martedì, Settembre 29

Caso Skripal, tutto quello che c’è da sapere sul novichok Come viene prodotto il novichok? E perchè è stata usata proprio quest'arma chimica? Ne abbiamo parlato con Matteo Guidotti, Research Scientist presso l'Istituto di Scienze e Tecnologie Molecolari (ISTM) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)

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Si aggiunge un altro tassello nell’intricato caso dell’aggressione all’ex spia russa Sergej Skripal, a sua figlia Yulia. Dopo l’azione congiunta dei Paesi occidentali, tra cui l’Italia, che simultaneamente hanno deciso per l’espulsione di una parte dei diplomatici russi presenti nei diversi territori, gli scienziati britannici non hanno ancora le prove che l’agente nervino utilizzato, il novichok, provenga da Mosca.

A rivelarlo è Gary Aitkenhead, direttore del Defence Science and Technology Laboratory in Regno Unito, in un’intervista rilasciata a “Sky News”, specificando che il compito del laboratorio è definire il tipo di agente, ma non la sua provenienza. «Siamo stati in grado di identificarlo come novichok e di identificarlo come agente nervino di tipo militare, ma non abbiamo identificato la fonte precisa. Aabbiamo fornito le informazioni scientifiche al governo, che poi ha usato una serie di altre fonti» ha detto Aitkenhead ai micrifoni di “Sky News”.

Inizialmente, si pensava che la produzione e la diffusione del novichok potessero provenire dal laboratorio militare di Porton Down, vicino a Salisbury, la cittadina in cui sono stati ritrovati in fin di vita Sergej Skripal e sua figlia. Possibilità che, però, è stata smentita dal direttore del Laboratorio di Difesa, che, sebbene abbia escluso che possa essere stato preso lì l’agente usato, non ha confermato nessuna possibilità.

Dopo aver creato un embacle internazionale, rimane ancora l’incertezza sulla provenienza dell’agente nervino utilizzato e come sia stato diffuso. Ma soprattutto, resta ancora da capire il perchè sia stata utilizzata un’arma chimica di questo calibro per colpire una singola persona, invece che altri strumenti usati in passato dall’intelligence.

Abbiamo parlato con Matteo Guidotti, Research Scientist presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie Molecolari (ISTM) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), per capire di che tipo di sostanza è stata usata nel caso Skrypal, e perchè utilizzare quest’arma chimica significa avere un piano ben preciso.

 

Che cos’è il Novichok?

Il novichok fa parte della famiglia degli anticolinergici, che sono degli aggressivi nervini. Sono dei tipi di molecole altamente tossiche, congeneri a quelle che sono gli insetticidi. Infatti, gli aggressivi nervini provengono da alcuni studi fatti negli anni 30′ in Germania. Il novichok in realtà è un nomignolo che è stato dato a questa famiglia di molecole, gli organofosfonati, molto tossiche, sviluppate in Unione Sovietica nell’ultima parte della guerra fredda, dagli anni 70 alla metà degli anni 80′, ingegnerizzate e progettate per avere un contenuto di tossicità elevatissimo. Non solo la tossicità, ma anche per poter essere maneggiabili in un possibile contesto bellico. Un’altra condizione sta nel fatto che queste molecole possono essere preparate e sintetizzate in situ, per sviluppare la capacità tossica dove necessario, ma non nella fase precedente di immagazzinamento, di trasporto o addirittura d’impiego.

I Paesi dell’ex Unione Sovietica sono gli unici in grado di produrre queste molecole?

Allo stato attuale no. Per capirlo bisogna tornare alla struttura chimica delle molecole stesse, che, scientificamente, non sono nulla di trascendentale. Ossia, le vie sintetiche di preparazione e la modalità di laboratorio non richiedono delle tecnologie uniche o poco note, come per esempio accade per un ordigno nucleare che richiede un’infrastruttura alla base. Tuttavia, per non creare danni nella preparazione della molecola, si necessita un’infrastruttura e non solamente un normale laboratorio. Verosimilmente, quindi, queste molecole possono essere state prodotte in impianti di manifattura industriale, o di intermedi farmaceutici o agrochemical, perchè in questo tipo di strutture ci sono una serie di dispositivi di sicurezza che il maneggiare grammi, o chilogrammi, di queste sostanze richiedono. La ricetta è semplice, ma la produzione richiede un impianto specifico. Per esempio, quanto successo nel ’95 alla metropolitana di Tokyo con l’attacco tramite l’impiego del sarin, sebbene quasi 100 volte meno tossico del novichok, risponde a delle dinamiche di produzione andate male, tant’è vero che per la ricostruzione del caso è bastato indagare nei ricoveri ospedalieri avvenuti precedentemente l’attacco.

Quali sono gli strumenti che aiutano ad individuare il laboratorio di provenienza del gas? O, almeno, e possibile farlo?

É molto difficile dirlo. Per maneggiare e studiare i campioni prelevati di queste molecole esistono anche degli strumenti campali, cioè strumenti che possono analizzare il campione senza doverlo portare in laboratorio che danno l’impronta digitale della molecole e, con scarso intervallo d’errore, ma è difficile capire la provenienza in sé della molecola. Risultati spettrofotometrici o analitici non sono mai stati divulgati dalle autorità britanniche, e questo non aiuta.

A livello pratico, come può essere utilizzato il novichok?

Dal punto di vista tecnico è una questione intrigante e si ricollega a quanto successo con l’omicidio del fratello del dittatore nord-coreano Kim Jong Un a Kuala Lumpur, in Malesia, assassinato con una gente nervino della famiglia VX, quindi una molecola simile al novichok, in quanto non è ancora chiaro come sia stato diffuso l’agente chimico e in quale forma. Sono sostanza altamente tossiche e nocive, sia per l’aggressore che per la vittima, e sono sostanze volatili ma che possono anche assumere la consistenza del miele, o liquidi e in alcuni casi solidi per la capacità di coesione con l’obiettivo. Vengono erroneamente chiamati gas ma in realtà sono dei liquidi. Si dice che possano essere stati convertiti allo stato solido per poter utilizzarli come spray a lento rilascio, quindi non nocivi per l’esecutore. Le notizie che sono arrivate in ambito tecnico nella letteratura scientifica non portano molte idee a riguardo di come possa essere stato diffuso il novichok nle caso Skrypal. I dubbi riguardano le tecnologie con cui sono state incapsulate, rilasciate o miscelate queste molecole. Possono essere state diffuse attraverso due componenti, in cui inizialmente non rilasciano sostanze tossiche, ma con la produzione al momento e dell’impiego e unite attraverso miscela, invece, portano alla molecola desiderata.

Secondo lei quali possono essere le ragioni che portano all’utilizzo di quest’arma chimica invece che ad un altra più comune?

L’utilizzo di un aggressivo che, sulla carta, è un’arma di distruzione di massa per uccidere una persona è abbastanza contraddittorio. Nel senso che se si vuole restare nell’anonimato dell’aggressione, l’utilizzo di un agente del genere non è la prima scelta, come può essere, ad esempio, un’arma da fuoco, e nel caso dell’intelligence esistono svariati modi per non lasciare traccia dell’accaduto. É curioso, e significa lasciare una sorta di cartellino molto caratteristico, perché vuol dire utilizzare un’arma molto particolare, sviluppata e progettata da pochi. In poche parole, vuol dire eseguire un’azione senza rimanere del silenzio.

Lei che idea si è fatto di questa situazione?

L’idea è quella di aver utilizzato uno strumento molto particolare che automaticamente mette l’evento sotto i riflettori internazionali. Lo scorso aprile, per esempio, con l’attacco in Siria attraverso l’uso di armi chimiche si è creato uno scandalo internazionale, e non sarebbe stato lo stesso con una ‘comune’ autobomba. Sono due situazioni che, per quanto diverse, hanno una caratteristica comune. Se si vuol fare un atto criminale volendo passare inosservati esistono diversi modi per farlo. Al contrario, utilizzando un’arma unica nel suo genere, significa non voler far passare l’accaduto come un evento normale, oltrepassando il limite etico consentito e scuotendo l’opinione pubblica. Se si guarda il caso in maniera cinica, ha senso montare un caso internazionale per l’omicidio di una persona singola?

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