sabato, Dicembre 7

Caso Sarkozy: alla luce della Libia dagli anni 2000 ad oggi La lettura politica dei fatti tra Parigi e Tripoli che spiegano il contesto dei miliardi che sarebbero finiti a Sarkozy: ne parliamo con il professor Francesco Strazzari e l’analista ISPI Arturo Varvelli

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L’ex Presidente francese Nicolas Sarkozy è stato accusato di aver ottenuto presunti finanziamenti illeciti dall’ex Presidente libico Muammar Gheddafi per la sua campagna elettorale del 2007. Da ieri Sarkozy si trova in stato di fermo e questa mattina è stato nuovamente interrogato presso gli uffici della Polizia giudiziaria di Nanterre. Nella giornata di ieri si è tenuto il primo interrogatorio dell’ex Presidente francese, iniziata alle 8 del mattino e interrotta verso mezzanotte. Dopo la seduta di oggi Sarkozy potrebbe essere accusato formalmente, essere convocato di nuovo nei prossimi giorni o essere rilasciato.

La vicenda ricorda per certi versi quello che fu Mani Pulite in Italia, quindi i fondi neri nelle casse dei partiti e dell’inquinamento della competizione elettorale”, commenta Francesco Strazzari, professore associato alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Le indagini sui presunti finanziamenti da parte del Governo libico per la campagna presidenziale di Sarkozy, sono iniziate già nel 2013, dopo le prime rivelazioni del quotidiano francese ‘Mediapart’. “Si parla di una cifra che oscilla tra i 5 milioni di euro e i 50 milioni che sarebbero stati consegnati brevi manu in valigetta”, spiega Strazzari.  È plausibile che Gheddafi all’epoca stesse cercando con il dinamismo del figlio Saif al Islam Gheddafi, di smarcarsi rispetto al quadro di sanzioni di cui il regime era fatto oggetto. “Spesso di dice, relativamente a Gheddafi, che stato Sarkozy a sdoganarlo. Questo non è vero perché il regime di Gheddafi si comincia a rilegittimare internazionalmente ben prima del 2007 con Sarkozy Ministro degli Interni”, prosegue Strazzari. In realtà è dal 2003/2004 che comincia a crollare il muro di sanzioni, a partire da tutta una serie di vicende che hanno a che fare con lo smantellamento dell’arsenale strategico che Gheddafi stava mettendo in piedi.

Tutto il muro intorno a Gheddafi parte con l’accusa di fomentare il terrorismo internazionale e ha come punto massimo l’attentato di Lockerbie sui cieli della Scozia. Infatti, “la linea di frizione primaria era evidentemente con l’Inghilterra in questo caso. Con la Francia c’è l’episodio di Ustica. Ciò che emerso è uno scenario di battaglia aerea nei cieli del mare Mediterraneo, in cui erano coinvolti i famosi Mig libici, poi abbattuti nel bosco della Sila e verosimilmente una squadriglia NATO di marca francese”, afferma Strazzari. E’ un dato di fatto ed è vero che Sarkozy si sia impegnato con la moglie, per la risoluzione di quell’orrendo ‘affair’ delle cinque infermiere bulgare che vennero accusate di aver deliberatamente diffuso l’AIDS. Quell’operazione che ebbe una marca mediatica umanitaria, fu un’operazione di successo, che evidentemente diede una chiave di accesso a Sarkozy.

In tutta quella fase l’Italia stava negoziando la riconciliazione sul piano storico, a partire dal riconoscimento dei danni inferti alla Libia con la firma del trattato di amicizia preparata sotto il Governo Prodi, e che venne poi firmato dal Governo Berlusconi. In quel periodo c’è una sorta di tour di public relations di Gheddafi e il figlio Saif, ‘il delfino’ politicamente parlando, quello che oggi ancora sembra che voglia svolgere un ruolo in Libia, che con diverse operazioni si impose sulla scena del business della politica europea. “Uno scandalo che va ricordato è quello che ha portato a far saltare un intero dipartimento alla London School of Economics perché il figlio Saif aveva effettuato una forte donazione per un centro di studi legato alla componente più libera del mondo accademico britannico e quando a bombardamenti già iniziati, la notizia venne fuori, vennero accusati i membri del dipartimento di assenza di integrità morale e il dipartimento è esploso”, commenta Strazzari.

In ogni Paese la famiglia Gheddafi ha cercato in qualche modo di inserire degli elementi di condizionamento, di presenza, e questo è andato di pari passo al dischiudersi di un muro che aveva congelato di fatto un’enorme ricchezza prodotta con gli idrocarburi del Paese. Il Paese non entrava nel gioco della globalizzazione, le banche non comunicavano con l’esterno, c’era un muro esterno di sanzioni che aveva fatto si che la Libia fosse diventata un’enorme cassaforte che ha speso molto internamente, ma ha speso poco internazionalmente. “Per spendere internazionalmente la Libia inizia a spendere dove può e dove trova uno spazio, ed è in questo contesto che c’è probabilmente un condizionamento della leadership francese, e la storia è quella di un finanziamento legato direttamente alla cordata Sarkozy per promuoverne l’ascesa politica da Ministro degli Interni per la campagna presidenziale”, prosegue ancora Strazzari.

L’analista del Sant’Anna spiega che Sarkozy aveva legittimità politica domestica, aveva bisogno di un’aurea internazionale che ricava anche con la missione in Libia, e portando a casa, secondo il teorema accusatorio, un forte ‘bust’ dal punto di vista economico. Ci sono alcuni episodi oscuri di successive rivelazioni e scomparsa di testimoni, o comunque testimoni che vengono barattati. Tutti gli uomini chiave della sicurezza o coloro che sono stati nel gioco hanno subito sorti oscure. “C’è Saif, che viene incarcerato e che oggi vuol giocare un ruolo, ma di fatto parla con dei memorandum, fa un gioco di condizionamenti e ricatti. C’è un personaggio importante dei servizi, che viene ucciso e trovato morto nel Danubio nel 2012, che era uno che sicuramente sapeva. Da ultimo, forse la cosa più inquietante, c’è stato il tentativo di eliminare un’altro alto papavero che è a conoscenza dei fatti, Beshir Saleh Beshir, consigliere di Gheddafi, all’aeroporto di Johannesburg a febbraio di quest’anno”, commenta Strazzari.

Tutta una serie di persone a conoscenza dei fatti di quello che è questo contatto che risale alla fine del primo decennio del 2000, saltano, vengono uccise, incarcerate. Sono persone che hanno conoscenza delle dinamiche di funzionamento del regime che vanno al di la di quest’episodio. Ci sono altre situazioni e altre storie che potrebbero avere un ruolo condizionante rispetto alla Libia e alla politica interna nell’Europa di oggi. “È verosimile che in quegli anni tra il 2004 e il 2007, la famiglia Gheddafi si stesse smarcando in diversi Paesi. La percezione di tutti i leader europei del tempo è che la Libia si stesse avviando ad un percorso di transizione e di apertura politica alla quale corrisponderà anche un’apertura economica”, afferma Strazzari e aggiunge: “sono stati fatti una serie di investimenti ‘pesanti’ regionali e la Libia mira ad ottenere un ruolo politicamente importante, per esempio la Libia assumerà il ruolo di Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra”. Un’apertura economica e politica che ha dei lati oscuri.

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