giovedì, Marzo 21

Caso Khashoggi: a rischio i rapporti tra Arabia Saudita e USA? Le ricadute che la vicenda del giornalista rischia di avere sulle relazioni tra i due Paesi

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La scomparsa – e la possibile morte – del giornalista Jamal Khashoggi, noto per le sue posizioni critiche verso l’attuale establishment saudita, rischia di rivelarsi un pericoloso boomerang per le autorità di Riyadh. Acquisita un’inattesa visibilità internazionale, la vicenda ha contribuito ad approfondire la frattura già esistente con la Turchia, le cui autorità sostengono apertamente l’ipotesi dell’uccisione del giornalista all’interno del consolato saudita a Istanbul. Oltre a ridare forza alla voce dell’opposizione, essa ha inoltre messo in un angolo la casa regnante, dalla quale hanno preso le distanze tutti pressoché tutti gli alleati. Anche gli Stati Uniti, che con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca hanno lavorato attivamente per rilanciare il tradizionale ‘rapporto speciale’ con Riyadh, hanno minacciato ‘una punizione severa’ nel caso in cui la responsabilità saudita sia provata. Giornali influenti come il ‘New York Times’ e il ‘Washington Post’ (con cui Khashoggi collaborava) stanno dando ampio rilievo alla vicenda e il fatto che lo stesso Presidente abbia preso una dura posizione sui fatti è indice della loro gravità e delle ricadute che rischiano di avere sui rapporti fra i due Paesi.

L’Arabia Saudita sta attraversando da qualche tempo una complessa fase di transizione. L’arrivo al trono di re Salman, nel gennaio 2015, e la progressiva ascesa del figlio, il principe Mohammad bin Salman (MbS), hanno portato a un riallineamento di potere sia all’interno della famiglia reale, sia nel suo entourage. Sotto l’aspetto di una energica campagna anticorruzione, MbS (che, oltre ad essere l’erede al trono, cumula le cariche di Primo Vice Primo Ministro, Ministro della Difesa e Presidente del Consiglio per gli Affari Economici) ha condotto, nei mesi passati, quella che il ‘Financial Times’ ha definito una ‘purga di principi, ministri e finanzieri’ volta a rafforzare la sua presa sul Paese e sulla sua economia. Indicato da diverse parti come la vera forza dietro al potere del padre (di cui è consigliere sin dai tempi in cui questi era governatore della provincia di Riyahd), Mohammad bin Salman è inoltre coinvolto in una serie di ambiziosi progetti (la c.d. ‘Vision 2030’) volti a ridurre la dipendenza del Regno dagli introiti petroliferi e che hanno concorso a rafforzare i rapporti dell’Arabia Saudita con i maggiori operatori economici e finanziari internazionali.

Da questo punto di vista, l’‘affaire Khashoggi’ non è stato privo di ricadute. Molti dei partner e dei protagonisti della ‘Future Investiment Initiative’, il vertice economico-finanziario programmato per fine ottobre a Riyadh proprio su iniziativa di MbS, hanno iniziato a ritirare la loro disponibilità; fra questi anche colossi dell’informazione quali ‘Financial Times’, Bloomberg, CNN e CNBC, che dell’evento erano i ‘media sponsor’. Nelle ultime ore, ha inoltre cominciato a circolare con insistenza la voce di un possibile forfait del Segretario statunitense al Tesoro, Steve Mnuchin, e del Ministro britannico al commercio, Liam Fox, nel caso in cui sia dimostrata la responsabilità saudita in quanto accaduto. Anche se su questo esiste ancora un ampio margine d’incertezza, le difficoltà di Riyadh sono quindi evidenti, nonostante la leva che le sue autorità possono esercitare attraverso il capitale del Public Investment Fund (PIF), oggi partner di compagnie come Uber, Tesla, General Electric, Lockheed Martin e Blackstone Group. Proprio il peso del capitale saudita in una lunga lista di società è, oggi, il principale asset a disposizione del Paese, specialmente nei suoi rapporti con Washington.

Durante visita compiuta in Arabia Saudita, nel maggio 2017, Donald Trump ha siglato con le autorità locali una lunga lista di accordi commerciali, fra cui uno per la vendita di materiali militari del valore di 110 miliardi di dollari. A margine della stessa visita, sono stati inoltre conclusi altri accordi, che hanno aumentato in maniera significativa il grado coinvolgimento del capitale saudita nell’economia statunitense. Più che le dichiarazioni ‘a caldo’, sarà il peso di questi accordi a influire sul ruolo che la Casa Bianca terrà sulla vicenda Khashoggi. Sinora, Donald Trump si è dimostrato molto sensibile alle ricadute economiche delle sue decisioni e questo atteggiamento non sembra destinato a mutare. Se quindi, da un lato, l’approssimarsi del voto di midterm impone all’amministrazione di non lasciare che sia l’opposizione democratica a ‘dettare la linea’ su una vicenda dal forte impatto emotivo, dall’altro, gli interessi in comune potrebbero rivalersi decisivi sul lungo periodo. E’ questa, forse, la scommessa delle autorità di Riyadh; una scommessa che, tuttavia, rischia di tradirsi in una perdita di credibilità da parte di Washington e – in ultima analisi – nell’indebolimento di un alleato che per re Salman e per l’erede al trono resta comunque importante.

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