sabato, Dicembre 7

Caso Boschi – De Bortoli, primo di altri Tsunami

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I più anziani si ricorderanno l’esilarante trasmissione di Nanni Loy, ‘Specchio segreto‘. I più giovani si chiederanno se ci si trova ad assistere a una puntata di ‘Scherzi a parte‘; a qualcosa, insomma, organizzata per farsi beffe di un malcapitato, che si viene a trovare al centro si una situazione a cavallo tra i fratelli Marx, ‘The Three Stooges‘ e il primo Woody Allen. No, purtroppo no. Purtroppo niente Nanni Loy, niente ‘Scherzi a parte‘, niente fratelli Marx; soprattutto nulla da ridere. E’ tutto vero.
Roma è sporca. Anzi: zozza; colpa dei romani, che spesso e volentieri lasciano le loro immondizie dove capita, ma mai dove dovrebbe essere lasciata; colpa di una municipalizzata che è stata spolpata da rapaci incapaci di una sia pur minima imprenditorialità, ma voracissimi; colpa di un’Amministrazione che si mostra incapace di fare anche una semplice O con un bicchiere. Colpa di tante cose. Fatto è che le strade della capitale, al centro come in periferia, sono sommerse da rifiuti di ogni genere, pascolo e paradiso di pantegane, gabbiani, piccioni, cinghiali e con la primavera ormai inoltrata la situazione peggiora, per il caldo, il lezzo insopportabile… Quod non fecerunt barbari, fecerunt i discendenti dei Barberini e i loro amici.
Roma non è solo la capitale d’Italia; è il luogo dove si dà appuntamento, la popolazione di mezzo mondo. Vengono per il Colosseo, vengono per il Papa, vengono per la cappella Sistina, fatto è che a Roma, forse più che altrove, si parlano tutte le lingue, si vedono tutte le etnie. Forse Roma, come ci hanno assicurato Armando Trovajoli (e con lui Pietro Garinei e Sandro Giovannini) ancora riesce ‘a nun fa’ la stupida’; ma chi la (s)governa, proprio no: non ci riesce.
Ecco, dunque, che si accende il duello delle scope. Si parla seriamente, il Lettore non pensi che si sta cercando. Un Partito Democratico in cerca di rilancio (e più che mai a Roma), ha una bella pensata: Roma pulita; gli stessi che un anno fa avevano affisso manifesti per ogni dove assicurando che grazie a loro l’immondizia sarebbe stata raccolta anche la domenica (ci si sarebbe accontentati dal lunedì al sabato, già sarebbe stata una vittoria della pulizia e della salute), ora hanno deciso di rimboccarsi le maniche: ci avrebbero pensato loro, con scope, ramazze, bidoni e quant’altro, a ripulire la città. La Giunta guidata dalla grillina Virginia Raggi non può, non sa, non fa; ecco il PD che provvede.
Il Movimento delle Cinque Stelle, però, non ci sta a subire una simile onta; corre ai ripari. Sabato grande mobilitazione, per lasciare quelli del PD con un palmo di mano, la domenica. «Quelli vanno a pulire? E trovano tutto già fatto. Tié!». Però Roma è grande, l’immondizia ovunque; non si può pulire ovunque; bisogna saperlo prima dove andranno, così li si precede… Ecco, dunque, che si scatena la caccia alla scopa, per sapere dove si sono dati appuntamento i militanti del PD, e così precederli. Ma anche quelli del PD non sono degli ingenui sprovveduti. Dove andare lo comunicheranno solo all’ultimo minuto. Il militante si tenga pronto, dove andare gli verrà comunicato a tempo debito…
E’ possibile che in tutto questo gioco di sorveglianza reciproca abbia tenuti così occupati gli uni e gli altri al punto che nessuno ha fatto quello che si proponeva di fare: il vostro cronista, nelle strade frequentate, ha trovato lamonnezzadi sempre. Ma non è questo. Il punto è che la politica, quella nella capitale almeno, si sia ridotta a questo tipo di comiche che neppure Larry Semon, o Ridolini che dir si voglia.

Volete qualcosa di più serio (difficile), o almeno di più generale? Bene. Allora si può dire che siamo agli inizi della guerra al massacro, e che Matteo Renzi e i suoi cari ancora ne dovranno vedere delle belle. La tempesta che si è scatenata sul capo di Maria Elena Boschi per via della decina di righe pubblicate nel libro dell’ex direttore del ‘Corriere della SeraFerruccio De Bortoli a proposito di un ruolo giocato a favore della Banca d’Etruria, è solo l’inizio, l’antipasto di uno tsunami che è cominciato con la vicenda Consip, e proseguirà fino ad autunno inoltrato con altri non meno laceranti capitoli. Ben altre bordate, ci si accinge a far esplodere. E’ un inizio di cui si vedrà la fine solo quando uno dei contendenti sarà caduto a terra. Nessuno dubita che arriveranno i colpi. Ci si domanda solo quando, arriveranno; e da quale direzione.
Renzi e amici mostrano il volto di chi è sicuro del fatto suo; ma occorre scavare sotto la superficie, e cercare di decrittare le mosse di attori che al momento sono in posizione defilata, sullo sfondo; ma non per questo non svolgono un ruolo da protagonisti, attivi e attivatori. Il primopalazzoche non bisogna mai smettere di tenere d’occhio è, e continua a essere, il Quirinale. Il Presidente Sergio Mattarella si muove con la cautela che gli è tipica, ma i passi felpati non devono trarre in inganno. Più che mai è intenzionato a tenere sotto controllo la situazione. Dal punto di vista politico, istituzionale ed economico.

Che non sia opportuno andare a elezioni anticipate lo sembra comprendere perfino Renzi; nessuna fretta mostra di avere Silvio Berlusconi; lo stesso movimento di Grillo, checché dicano i suoi leader, preferisce attendere. Ognuno per ragioni diverse, ma il fine è identico. Il tempo, ovviamente, lavora a favore di quanti sono contrari allo scioglimento delle Camere. Un test importante saranno, comunque, le prossime, ormai imminenti, elezioni amministrative. Renzi, con la prosopopea che ormai il suo abituale vestito, si dice sicuro di oltrepassare quel 40 per cento di consensi raccolto alle elezioni amministrative. Del resto, se vuole cancellare la Caporetto referendaria, deve vincere annichilendo gli avversari. I sondaggi, però, pur valendo quello che ormai sappiamo, vanno in altra direzione. Il segretario del PD lo sa bene; e sa bene che ci sono scadenze politiche internazionali importanti, e gravosi impegni economici da assumere. Non si sa, infine, quale atteggiamento assumerà il Vaticano. Forse nessuna; oppure con la lungimiranza che spesso oltretevere si ha, sono già stati individuati i vincitori di ‘domani’, e ci si attrezza. Qualcosa si comprenderà quando papa Francesco sceglierà il nuovo Presidente della Conferenza Episcopale Italiana: se l’Italia rientra nel suo ‘slam’, oppure sono altri gli interessi, i ‘confini’, le direzioni nelle quali le ‘pantofole’ pontificie intendono muoversi. Tutto, però, al momento congiura perché Paolo Gentiloni e il suo Governo restino in sella.
Al tempo stesso viviamo una situazione analoga a quella della rana che si carica sulle spalle lo scorpione per attraversare il fiume. La rana confida che lo scorpione non la arpionerà, perché annegherebbe anche lui. Ma lo scorpione artiglia la rana, ben consapevole che in questo modo anche lui morirà. Perché lo fa? «Perché è nella sua natura». La natura di Renzi è nota. E’ pur vero che il Presidente Mattarella non è una rana.

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