domenica, Novembre 29

Caso Marogna Becciu, Italia – Santa Sede: quando il diavolo è nei dettagli Ecco la grana giuridica e non solo che potrebbe diventare di grandissimo interesse e importanza anche per i rapporti futuri tra Italia e Santa Sede

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600.000 euro, questo è tutto, solo una cifra modesta, che rappresenta la cifra della quale ha fatto uso la signora Cecilia Marogna, su sollecitazione o su autorizzazione del cardinale Giovanni Angelo Becciu.

Colpisce, perciò ho cominciato così, la dimensione minuscola della cifra, in confronto alle tanto più grandi cifre alle quali siamo abituati dai nostri beneamati politici, fatti salvi, è vero, i famosi camici donati, ma comprati o comprati ma donati di Fontana & co.
Ma, diciamoci la verità, colpisce molto di più la volgarità del fatto, noto oramai come il caso Marogna Becciu. Sia come sia, colpevole o innocente che sia la signora in questione e il cardinale del quale era amica, colpisce che anche nella Chiesa accadano malversazioni e imbrogli degni dei delinquenti più incalliti.
Per di più, con giustificazioni davvero assurde, ridicole, offensive: l’aiuto alla diplomazia della Chiesa, per evitare i sequestri di religiosi.

Non è importante scoprire qui se la signora e il cardinale siano davvero responsabili di ciò di cui li si accusa, sarà compito della Magistratura, della Magistratura della Santa Sede, o della Città del Vaticano. Già, anche questo è un problema, perché anche il nome, e non solo, della Santa Sede è tutt’altro che chiaro. Il fatto è che noi facciamo trattati con la Città del Vaticano, dove c’è la Santa Sede, è la Santa Sede a rappresentare entrambi alle Nazioni Unite, per esempio. Ma poi ne riparleremo.
Prima vediamo la questione della signora, della quale il Vaticano ha chiesto l’arresto senza esitazioni, cosa se non unica certamente molto eccezionale, ma che dimostra la estrema decisione del Papa, e dei suoi attuali collaboratori, di fare davvero piazza pulita … che poi ci riescano è altro discorso. Il Papa ha agito addirittura attraverso l’Interpol!
E la giustizia italiana ha risposto rapidamente, arrestando la signora a titolo cautelare. A titolo cautelare per il pericolo di fuga, dato che la signora, non essendo imputata di nulla in Italia, potrebbe facilmente tentare la fuga in uno Stato nel quale alla Santa Sede non sia riconosciuto, come in Italia, lo status di soggetto di diritto internazionalema non alla Città del Vaticano. Perché, come dicevo prima, esistono molti dubbi nel diritto internazionale sulla soggettività della San Sede, ma specialmente in molti Stati la Santa Sede non è considerata uno Stato, e quindi certamente non sarebbe presa in considerazione per l’estradizione. In Italia, invece, la Santa Sede (o la Città del Vaticano) è considerata uno Stato a tutti gli effetti, e quindi, da questo punto di vista, a parte l’eccezionalità della situazione, non dovrebbero esistere problemi.

Inoltre la legge italiana in materia di estradizione è estremamente precisa.
La procedura richiede che, arresto cautelare a parte, la Corte di Appello si pronunci sulla verosimiglianza degli indizi di reato dei quali si tratta, ma specialmente valuti sia se esiste un trattato di estradizione con lo Stato richiedente e se non vi sia il rischio che all’estradando siano inflitte pene inammissibili per il nostro ordinamento, sia se le condizioni processuali nel Paese di destinazione non siano corrispondenti a quelle che l’ordinamento italiano ritiene essenziali.
E qui c’è un problema abbastanza serio, che consiste nel fatto che, secondo molti, il Papa potrebbe direttamente influire sul processo e sulla sua soluzione.
Ma qui, peraltro, può sorgere un bel altro problema, perché, a mia notizia, non esiste con la Santa Sede un trattato di estradizione, anche se la Santa Sede, o meglio la Città del Vaticano, utilizza il codice penale italiano come proprio codice.

La cosa in sé potrebbe essere irrilevante, ma si potrebbe osservare che, visto che è così, tra i due soggetti, Italia e Città del Vaticano, esiste una sorta di cooperazione tale per cui si possa dire che in realtà non si tratterebbe di una vera e propria estradizione verso uno Stato estero, ma di una sorta di situazione speciale, tale da fare assomigliare la Città del Vaticano ad una sorta di Regione italiana. Cosa, che, penso, la Santa Sede non credo che accetterebbe di prendere in considerazione.
Perché, dico tutto ciò? Perché esiste un ulteriore molto serio problema. Infatti, la nostra Costituzione all’art. 26 fa espresso divieto di concedere l’estradizione per un cittadino italiano, e la signora in questione è cittadino italiano, se ben capisco, o almeno anche italiano.
L’art. 26 dice testualmente: «L’estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali. Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici».
E dunque, a meno che esista un accordo del quale non ho notizia allo Stato degli atti, l’estradizione non potrebbe essere concessa. A parte il fatto che le circostanze del caso potrebbero ragionevolmente fare pensare ad un processo politico: la vicenda si svolge all’interno di una lotta furibonda nel Vaticano tra il Papa e i suoi ‘fedeli’ e un’altra parte del clero che lo osteggia (riferito o meno non saprei, ma è un altro bel problema, all’ex papa Ratzinger!) e vorrebbe ‘deporlo’, anzi, spesso dice esplicitamente che il ‘vero’ Papa è Ratzinger.

Peraltro, l’art. 22 del Concordato, prevede che «A richiesta della Santa Sede e per delegazione che potrà essere data dalla medesima o nei singoli casi o in modo permanente, l’Italia provvederà nel suo territorio alla punizione dei delitti che venissero commessi nella Città del Vaticano, salvo quando l’autore del delitto si sia rifugiato nel territorio italiano, nel qual caso si procederà senz’altro contro di lui a norma delle leggi italiane». Probabilmente questa disposizione potrebbe essere utilizzata per concedere l’estradizione, data la evidente sovrapposizione dei due ordinamenti giuridici.

Insomma, il problema potrebbe diventare di grandissimo interesse e importanza, anche per i rapporti futuri tra Italia e Santa Sede.

Colpisce, peraltro, che il 18 ottobre, nell’Angelus, il Papa abbia fatto un riferimento molto forte alla necessità del rispetto delle leggi dello Stato.
Ciò nel parlare della famosa frase «date a Cesare … », nel commentare la quale il Papa ha fatto un esplicito riferimento alla necessità di pagare le tasse. Non vorrei andare troppo avanti nel discorso, ma certo quel riferimento insistito, dovrebbe dare molto da pensare ai non pochi nostri concittadini che non solo imbrogliano largamente sulle tasse, ma si guardano bene dal non cercare in tutti i modi di indurre lo Stato a consentire che non vengano pagate.
Peccato, però, che poco dopo il Papa abbia aggiunto una frase molto preoccupante, quando ha detto, per citare l’intera frase del Papa: «Pagare le tasse è un dovere dei cittadini, come anche l’osservanza delle leggi giuste dello Stato». L’obbligo del cittadino, ed eticamente l’obbligo è fondamentale, non solo è di pagare le tasse, ma anche di rispettare le leggi, tutte le leggi, non quelle ‘giuste’. Chi può mai decidere che una legge sia giusta o meno? Ecco il grave rischio di questa affermazione, che ovviamente punta a ‘coprire’ le opposizioni di molti a certe leggi dello Stato, come, per esempio, quella sull’aborto.
Ancora più ‘peccato’, perché quella affermazione, in altro e più complesso contesto, sarebbe, invece, perfettamente giusta e potrebbe e dovrebbe essere spesa molto vantaggiosamente in situazioni diverse da quelle italiane, dove i cattolici potrebbero essere chiamati aribellarsia quelle leggi che reprimano le libertà individuali: insomma opporsi ai regimi liberticidi, non solo a quelle leggi che si oppongono a certe convinzioni etico-religiose.
Peccato ancora di più, perché quella frase, sarebbe stata di importanze enorme, come ho appena detto, perché corrisponde testualmente ad una norma fondamentale per qualunque persona civile, espressa nei ‘considerando’ della Dichiarazione Universale sui diritti dell’uomo: la norma per cui per un popolo oppresso è lecita la ribellione.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.