lunedì, Marzo 25

Caso Diciotti: fine, e … fine corsa per il diritto Il diritto messo sotto i piedi, stracciato, malmenato, maltrattato e, specialmente, leso, da un ceto politico al potere, quasi per caso

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Nel modo peggiore possibile -sì, senza mezzi termini- nel modo peggiore possibile si conclude forse la vicenda Diciotti. Da ogni possibile punto di vista: politico, sociale, civile e … giuridico. Per Salvini non è successo nulla (o quasi), esattamente come fin dall’inizio avevamo detto, per il resto, duemila anni di civiltà nella spazzatura.

Ho detto ‘forseperché in tanti anni abbiamo dovuto imparare, in questo povero Paese, sempre più di frequente nelle mani di persone del tutto -ma orgogliosamente- inferiori al compito da ogni punto di vista -sociale, politico e, non parliamone nemmeno, economico, ma specialmente giuridico- tutto è possibile.
E sì, perché l’aspetto giuridico, anche se poco amato e meno compreso, è (non saltatemi addosso, è così) è il più importante di tutti. Spiegarlo è quasi impossibile e quindi mi limito ad una formula che dovrebbe essere di chiarimento, anche se in genere viene presa sotto gamba o addirittura ridicolizzata o peggio: se penso al ‘senatore’ Mario Michele Giarrusso, ieri, a fare gestacci e a dire la solita frase scema che ‘non prende lezioni’, ai colleghi e a chi criticava la soluzione della vicenda! Una vergogna spaventosa, che dovrebbe indurre, se fosse possibile, a cancellare a quel personaggio il suo mandato. Ma insomma, questo è il nostro Paese. La formula cui mi riferivo è: il rispetto e il mantenimento delle regole del diritto, sono l’unica (leggete bene: l’unica) garanzia che hanno i cittadini dall’abuso del potere, insomma, dalla dittatura … sì l’ho detto e non m ne pento: dalla dittatura.

Ha ragione, duole dirlo, ha ragione sia pure in maniera più articolata, la signora Lucia Annunziata, quando dice che si è realizzata la più terribile, aggiungo io, delle possibili disgrazie «la superiorità della politica sulla giustizia»: no, signora Annunziata, mi perdoni, non sulla giustizia, sul diritto, peggio, molto peggio.
La giustizia, viene dopo, per così dire; la giustizia è il modo, magari sbagliato, con cui si applicano le regole del diritto,
è però il diritto quello che viene prima, perché conoscere le regole prima è l’unica garanzia di cui dispone chi non ha il potere, cioè noi tutti, attenti, noi tutti, favorevoli e contrari ai leghisti e agli stellini, perché alla fine il potere si esercita sui cittadini, i tantissimi che non ne hanno, ad opera dei pochissimi che, invece, ne hanno.

E dunque. Sul piano sociale e civile, abbiamo assistito alla, purtroppo, solita manifestazione di arroganza, maleducazione, superficialità, strafottenza e incompetenza, alle quali siamo stati abituati da anni. Tutto regolare, starei per dire, sì tutto regolare, ahimè.

Un ceto politico al potere, quasi per caso, ha deciso coscientemente di difendere se stesso e i propri errori (per non dire altro!) dietro lo schermo della immunità, o, se preferite (se no il purista Luigi Di Maio si offende, poverino) della improcessabilità.
Il ceto politico ha difeso brutalmente se stesso e, questo è forse il punto più grave e pericoloso, non dal rischio di cadere o di perdere credibilità o voti, ma dal timore (fondato) di perdere la ‘intoccabilità’, la superiorità non solo al diritto, ma a tutto e quindi a tutti.
Il senso politico della operazione (cinicamente ‘studiata a tavolino’ nelle stanze di Via Bellerio e della Casaleggio) è solo questo, semplicissimo: noi siamo i politici, ci hanno eletti e quindi abbiamo il potere di fare quello che vogliamo, se non vi piace, la prossima volta se ci sarà, votate altri … Di Maio (il peggiore di tutti) aggiungerebbe come sempre: ‘se non siete d’accordo andatevene’ … se fosse per lui, infatti, i cittadini non d’accordo, lui li caccerebbe. È il tema ricorrente, il ritornello di questi individui: ‘ci hanno votati, quindi non discutete; la maggioranza comanda’, di che vi lamentate? ‘sta a noi interpretare gli interessi della Nazione, casualmente coincidenti con gli interessi nostri’.

Queste affermazioni, sono un concentrato maleodorante, di falsità, superficialità e arroganza, perché dettate da una semplice considerazione: ‘abbiamo il potere, e nessuno ce lo può togliere, e quindi lo gestiamo come ci pare’.
Falsità, eccetera, perché, vediamo.

Primo: ilci hanno votati’: non è vero. Una parte appena maggioritaria della popolazione italiana ha votato anche per voi, ma non perché, in trasparenza, prima aveste detto che avreste governato insieme con quale programma. Anzi, eravate ‘ufficialmente’ su sponde opposte, ma vi siete riuniti, non -non raccontate balle- non nell’interesse della Nazione, ma nel vostro interesse di partito, perché il potere non si rifiuta quando te lo offrono su un piatto d’argento.
Sorvolo sulle colpe, questo è un altro discorso, ma ci sono dei ‘dirigenti’ politici oggi impegnatissimi a ‘spiegarci’ quanto bene hanno fatto e farebbero se il destino cinico e baro non li avesse messi nell’impossibilità di continuare. Mi riferisco in particolare ai rimasugli del PD e dei renziani, che l’unica cosa che dovrebbero fare se fossero quei politici che non sono, sarebbe di lasciare il partito, o quel che ne resta. nella mani della, per me, mitica Katia. Ma non lo faranno mai, anzi il Presidente del nulla (il ‘giovane turco’) si iscrive al ‘partito’ di Calenda!

Secondo: la maggioranza comanda: no. E’ una bestemmia che sta bene in bocca a Mussolini o Orbàn e simili, la maggioranza, posto che sia una maggioranza e non una accozzaglia, governa, non comanda, né nello Stato né nel partito, e ‘governa’ vuol dire che agisce nell’interesse di tutti, votanti loro e non, compresi i non votanti. Ma certo ci vorrebbero dei politici per capire una cosa così ovvia.

Terzo: il ‘sta a noi interpretare gli interessi della Nazione’: di nuovo no. Sta al popolo, quello vero, non una cinquantina di migliaia di persone misteriose che smanettano su tastiere varie come l’indimenticabile Napalm51; e siccome sta al popolo vero, occorre tenere conto di tutto il popolo, non solo dei sostenitori della maggioranza.
Grillo, che sostiene di essere il garante dei 5S, sbeffeggiava i suoi critici in teatro (pensateci, uno va al teatro, paga e ti prendono pure a sberleffi!), ma poi dice ai critici di salire sul palco, per criticarlo … non sale nessuno, ma, concludo con la frase micidiale della bravissima Antonella Baccaro (‘Corriere della Sera’): «Il servizio d’ordine fuori dalla sala ha fatto bene il suo lavoro. Il sipario può calare» … roba da Pulitzer.

Ma, dicevo, il tema vero è il diritto, che è stato messo sotto i piedi, stracciato, malmenato, maltrattato e, specialmente, leso.

Sembra così difficile e invece è una cosa semplicissima.
La Costituzione, con l’aggiunta della solita legge scritta con i piedi, dice che il governante può essere esentato dal processo quando abbia agito nell’interesse pubblico, si sente sempre ripetere, ma la disposizione dice che il Ministro può non essere processato quando: «abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo».
A parte il fatto che è del tutto evidente che l’interesse rilevante dello Stato non esiste nel momento in cui si sequestrano delle persone su una nave, il giudizio del Senato è, o meglio sarà, insindacabile, quindi non c’è discussione. Ma l’interesse dello Stato, posto che ci sia, in nessun caso può prevalere sull’interesse delle persone, degli esseri umani. In altre parole, si può ben dire che non si vuole processare Salvini perché ha agito nell’interesse dello Stato, ma non si può dire che, nell’esercitare quel diritto (o meglio quella facoltà, ma non stiamo a sottilizzare) Salvini o chi per lui, possa violare i diritti dei singoli individui, specie se lo fa usando la sua autorità, ma non il suo potere amministrativo con le relative forme dovute e, quindi, impugnabili.
Dicono che questa non è immunità: pensateci, un Ministro ammazza la cognata, il Parlamento dice che lo ha fatto nell’interesse della Nazione e il politico la scappotta, bello no?

Il punto è tutto lì. Altro è esercitare la propria funzione politica, altro è reprimere e violare i diritti elementari delle persone.
Non è una sottigliezza, anzi, è una banalità, ma proprio perché è tale, questo Governo non può accettarla, perché il suo unico ed evidente scopo è di affermare il proprio potere insindacabile, a prescindere dai diritti e dalle garanzie individuali.

Ma non parlo più io (magari ritenuto di parte) e lascio la parola, le tremende, lucide e taglienti come un bisturi parole del Tribunale dei Ministri di Catania, che, nella richiesta di autorizzazione a procedere, a pagina 24 dice: «In conclusione, avuto riguardo alla piena validità della richiesta di P0S del 17 agosto, ritiene questo Tribunale come l’omessa indicazione del ‘place of safety’ da parte del Dipartimento per le Libertà Civili e per l’Immigrazione, dietro precise direttive del Ministro dell’Interno, ha determinato, dopo che alle ore 23:49 del 20 agosto l’unita navale ‘U. Diciotti’ raggiungeva l’ormeggio presso il porto di Catania (cosi creando le condizioni oggettive per operare lo sbarco), una situazione di costrizione a bordo delle persone soccorse fin dalle prime ore del 26 agosto … Non vi è dubbio, invero, che la protratta permanenza dei migranti per cinque giorni a bordo di una nave ormeggiata sotto il sole in piena estate dopo aver già affrontato un estenuante viaggio durato numerosi giorni, la necessità di dormire sul ponte della nave, le condizioni di salute precarie di numerosi migranti, la presenza a bordo di donne e bambini, costituiscono circostanze che manifestano le condizioni di assoluto disagio psico-fisico sofferte dai migranti a causa di una situazione di ‘costrizione’ a bordo non voluta e subita, sì da potersi qualificare come ‘apprezzabile’ e, dunque, penalmente rilevante, l’arco temporale di privazione della libertà personale sofferto …».
A pagina 40 poi prosegue, «II Ministro ha agito al di fuori delle finalità proprie dell’esercizio del potere conferitogli dalla legge, in quanto le scelte politiche o i mutevoli indirizzi impartiti a livello ministeriale non possono ridurre la portata degli obblighi degli Stati di garantire nel modo più sollecito il soccorso e lo sbarco dei migranti in un luogo sicuro … La stessa Corte Costituzionale, in diverse circostanze, ha avuto modo di evidenziare che la discrezionalità nella gestione dei fenomeni migratori incontra chiari limiti, sotto il profilo della conformità alla Costituzione e del bilanciamento di interessi di rilievo costituzionale, nella ragionevolezza, nelle norme di trattati internazionali che vincolano gli Stati contraenti e, soprattutto, nel diritto inviolabile della libertà personale … E’ convincimento di questo Tribunale che la scelta del Ministro Salvini di non autorizzare lo sbarco dei migranti fino alla sera del 25 agosto non possa essere qualificata come ‘atto politico’ in senso stretto e, in quanto tale, sottratta al sindacato dell’Autorità Giudiziaria … », che prosegue documentando punto per punto e con testimonianze e documenti, come le singole decisioni siano state tutte prese personalmente dal Ministro, benché non rese in atti formali. Quanto alla ‘collegialità’ governativa, ben strana ‘collegialità’, solo di alcuni Ministri!

Come dire: ‘io comando e faccio ciò che voglio’. Come volevasi dimostrare.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.