giovedì, Maggio 23

Catalogna, da Carlos a Jordi: via Puigdemont, in scena Sanchez, forse Di fronte all’impossibilità di una investitura a Presidente della Generalitat del latitante Puigdemont, si attendono coups de théâtre e diversivi in punta di diritto

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Oggi alle ore 15,00 il Parlamento della Catalogna è convocato in seduta plenaria per l’investitura del nuovo Presidente della Generalitat. Il nuovo Presidente dovrebbe essere quello della precedente legislatura, secondo il risultato della tornata elettorale del 21 dicembre scorso, Carles Puigdemont, in Belgio da tre mesi in esilio volontario -o, come preferisce il premier Mariano Rajoy, «fuggito dalla giustizia» dopo che è stato destituito a seguito della proclamazione unilaterale d’indipendenza, e fuggito in Belgio inseguito da un mandato d’arresto– , forse solo per qualche ora ancora unico candidato alla Presidenza, con l’appoggio della maggioranza indipendentista. Una maggioranza che obiettivamente scricchiola, nella morsa della giustizia, dell’empasse della politica, sia nazionale che locale catalana, e del protagonismo di Puigdemont.

A poche ore dalla scadenza del termine legale per la convocazione del Parlamento catalano, l’incertezza sulla investitura di Carles Puigdemont alla guida della Generalitat è l’unica certezza in una ridda di ipotesi, rumors e situazioni di suspense create ad arte da questo anomalo protagonista della scena politica europea. La maggioranza indipendentista starebbe valutando tutte le possibilità, molte, le più probabili, ancora in maniera molto riservata, ufficiosa. Di fondo, due sono le possibilità: una Presidenza alternativa a Puigdemont oppure il ritorno alle urne in primavera, arrivandoci o dopo la violazione della legge o tatticismi politici e diversivi (comprese candidature fintamente alternative, come si avanza in queste ore) messi in campo dallo stesso Puigdemont.

Andiamo per ordine.
Esclusa la possibilità di una investitura a distanza, sostenuta fin da dicembre e poi bocciata dal Tribunale costituzionale che ha accolto un ricorso del Governo di Madrid, resta l’eventualità di un ritorno in patria di Puigdemont, ma sarebbe accusato di ribellione, malversazione e sedizione dalla giustizia spagnola, il che significa che sarebbe tradotto in carcere appena entrasse in Spagna, oppure ancora una soluzione da cercare tra le pieghe della legge e di interpretazioni forzate dei codici, tutte a rischio di immediata reazione da parte del sistema giudiziario -clava, a tratti, utilizzata dal Governo di Madrid.

La Corte costituzionale spagnola sabato ha deciso che Puigdemont non possa tornare al potere, «a meno che appaia al Parlament di persona, con precedente autorizzazione dei giudici», fermo restando il rischio d’arresto se rientrerà in Spagna, per le accuse di ribellione, sedizione e uso improprio di fondi pubblici, in relazione al tentativo di rendere indipendente la Catalogna. La Corte ha in tal modo parzialmente accolto, ma solo come misura cautelare, il ricorso del Governo di Madrid, che intendeva impugnare tout court la candidatura di Puigdemont; ma sta di fatto che il ricorso non è ancora stato formalmente né accettato né respinto, ovvero non è stata ancora risolta l’ammissibilità per decidere la quale i magistrati, molto divisi secondo gli osservatori locali, si sono presi dieci giorni di tempo.
«Non abbiamo ancora deciso definitivamente che cosa faremo», ha detto l’avvocato in Spagna di Puigdemont, Jaume Alonso-Cuevillas, non escludendo che l’unico candidato degli indipendentisti alla presidenza della Generalitat possa presentarsi di persona alla sessione parlamentare. «Ha il coraggio sufficiente per presentarsi, farsi incarcerare e far esplodere la pentola a pressione in cui viviamo», ha detto l’avvocato, parlando a radio ‘Rac1’. Inoltre, per il legale, Puigdemont non dovrebbe essere arrestato se tornasse in Spagna, perché «ha l’immunità parlamentare».
Proprio chiedendo che il suo diritto all’immunità sia tutelato, Puigdemont ha scritto al Presidente del Parlamento, Roger Torrent. Nel testo, pubblicato da ‘La Vanguardia’, ha affermato che il regolamento tutela il suo diritto di presenziare ai dibattiti e alle votazioni, e che in qualità di deputato «non può essere arrestato se non in caso di delitto flagrante». Torrent «prenda le misure necessarie per salvaguardare i miei diritti», ha scritto.

Oggi, 2 ore prima dell’inizio della plenaria parlamentare, alle 15, della riunione del Parlamento catalano, per eleggere il Presidente della Generalitat, la Corte Costituzionale spagnola si riunirà per esaminare il ricorso dell’ex Presidente, e candidato unico alla sua stessa successione. Puigdemont che ha chiesto la sospensione della misura cautelare decisa sempre dai giudici costituzionali sabato quando hanno sancito che se vuole essere rieletto il leader indipendentista dovrà materialmente essere presente alla riunione del Parlamento a Barcellona.

In questa situazione il Presidente Torrent, ha tre alternative possibili: sospendere la riunione plenaria del Parlamento, posticiparla, proseguire con la plenaria programmata e disobbedire ai magistrati. C’è da notare che l’Ufficio di Presidenza del Parlamento guidato da Torrent dovrebbe decidere se tenere o meno la plenaria in una riunione in mattinata, per tanto prima che la Corte esamini il ricorso, al massimo in concomitanza.

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