venerdì, Ottobre 18

Caso Moro. Vecchie rifritture e novità imminenti

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La ‘Commissione di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro’ ha cominciato in questa XVII Legislatura a riannodare (si spera per scioglierli) i fili della tragedia (per lui, la sua famiglia, il Paese…) del rapimento ed esecuzione di Aldo Moro, allora leader della Democrazia Cristiana, intervenuto ad opera delle Brigate Rosse dal 16 marzo al 9 Maggio 1978. E seguenti: nel senso che la sua ‘maledizione’, «Il mio sangue ricadrà su di loro», ha continuato e continua ad informare la nostra politica. E non solo.

La ‘Relazione sull’attività svolta dalla Commissione’ relativa all’anno 2015, presentata dal suo Presidente Giuseppe Fioroni, deputato del Partito Democratico, è stata approvata all’unanimità il 10 Dicembre scorso. Un fatto di per sé rilevante, accomunando nel consenso, ineditamente, da Lega a Movimento Cinque Stelle, con tutto quello che (politicamente) sta in mezzo. Però, nonostante l’enfasi con cui si vorrebbero sottolineare ’fatti nuovi’, vengono in realtà illuminati innanzitutto elementi già noti, anche se è bene che vengano ulteriormente esaminati.

I lavori del 2016 sono ripresi Giovedì 14 Gennaio, con l’Ufficio di Presidenza integrato dai Rappresentati di tutti i Gruppi, ed una brevissima riunione plenaria per aggiornare sulle decisioni prese. In particolare si è deciso di operare per giungere all’effettuazione di ‘accertamenti balistici ripetibili e la ripresa di fotografie dell’auto Alfetta bianca della scorta dell’onorevole Moro’ e ‘riprese dei materiali oggetto delle analisi dei RIS, in particolare gli abiti di Moro e i reperti di via Gradoli’. Ma probabilmente molto di interessante può esserci nei documenti riservati pervenuti in queste ultime settimane. In particolare l’attuale Cardinale Vicario di Roma, Agostino Vallini, ha trasmesso una risposta riservata a quesiti posti della Commissione, mentre il Generale Paolo Scriccia ha depositato due contributi (uno riservato ed uno ‘aperto’) relativi ai rapporti delle BR con ‘taluni ambienti della società romana’. Adesso si prosegue Giovedì 21, con l’audizione di Ansoino Andreassi, già ‘numero due’ della Polizia di Stato.

Intanto si può più approfonditamente esaminare la relazione del 2015, evidenziando come l’analisi ora fatta da alcuni organi di informazione riprenda in realtà per nuovo quanto già, almeno nella sostanza, notorio. Perché quanto c’è di nuovo è più che altro nei dettagli da ulteriormente sviluppare.

 

L’ALLARME CONOSCIUTO

Secondo un documento parzialmente secretato in precedenza, il 18 Febbraio 1978 (l’azione Br scatta il 16 Marzo) un agente dei Servizi di stanza a Beirut scrive un cablogramma ai superiori di Roma nel quale riferisce quanto appreso da un suo «abituale interlocutore» del Fronte per la liberazione della Palestina: «Organizzazioni terroristiche europee» si sono riunite per pianificare «una operazione terroristica di notevole portata che potrebbe coinvolgere l’Italia». Rileva la Commissione: «E’ evidente che se fosse accertata una relazione con il sequestro Moro, il documento aprirebbe prospettive allo stato imprevedibili», a partire dal fatto che occorrerebbe «riconoscere che si era in presenza di un quadro di elevata allerta, i cui segnali furono probabilmente percepiti dallo stesso Moro». E’ comunemente, da tempo, accettato che l’autore del cablogramma sia stato il Colonnello Stefano Giovannone, la persona di fiducia di Moro in Medio Oriente. Che avvisò, oltre ai superiori, il suo ‘leader di riferimento’. I superiori forse sottovalutarono, Moro no. Ma il fatto era largamente noto. Forse uno dei più noti di questa vicenda.

 

LA RICHIESTA DI AIUTO

E’ stato rinvenuto negli archivi della Polizia una relazione di Domenico Spinella, dirigente della Digos, nella quale si dà conto di un incontro riservato svoltosi nello studio di Aldo Moro la sera del 15 marzo 1978: solo 12 ore prima dell’azione brigatista. Il Presidente della Dc fece sapere di ritenere urgente l’attivazione di «un servizio di vigilanza a tutela dell’ufficio di via Savoia». Ma la relazione di Spinella al Questore è datata 22 febbraio 1979, undici mesi dopo l’attentato. Scritta d’urgenza, dopo un articolo uscito quel giorno sul ‘Secolo XIX’ e relativo ad un generico timore di Moro per un attentato. Sostiene Fioroni: «Trentasette anni dopo abbiamo scoperto questa relazione ‘post-datata’, dalla quale apprendiamo con certezza che Moro, poche ore prima di essere colpito, aveva chiesto tutela. Nella relazione è scritto che non avrebbe chiesto aiuto per sé e per la sua scorta, ma per il suo ufficio. Ma oramai sappiamo che Moro era preoccupato per sé e non per le sue carte. Come confermato da altri dati: per esempio abbiamo appreso che in quei giorni il maresciallo Leonardi chiese improvvisamente più caricatori e altri particolari emergeranno prossimamente».

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