sabato, Maggio 25

Caso Medhanie Tesfamariam Berhe: errore o tiro mancino del Sudan al Governo italiano? C’è un ‘problema politico’ dietro il possibile errore giudiziario? Ne parliamo con l’avvocato del rifugiato, Michele Calantropo

0

Un caso di cronaca giudiziaria che potrebbe essere una caso politico. E’ quello del rifugiato eritreo Medhanie Tesfamariam Berhe, che sarebbe (condizionale d’obbligo, visto che le indagini sono in corso) stato scambiato per un peso massimodel traffico di essere umani, Medhanie Yehdego Mered, soprannominato ‘il generale’, l’umo che le polizie di mezzo mondo stanno cercando, indagato dalla magistratura italiana dopo il naufragio che ha causato la morte di 368 migranti avvenuta a Lampedusa, il 3 ottobre 2013, e che la magistratura palermitana era convinta di aver fermato incarcerando Medhanie Tesfamariam Berh. Un fermo, quello di Berh, che Italia,  Sudan e Gran Bretagna (Paese che ha partecipato all’indagine) hanno decantato come il primo grande successo della cooperazione tra Europa (Italia in prima linea) e Sudan contro i trafficanti di esseri umani. Successo che deporrebbe a favore degli sforzi diplomatici e finanziari che l’Europa ha fatto in favore del Sudan.

Medhanie Tesfamariam Berhe è stato consegnato, nel 2016, all’autorità giudiziaria italiana, nel 2016, dalla Polizia segreta sudanese, la NISS (National Intelligence and Security Service), non prima di avergli confiscato la carta di identità, mai fornita alle autorità italiane. La NISS ha consegnato il prigioniero all’Italia, sostenendo che si trattasse del trafficante Medhanie Yehdego Mered.

Lo scorso 5 febbraio, la magistratura italiana  -dopo un lungo e travagliato lavoro di indagine nel corso del quale la difesa di  Medhanie Tesfamariam Berhe, condotta dall’avvocato Michele Calantropo, ha cercato di portare le prove dello scambio di persona-, ha chiamato a testimoniare due alti ufficiali della  NISS.
Il fatto, per dirla con le parole dell’avvocato  Calantropo, solleva unaquestione etica’. La questione etica è sintetizzabile nel fatto che la NISS è la principale arma di repressione del brutale regime sudanese del Generale Omar Al Bashir, sul quale pende un mandato di arresto internazionale della Corte Penale Internazionale (CPI) per crimini contro l’umanità in Darfur, polizia guidata da quello che viene definito ilboia di Khartoum’, Salah Gosh.
Come può, si sono chiesti i media internazionali,  uno Stato democratico riconoscere credibilità a soggetti sui quali pende un mandato di cattura internazionale della CPI e su di una polizia come la NISS?

Il ‘problema etico’ è, però, anche, e forse soprattutto, un problema politico.
Amjad Farid, portavoce di Sudan Change Now, nello stesso giorno in cui la magistratura di Palermo ha fatto richiesta di testimonianza a NISS, ha dichiarato che l’UE e il Regno Unito sonopartner nel crimine’ con il Governo del dittatore sudanese Omar al-Bashir e che lo stanno pagando per usare le milizie per fermare i migranti che si dirigono verso l’Europa, Europa che, Italia e Francia in testa, hanno lavorato a lungo per sdoganare il Sudan di Bashir, e oramai chi conosce bene il Sudan parla del fallimento del processo di Khartoum.
Un  Bashir che, attraverso il ‘lavoro’ di  Gosh, starebbe prendendosi gioco dell’Europa, gallina dalle uva d’oro, e dell’Italia con la quale già vi è un pregresso.  
Medhanie Tesfamariam Berhe sarebbe la vittima innocente di questogiocopolitico del Sudan a scapito dell’Europa.

Le informazioni riservate che giungono dai vari informatori in Sudan non sono verificabili, men che meno su questo caso, dove di mezzo c’è la NISS,  Gosh, l’onore dell’Italia prima e dell’Europa poi. Abbiamo provato a capire se l’Avvocato Michele Calantropo, nel corso di questi due anni, abbia avuto modo di avere sentori del caso politico.

Secondo nostre fonti locali, la vicenda del rifugiato eritreo scambiato per il trafficante di esseri umani sarebbe un tiro mancino di Saleh Gosh  al Governo italiano. “Non ho elementi,  emersi nel processo, in ordine al coinvolgimento diretto del generale Gosh in questa vicenda”, ci dice   Calantropo, che afferma di non avereelementi sufficienti per esprimere un’opinionesul fatto che Gosh possa avere deliberatamente fatto arrestare un innocente e fatto scappare il trafficante a Kamapala. Si sostiene che il vero trafficante eritreo, Medhanie Yehdego Mered, sarebbe un socio che Gosh utilizza per i suoi traffici di esseri umani, ma anche su questo l’avvocato ci dice di non avere “evidenza su queste informazioni”.

Le nostre fonti locali, poi, facciamo presente all’avvocato, ipotizzano e sostengono che i servizi segreti italiani saprebbero forse che il rifugiato in galera non è il trafficante di esseri umani ricercato, ma che il suo arresto è stato così tanto pubblicizzato, e alcuni capi dei servizi promossi, per  poter ammettere ora che sono stati ingannati da Gosh. E’ una ipotesi sostenibile? “Le evidenze processuali potrebbero autorizzare a ritenere fondato quanto riferitovi dalle fonti locali”, afferma l’avvocato, “ma  non voglio credere che uno Stato Democratico arrivi a simili bassezze”.

Allo stato posso sicuramente affermare che tra perizie foniche e testimoni oculari, compresi moglie e fratello del vero trafficante, hanno escluso che il mio cliente sia coinvolto nel traffico di migranti”, dice il legale. Questo è un problema, almeno apparentemente, esclusivamente di procedura processuale, che però ci suscita domande. La difesa ha realizzato anche test del DNA, perchè la Magistratura non ha accettato il test del DNA? La Procura, ci spiega l’avvocato, “si è opposta alla produzione del test del DNA sul figlio del trafficante, e la Corte di Assise  ne ha decretato la superfluità”. Altresì, parrebbe che Magistratura si sia rifiutata di ascoltare testimoni che proverebbero che Medhanie Tesfamariam Berhe non è il criminale che si sta cercando; quali sono le motivazioni? “Secondo l’ordinanza i temi su cui i testimoni nuovi che ho chiesto di sentire”, afferma l’avvocato, “avrebbero dovuto deporre sono stati già scandagliati nel corso del dibattimento attraverso altri testimoni”.
Come è possibile che la Magistratura di Palermo non abbia dubbi sull’attendibilità della NISS in questa vicenda e collabori con questa Polizia? “E’ una domanda che mi sono posto anche io e a cui non so dare risposta”, afferma  Calantropo.

Torniamo al problema politico. Sempre secondo le nostre fonti in loco, che è impossibile verificarne l’attendibilità, sostengono qualcosa di molto pensate, ovvero che la Polizia italiana non arresta il vero trafficante a Kampala perchè è difficile l’estradizione dall’Uganda, e perchè si teme che il trafficante, una volta sotto processo in Italia, fornisca prove scomode che dimostrano come Gosh si prende gioco dell’Italia e della UE ricevendo soldi per la lotta contro l’immigrazione e usandoli per finanziare il traffico e le milizie arabe. “Non sono considerazioni su cui mi avventurerei”, afferma l’avvocato Calantropo, “perchè la mia visuale è meramente processuale e non ho conoscenza di rapporti internazionali a tali livelli”.
Ha mai avuto sentore, chiediamo all’Avvocato, che dietro questo caso ci sia ben altro, fatti, informazioni che si vuole tenere nascosti? “No”, afferma. “Tuttavia, la condanna del mio cliente determinerebbe il fatto che un pericoloso trafficante potrebbe continuare nei suoi traffici, anche attraverso altre identità, del tutto impunito”.

La cattura del vero trafficante, aggiungono, in conclusione, le nostre fonti, scoprirebbestrane storie‘ (questi i termini usati dalle nostre fonti) tra l’Italia e il regime sudanese che sono ancora più gravi di quelle della Libia. All’avvocato Calantropo chiediamo se abbia mai avuto sentore che esistano fatti gravi che coinvolgono l’Italia e il regime sudanese. “La storia recente dei rapporti tra Italia e Sudan”, afferma l’avvocato, “è condensata nel testo del Processo di Khartoum e nelle sue successive fasi di attuazione, che però esulano dalle mie competenze”.

Al momento non sono noti i nomi degli ufficiali della NISS, e non è dato sapere quale sarà la risposta del Sudan alla richiesta italiana, ma si ipotizza che la richiesta della magistratura di far testimoniare due alti ufficiali dei servizi segreti sudanesi sia stata fatta per chiudere il caso.  “Non credo proprio”, afferma il legale, “ma appare una domanda a cui più facilmente potrebbe rispondere la Procura di Palermo”.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore