudadanos, sembra stia mirando al commissariamento del Governo catalano, e del suo Parlamento, per indire nuove elezioni nella regione -e ha fatto sapere oggi che la sola convcazione delle elezioni da parte del Presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, non sarebbe condizione bastante per bloccare l’applicazione dell’art.155 della Costituzione.
Considerando i dati del sondaggio del GESOP,  nuove elezioni non cambierebbero nulla, confermerebbero la situazione attuale con una maggioranza nel Paese contraria alla secessione e una maggioranza in Parlamento favorevole. Quindi, a cosa servirebbero le elezioni e quali sono i limiti dei meccanismi politici interni al sistema spagnolo? Ne abbiamo parlato con Matteo Villa, ricercatore dell’Area Europa dell’ISPI.

 

Perché si continua a parlare di nuove elezioni come misura di risoluzione alla crisi catalana, quando invece si rischia di cadere in un circolo vizioso, quasi come un cane che si morde la coda?

Bisogna intanto dire che si tratta di un sondaggio, e che per ora va bene speculare. Dai dati del sondaggio per arrivare, poi,  alle possibili elezioni potrebbero cambiare le dinamiche. Oltre ciò, un unico sondaggio per adesso non rivela i margini di incertezza. La tendenza che ne emerge svela, sicuramente, che i partiti indipendentisti nell’insieme non sembrano soffrire tanto della crisi. Sembra come  se l’assetto politico precedente ne uscisse in qualche modo cristallizzato, anzi, qualora avessero la maggioranza di seggi, potrebbero addirittura cercare di spingere di nuovo  per l’indipendenza. E’, comunque, importantissimo considerare che i partiti che adesso sono nella coalizione del Junt pel Si non è detto che si presenteranno uniti alle elezioni. Inoltre, non è tantomeno detto che, qualora si presentassero uniti, resterebbero tali nel frattempo e in seguito. Infatti, dopo il referendum del 1-O c’è stato un momento di rottura seguito da una posizione politicamente molto precisa di Puigdemont. Il Presidente della Generalitat non ha potuto fare il passo per l’indipendenza, e dovremo aspettare giovedì per vedere se il Parlamento si pronuncerà in merito. Puigdemont ha dovuto prendere una posizione mediana, collocandosi tra le due anime catalane emerse dopo il 1-O, ovvero quella fortemente pro-indipendenza e quella invece favorevole a una trattativa con Madrid. Se Puigdmeont non avesse preso questa posizione ‘di mezzo’ il primo a correre rischi sarebbe stato lui stesso. In tutto ciò, dobbiamo ricordare che, al momento, Junt pel Si rimane ancora una coalizione e riunisce partiti di quasi tutto lo spettro politico – dal centro destra all’estrema sinistra. Pertanto,  rimane ancora da vedere se i partiti pro-indy abbiano una maggioranza assoluta e , qualora l’avessero, non è detto che sarebbero ancora in grado di governare. Credo che le elezioni servano – sicuramente –  a prendere tempo, e quindi a far calmare gli animi. E’, comunque, possibile che subito dopo le elezioni si riproponga una situazione di grave crisi, ma le persone, e quindi anche i vertici, sarebbero cambiate. Non è purtroppo detto che, dopo le elezioni, questi ultimi siano più moderati, ma è essenziale fare questo passaggio, almeno secondo il Governo spagnolo. Secondo me c’è una parte di ragione in questo, in quanto – tramite le elezioni – si cerca di prolungare la situazione, cercando anche di far riflettere le persone su quali potrebbero essere le gravi conseguenze di un’indipendenza unilaterale, e quindi non negoziata.

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