martedì, Settembre 29

Casini sul Venezuela: “È un inferno” A margine del Seminario antimafia a Buenos Aires, il Senatore Pier Ferdinando Casini ha proposto di organizzare un evento parlamentare in sostegno dei deputati venezuelani

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La situazione in Venezuela si fa ogni giorno più complicata. Dopo il blackout che ha colpito il Paese a metà marzo mandando in tilt numerose città, lelettricità è venuta a mancare nuovamente due giorni fa creando nuovi disagi ed esacerbando una crisi socio-economico-sanitaria a cui a farne le spese è l’esausto popolo venezuelano. Il Presidente chavista, Nicolás Maduro, in un discorso alla nazione, ha annunciato un piano di razionamento dell’energia elettrica della durata di 30 giorni in modo da assicurare un equilibrio tra generazione, trasmissione, distribuzione e consumo, con particolare attenzione alla distribuzione dell’acqua. Facendo ciò, il leader bolivariano ha contemporaneamente attaccato – come sempre –  gli Stati Uniti, accusati di voler mettere sotto scacco Caracas attraverso attacchi cibernetici e colpevoli di sostenere gli atti di sabotaggio dell’opposizione.

La causa del blackout, però, non è di matrice statunitense e non riguarda la cybersecurity. Come ci aveva spiegato l’analista dello IAI (Istituto Affari Internazionali), Jean Pierre Darnis, infatti, anche se un attacco cibernetico su una rete elettrica è possibile, “avrebbe senso soltanto se rivendicato dalla Casa Bianca”, mentre l’interruzione di corrente elettrica “sembra piuttosto dovuta alla cattiva manutenzione e all’obsolescenza”, poiché “la rete elettrica del Venezuela soffre di parecchi problemi”.

E proprio per far fronte alla minaccia statunitense, Maduro ha accettato ben volentieri l’invio di personale militare nel Paese sudamericano da parte di Mosca, che col regime chavista ha avviato una partnership che risale al 1999, quando Hugo Chavez prese il potere. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha dichiarato che la presenza dei militari russi sul suolo venezuelano «non viola la legge internazionale» e «non modifica l’equilibrio delle forze nella regione». La replica del Presidente americano, a quello che è visto come un vero proprio affronto da parte del Cremlino, non si è fatta attendere. «Russia has to get out», ha risposto laconicamente Trump alla domanda su quanto complicasse la situazione venezuelana la mossa russa.

I provvedimenti presi da Maduro negli ultimi giorni, però, non riguardano solamente la corrente elettrica, ma anche il suo avversario politico, Juan Guaidó. Maduro, infatti, ha revocato la carica di Presidente dellAssemblea Nazionale allautoproclamatosi Presidente ad interim, mentre Elvis Amoroso, controllore generale del Venezuela, invece, ha annunciato l’ineleggibilità del giovane leader ad ogni carica pubblica per 15 anni.

Proprio per sostenere l’attività di Guaidó e dei parlamentari dell’Assemblea Nazionale, il Senatore Pier Ferdinando Casini, membro del Gruppo per le Autonomie (SVP-PATT, UV) e Presidente del Gruppo Italiano dell’Unione Interparlamentare, ha lanciato – a margine del Seminario Antimafia Italo-argentino svoltosi a Buenos Aires dal 26 al 28 marzo scorso –  la proposta di organizzare un grande evento parlamentare in America Latina di solidarietà col Venezuela. Per Casini – che ha espresso sostegno a favore dei colleghi venezuelani ai quali Maduro «nega l’accesso al Parlamento, ha preso i loro salari per tre anni e non gli riconosce l’immunità parlamentare» –  l’Assemblea Nazionale è «l’unico organismo legittimo del Venezuela».

Contattato telefonicamente, il Senatore Casini ci ha concesso una breve intervista sulla situazione venezuelana.

 

Di casa tratta la proposta sulla Conferenza sudamericana a sostegno dei parlamentari dell’Assembla Nazionale venezuelana?

Io penso che i parlamenti di tutto il mondo si debbano muovere perché qui è violata la libertà di un Parlamento ed il mandato di arresto, ridicolo, contro Guaidó è la dimostrazione di come è sprezzante e di come ci sia la necessità che tutti i Parlamenti del mondo difendano, con la libertà di Guaidó, la loro libertà.

Nicolas Maduro ha revocato la carica di Presidente del Parlamento a Juan Guaidò, mentre Elvis Amoroso, controllore generale del Venezuela, ha annunciato l’ineleggibilità dell’autoproclamatosi Presidente ad interim ad ogni carica pubblica per 15 anni. Verso dove sta andando il Venezuela?

Il Venezuela è già nel baratro. È un Paese che non riesce più a garantire le sussistenze di vita dei propri cittadini, 3 milioni dei quali sono scappati via letteralmente. Per cui, non è che il Venezuela deve andare da qualche parte, purtroppo, è già in una qualche parte, cioè all’inferno. Il tutto nell’indifferenza dei Paesi liberi e nella complicità di chi sta cercando di fare i propri interessi sulle  spalle di un popolo affamato, penso alla Russia e alla Cina e, soprattutto, a Cuba, che stanno speculando e utilizzano Maduro per succhiare quel po’ che è rimasto da succhiare nel Venezuela.

Ci sono ancora spazi per la democrazia e la diplomazia in Venezuela dopo l’invio nel Paese di militari da parte di Mosca? Crede che sia ormai inevitabile il conflitto armato?

La speranza verso la democrazia è l’unica cosa a cui ci si deve attaccare perché non possiamo rassegnarci a pensare che i venezuelani che raggiungano l’aspirazione che hanno tutti i popoli. Naturalmente tutti noi lavoriamo per un esito pacifico, ma qui chi va commettendo violenze e chi impedisce l’esito pacifico è Maduro. Finché l’Esercito non si schiera dalla parte del popolo rimane uno strumento nelle mani di Maduro per poter, in qualche modo, esercitare e mettere in piedi una dittatura, che è quello che sta succedendo in queste ore in Venezuela.

L’Italia, inizialmente, non si era schierata sulla vicenda venezuelana ed anche su questo argomento le parti del Governo non si erano travate d’accordo. Quanto è importante, invece, che il nostro Paese prenda posizioni chiare in determinate situazioni? Che ruolo può giocare l’Italia?

Io amo il mio Paese e non mi rassegno al pensiero che l’Italia non abbia il coraggio di fare ciò che tanti Paesi hanno fatto in Europa. Vedo che il posto del mio Paese è insieme alla Francia, alla Germana e l’Inghilterra, non da qualche altra parte, perciò non mi rassegno sul fatto che ci possa essere un riconoscimento di Guaidó. L’Italia, per ora, ha balbettato e, comunque, il dato positivo – se vogliamo vedere il lato positivo – è che abbia disconosciuto il regime di Maduro.

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