giovedì, Novembre 14

Catalogna al regolamento di conti tra indipendentisti, guardando a Madrid Lo scontro interno al tanto affollato mondo che ondeggia tra indipendentismo e secessionismo sarebbe alla base delle manifestazioni che infiammano la regione. Nel mirino anche i futuri equilibri politici nazionali

0

Infiltrati’: così, al termine della seconda notte e terzo giorno di proteste che hanno infiammato la Catalogna -e tutto ci fa credere che l’incendio proseguirà, domani, per altro, è previsto ….-   il Presidente della Generalitat, Quim Torra, ha definito i protagonisti di una lunga serata di manifestazioni violente in tutta la regione, epicentro, ovviamente, Barcellona, che si sono chiuse con arresti e oltre 50 feriti. «Il movimento indipendentista non è e non è stato violento. Condanniamo e abbiamo sempre condannato la violenza». 

‘Sono solo infiltrati’ è la frase che ha ripetuto poi questa mattina intervenendo al Parlamento catalano, riunito per discutere l’emergenza. Qui Torra ha promesso, più ancora che chiesto, un nuovo referendum sull’indipendenza.  Il Presidente, infatti, ha detto che prima della fine della legislatura i catalani eserciteranno nuovamente «il diritto all’autodeterminazione» , senza usare esplicitamente la parola ‘referendum’.
Una affermazione che ha sorpreso i più, a partire dalla coalizione Junts per Catalunya che sostiene Torra   -coalizione campeggiata da PdeCAT, e che fa riferimento a Carlos Puigdemont, l’ex Presidente in autoesilio in Belgio che nel 2017 ha dichiarato l’indipendenza della regione. Proposta rigettata anche dall’opposizione, primo fra tutti il partito indipendentista  Esquerra Republicana de Catalunya (ERC), prima forza di opposizione. Una proposta che ha isolato ancor più di quanto già non fosse Torra, che ora trova freddezza anche tra i suoi sostenitori.

«Questi non sono nostri», avevano dichiarato ieri i politici catalani  indipendentisti in prigione dal 2017, condannati definitivamente lunedì dal Tribunale Supremo, dissociandosi da quanto stava accadendo nelle strade. Ma il problema è proprio questo: sono davvero infiltrati’, sonoaltrodal movimento indipendentista? Magari in strada c’è solo la componente populista contenuta nel grande calderone degli indipendentisti, magari secessionisti? La confusione di questi giorni sta iniziando a lasciare il posto a qualche riflessione, sta cadendo la cortina dell’ipocrisia e del falso stupore per i fatti che stanno accadendo, del ‘pensato, saputo e non detto’.

Il ‘non detto’ di fondo sembrerebbe essere il virus che ha attaccato l’indipendentismo catalano, e probabilmente non da oggi: lo scontro interno al tanto affollato mondo che ondeggia tra indipendentismo e secessionismo.
C’è addirittura chi parla di strategia della tensione messa in atto dapezzidel movimento indipendentista.
Enric Juliana, vice Direttore di ‘La Vanguardia’, parla della guerriglia urbana che si è scatenata lunedì come di una ‘strategia della tensione’, che  «ha come obiettivi principali evitare l’insediamento di un governo pactista in Spagna e di bloccare il consolidamento di un nuovo partito egemonico in Catalogna, in sostituzione della vecchia Convergenza», il riferimento è a  Convergència Democràtica de Catalunya (CDC). 

L’attuale strategia di tensione, secondo Juliana,  ha origine nei giorni difficili, convulsi dell’autunno 2017, che si conclusero con la fuga di Carles Puigdemont, e l’arresto degli altri leaders indipendentisti, lunedì condannati definitivamente. «La strategia della tensione viene da lontano. Ci sono molti conti in sospeso all’interno del movimento per l’indipendenza».
Sono i ‘conti’ tra le diverse anime del movimento, che Juliana sintetizza così «I bambini e i nipoti radicalizzati dell’ex classe dirigente pujolista», i sostenitori di Jordi Pujol, leader del partito Convergència Democràtica de Catalunya (CDC),  «si svegliano di notte, sorpresi dalla possibilità che Esquerra», ovvero  Esquerra Republicana de Catalunya  (ERC) «regni per vent’anni. Non sono disposti a consentire all’amministrazione regionale reclutata da Josep Lluis Carod Rovira e Joan Puigcercós»,  entrambi ex Presidente di ERC, «di occupare il posto che credevano loro riservato».
Non bastasse, in questo scontro c’è un terzo soggetto, Carles Puigdemont, espressione della coalizione Junts pel Sí, composta da 4 partiti, coalizione che portò la Catalogna, nel 2017, alla dichiarazione dell’indipendenza, che «vuole impedire un ciclo egemonico di ERC». 

Il momento attuale in Catalogna è complesso, e di certo nel fuoco che divampa non vi è soltanto la lotta intestina indipendentista, ma  «nulla di ciò che accade oggi può essere compreso senza tener conto di come è nata la strategia della tensione, ora facilitata da un’irresponsabile provvisorietà spagnola che non finisce mai». Ora la situazione sta sfuggendo di mano. «Oltre ad aggiustare i conti in sospeso, hanno intenzione di scuotere l’agonizzata campagna elettorale voluta da Pedro Sánchez ed evitare l’insediamento di una compagine pactista in Spagna per i prossimi quattro anni», conclude  Juliana.

Stesso ragionamento che oggi compare sulle pagine di ‘El Pais’, a firma dell’editorialista Jorge Galindo.
ERC  (ma non solo, anche il resto dei partiti indipendentisti, forse un po’ meno) è consapevole, secondo Galindo, che la secessione non si fa con una minoranza, il 45% della popolazione catalana. Ma la componente contraria all’indipendenza «è oggi la minoranza politica (sebbene  maggioranza di fatto) in Catalogna. L’intero processo» politico dell’indipendenza  «è stato quello di trasferire i diritti di questa minoranza, con l’inevitabile risultato di consolidare le posizioni contrarie e ridurre gli spazi intermedi. L’azione giudiziaria ed esecutiva dello Stato, infatti, può essere letta proprio come un tentativo di recuperare quei diritti». Una minoranza politica che si appropria della maggioranza nelle istituzioni e che ha radicalizzato oltre se stessa anche l’opposizione, obiettivamente alienata. A questo punto l’indipendenza programmatica, secondo Galindo, non ha più spazi, per altro con il rischio che la minoranza che già è si riduca ulteriormente. Quello dipinto da Galindo è un fallimento della politica condotta dagli indipendentisti.

L’indipendentismo così, per un verso sarebbe compromesso dagli errori del passato, dall’altra dagli scontri interni alla frammentata galassia di partiti e movimenti che hanno condotto negli anni questa battaglia. Le violenze sarebbero il frutto di queste due situazioni combinate. 

In questo scenario, la Generalitat monopolizzata dagli indipendentisti, a guida di Quim Torra  -già di per se politico non certo tra i più forti-, è debole, spaccata, ripiegata sui propri errori e sulla mancanza di idee su come uscirne  -e l’incapacità dimostrato oggi con la non decisione su come rispondere all’emergenza ne è l’immagine migliore-, ma anche il Governo di Madrid, e in primo luogo il premier Pedro Sánchez, stretto in una campagna elettorale particolarmente complessa, appare incapace di prendere in mano la situazioneIntanto, domani 18 ottobre, sciopero generale indetto dai sindacati catalani contro la sentenza di lunedì. La paralisi, insomma, prosegue.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore