martedì, Luglio 16

Case farmaceutiche all’assalto del mercato della cannabis medicale La settimana della canapa nelle testate estere, dal 3 al 7 settembre

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Settimana all’insegna della ufficializzazione del grande interesse delle case farmaceutiche non solo nell’investire nel campo della Cannabis medicale ma soprattutto per trarne grandi vantaggi in termini di rendite vista la posizione di netto vantaggio nella acquisizione di brevetti e metodiche di preparazione. L’Unione Europea parte svantaggiata per limiti e vincoli troppo stringenti rispetto a quelli -più blandi- di Cina, Asia in genere, Canada e Sud America

Mondo-Cannabis medicale

Le più importanti e potenti case farmaceutiche a livello mondiale sbarcano definitivamente nel settore della produzione e commercializzazione di Cannabis

E’ partita la caccia delle grandi multinazionali del farmaco lanciate alla conquista del settore della Canapa ma soprattutto della Marijuana a scopo medicale. Negli ultimi anni, Novartis, Pfizer, Merck ed altre major farmaceutiche mondiali hanno già registrato decine e decine di brevetti basati su componenti della Cannabis a fini di trattamento di problemi medici o di salute. Secondo un recente report di settore, il punto di svolta è stato l’ingresso delle più grandi multinazionali del farmaco del settore, i ricercatori dicono ormai unanimemente: “Big Pharma è entrato nel mondo della Cannabis”, come per dire, “Siamo alla svolta”. I benefici della Cannabis e dei suoi componenti a fini di trattamento di problemi di salute, ormai non sono più un segreto per nessuno. La pianta, considerata una droga per migliaia d’anni nella Storia e bandita solo fino a 100 anni fa, ora sta tornando al centro dell’attenzione mondiale. Le compagnie farmaceutiche sembrano essere già pronte a fagocitare il settore, farlo proprio e conferirvi lo spirito del loro modo di procedere, assolutamente finalizzato alla monetizzazione e capitalizzazione.

Un recente studio della nota sigla analitica New Frontier, che si focalizza sull’industria della Canapa, ha trovato che 7 su 10 maggiori possessori di licenze nel settore della Canapa e dei suoi componenti sono società farmaceutiche grandi e molto ben conosciute. Secondo questo studio le società oggi sono in gara per la acquisizione di Proprietà Intellettuali IP e questa competizione, in verità, ha preso avvio ben prima che il Canada diventasse il primo Paese del G7 ad aver legalizzato la Cannabis e aprisse al mercato legale della Cannabis che diventerà ufficiale il 17 Ottobre dell’anno corrente. Questi brevetti, che sono difficili da applicare in un ambito da mercato nero delle proprietà intellettuali e dove fino ad oggi hanno in parte agito, risulteranno particolarmente rafforzati non appena quella legalizzazione entrerà in piena operatività. Tutto questo vedrà essere in chiaro vantaggio chi detiene brevetti in questo campo e che trasformeranno l’intero settore in un vasto mercato competitivo a livello mondiale. Nove dei problemi di salute per cui la Cannabis può essere utile ed essere una valida alternativa rispetto ai trattamenti medicali canonici, potrebbero caratterizzare un mercato dei farmaci USA valutabile in 20 bilioni di Dollari USA nei prossimi due anni.

La lista dei principali Marchi farmaceutici vede: 1) Novartis, una società farmaceutica svizzero-americana, una delle più grandi al mondo, produttore di Walteran e Ritlin, possiede 21 brevetti nel campo della Cannabis; 2) Pfizer, una società farmaceutica americana, collocata al primo posto nella classifica delle vendite al mondo, società che produce il Viagra, possiede 14 brevetti nel campo della Cannabis; 3) Geebles, una compagnia farmaceutica britannica, il primo Marchio produttore di farmaci derivati da Cannabis al Mondo con licenza della FDA possiede 13 brevetti nel settore della Cannabis; 4) Ericsson, una compagnia telefonica svedese, creatore di telefoni mobili, possiede 13 brevetti nel settore della Cannabis; 5) Soup, una delle società farmaceutiche più grandi al Mondo, possiede 11 brevetti nel settore della Cannabis; 6) Solvay, una società farmaceutica belga il cui dipartimento farmaceutico fu acquisito nel 2010 dalla compagnia farmaceutica americana Abbott, possiede 7 brevetti in campo della Cannabis; 7) Cao, una corporazione chimica giapponese, possiede 7 brevetti nel settore della Cannabis; 8) Ogeda Division, una società farmaceutica belga acquisita lo scorso anno dalla società farmaceutica Astellas, possiede 2017 brevetti nel settore della Cannabis: 9) Sanofi, una compagnia farmaceutica francese, una delle 5, la più grande compagnia farmaceutica al Mondo, possiede 6 brevetti nel settore della Cannabis; 10) Università del Connecticut, possiede 6 brevetti nel settore della Cannabis.

Tutto questo rappresenta lo strapotere delle case farmaceuutice che -attraverso il possesso di specifici brevetti- sono forti competitor nel mercato del settore a livello globale. E’ facile immaginare come un mercato che al momento è stimato in 4 bilioni di Dollari USA ma che appare sempre più chiaramente in forte crescita, sia particolarmente appetito dalle case farmaceutiche ma non si tratta di un fenomeno del tutto nuovo. Sui componenti della Cannabis, cioè i Cannabinoidi, così come sulla efficacia nei trattamenti di patologie quali glaucoma, sofferenza e dolore, infiammazioni, tosse, infarto, Alzheimer, il Morbo di Parkinson, cancro, diabete, itterizia, Sclerosi multipla, la lotta tra le compagnie farmaceutiche a livello mondiale è apertissima.

Unione Europea

Mercato in forte espansione e di grandi prospettive ma frenato da un livello troppo basso di THC consentito e da una legislazione comunitaria lacunosa e non omogenea

Alla conclusione del Summit di due giorni ‘Il futuro della canapa medicale’ tenutosi alla fine di Agosto 2018 ai cui lavori hanno partecipato delegati provenienti da Unione Europea, Asia e Nord America nella sede dell’HempToday Center in Polonia, si è delineato un chiaro panorama di ampia crescita potenziale per il mercato CBD in Europa, soprattutto per tutte quelle società che investono e vorranno investire in un territorio insidiato da normative scure, lacunose e spesso burocraticamente retrive, a fronte di un’industria in forte evoluzione e crescita allo stesso tempo . E mentre il mercato CBD mostra ampi margini di crescita per i settori dell’alimentazione, farmaceutico e nutraceutico, ovvero degli integratori nutrizionali, alcuni attori potrebbero finir vittime poste sotto sorveglianza da parte di investitori e consumatori che sono più portati verso Marchi le cui caratteristiche primarie sono l’attrattività della Scienza e della Qualità. Jacek Kramarz, Capo dell’Ufficio Vendite di HemPoland, promotore del Marchio operativo nel mercato CBD CannabiGold ha sottolineato che -nonostante le grandi difficoltà nell’allineare normative parecchio discordanti nell’area dell’Unione Europea, il mercato offre grandi aspettative e prospettive di crescita. Il Marchio, con base in Polonia, Elblag, è stato recentemente venduto in quella che è ritenuta la più grande acquisizione nel suo genere a livello continentale.

Ciò che più risulta difficile oggi, come riferisce lo stesso Kramars, è quello di uniformare la pianificazione del business a fronte di una così ampia congerie di regolamentazioni giuridiche differenti in un mercato potenzialmente molto proficuo. Oltretutto, pianficare nel lungo periodo potrebbe risultare operazione non molto utile dato che si tratta di un mercato in forte e rapida evoluzione. Questo comporta anche difficoltà apparentemente spicciole, come orgaizzare le scritte accompagnatorie ai propri prodotti e proporre un’unica politica dei prezzi e della distribuzione rispetto alla varietà di legislazioni singole di ogni Stato Membro UE, per fare un esempio. Inizialmente i consumatori -ha chiarito Kramarz- giungevano ai orodotti medicali a base di CBD avendo già provato svariati metodi della Medicina corrente ufficiale e non trovando risposta alle proprie esigenze mediche con le medicine standard poi passavano a farmaci CBD. Oggi siamo in presenza di un fenomeno che non è solo moda o abitudine, si tratta di qualcosa di diverso e che va oltre lo stile di vita, perché aver adottato i cannabinoidi significa che si verso una cultura più aperta e in evoluzione.

Le regolamentazioni sui livelli di THC oggi fissate su un limite dello 0.2% per il mercato dell’Unione Europea, rende quest’area meno competitiva per il settore della Canapa, altre Nazioni più robuste in quanto a presenza, hanno limiti sull’1% e l’Europa è certamente sotto pressione e parte svantaggiata rispetto alla media dei Paesi che al Mondo operano intorno al limite dello 0.3%. Risolvere la questione dei limuti di THC portando su un punto percentuale più in alto potrebbe portare molto facilmente l’Unione Europea ad allinearsi con Svizzera, Australia e Uruguay che non a caso sono più avanti in questo specifico panorama.

Per quanto riguarda le prospettive nell’immediato futuro, tra i colossi del mercato e soprattutto tra coloro che primeggeranno vi è la Cina, sebbene ancor oggi sia una specie di enigma: è un produttore massivo e di grandi proporzioni ed anche la sua qualità sta velocemente innalzandosi. Anche la democratizzazione delle informazioni su CBD contribuirà ad un più pieno accesso ai cannabinoidi ed ai loro benefici le cui conoscenze si esapnderanno a livello popolare. Per gli esperti si tratta di un competitor che a breve potrebbe prevalere facilmente a licello mondiale.

Il Canada potrebbe molto rapidamente emergere soprattutto alla luce dei recenti -importanti-provvedimenti di legge introdotti a favore degli agricoltori nel vendere fiorifute di Canapa, essenzialmente aprendo il mercato per la produzione di CBD in un Paese che ha anche legalizzato la Marijuana per uso medicale ma anche ricreativo.

L’America Latina con le sue legislazioni permissive e favorevoli alle colture di Canapa, si prospetta come la regione che potrebbe attrarre a breve e in gran quantità investitori interessati a livello globale.

Il Mercato del Sud Est Asia è quello che mostra di superare facilmente le barriere giuridco-legali poste in altri quadranti produttivi mondiali e di andare oltre certi approcci conservatori nei confronti della Cannabis nel Mondo.

I produttori degli Stati Uniti sono già improntati verso una strada che conduce ad un aggiornamento costante e nella specializzazione di mercato in una visione di lungo periodo come chiave di un imminente successo futuro.

USA

Dallas, trapianto di fegato negato ad un paziente perché risultato positivo a livelli eccessivi di CBD. Ma il paziente usa farmaci CBD derivati per limitare il dolore cronico

Ha creato scandalo ma soprattutto ha offerto il destro ad un precedente di notevole rilievo il caso di alcuni dottori che a Dallas hanno rifiutato di offrire l’opportunità di un trapianto di fegato al signor Rolando Rosa dopo che il paziente ha mostrato di non aver superato i test medici di ammissione all’intervento chirurgico a causa della riscontrata assunzione di droghe pur avendo comunicato di aver usato sempre e solo prodotti ottenuti da olii ottenuti da CBD e supplementi connessi a scopo medicale, come peraltro confermato dalla famiglia dello stesso paziente. Per gli esperti in materia, nonostante l’opinione pubblica contraria sul tema, può accadere che alcuni soggetti che utilizzano normalmente prodotti a base CBD, possono incorrere nel rischio di non superare alcuni test di ammissione a trattamenti sanitari specifici soprattutto interventi chirurgici. Si tratta di eventualità rara, è vero, ma può accadere. Rolando Rosa ha urgentemente bisogno di un intervento di trapianto di fegato.

Secondo quanto riporta la figlia, Monica Garcia, suo padre è da tempo passato all’utilizzo di farmaci ed olii derivati da CBD per cercare di limitare il suo dolore cronico contestualmente alla riduzione progressiva di adozione di farmaci oppiacei che annullano la sofferenza. Proprio in occasione di un potenziale imminente intervento di trapianto di fegato, i dottori hanno inviato al signor Rosa alla sua abitazione il divieto medico ufficiale all’intervento a causa dell’uso di medicinali e olii derivati dal trattamento di CBD e per il test risultato positivo al THC. Il che -hanno affermato i dottori- li obbliga a presentare diniego all’intervento chirurgico perché non confacente agli ordini imposti alla classe medica. I consumatori acquistano milioni di dollari USA in prodotti derivati da CBD su base annua. Una tra le ragioni per le quali questo accade è che tali prodotti offrono molti degli effetti curativi delle piante di Cannabis senza gli effetti derivanti da livelli troppo alti di Cannabis psicoattiva (Marijuana). Dal punto di vista legale, l’industria della Canapa e dei suoi prodotti non può superare il livello dello 0.3 percentuale di THC, molto al di sotto quindi del livello degli effetti stupefacenti. Nonostante tutto questo, può accadere che tali livelli risultino superati in caso di test su sostanze stupefacenti.

Ora Monica Garcia spera che il caso familiare possa indurre a rivedere la materia soprattutto gli standard medici, in caso di sforamento dei limiti imposti per legge in frangenti similari dovuti all’uso di olii e prodotti derivati da Cannabis per uso medicale. Allo stesso tempo ha avviato una campagna di fund rising per sostenere il padre nel poter accedere ad un intervento di trapianto e quindi coprire le costose cure del caso e delle quali il padre ha sempre più necessità urgente. Allo stesso tempo, spera che la struttura ospedaliera che ha inizialmente frapposto diniego, possa rivedere le proprie decisioni, visto che si è in presenza di chiaro uso continuativo di prodotti derivati da CBD ma per specifico uso medicale, nella fattispecie per ridurre il dolore cronico. La questione è importante anche per i suoi risvolti futuri, in quanto questo caso potrebbe creare un precedente positivo e tornare di grande vantaggio per tutti coloro che si possono malauguratamente ritrovare nelle stesse condizioni medico-sanitarie del signor Rolando Rosa. Ora si attende una decisione ufficiale da parte dei sanitari di Dallas, affinché il signor Rolando Rosa possa accedere al tanto agognato e sperato trapianto di fegato.

USA

Nel Montana 1.8 milioni di Dollari USA di rendite fiscali ottenute nel solo primo anno di introduzione della specifica legge in materia di produzione e commercializzazione di Marijuana a scopo medicale

Nel suo primo anno di tassazione sull’industria della produzione di marijuana medicale, lo Stato del Montana ha ricavato più di 1.8 milioni di dollari USA in termini di ricavato.

Il Dipartimento di Rendite Fiscali dello Stato del Montana ha anche riferito ufficialmente, attraverso propri esponenti autorizzati, che il business della Canapa medicale statale ha generato circa 45 milioni di Dollari USA in termini di vendita durante il primo anno di tassazione imposta in questo settore merceologico. Il Direttore dell’Ufficio Rendite Fiscali Gene Walborn, ha risposto ai media locali che il Dipartimento si è dichiarato felice di quanto ottenuto attraverso l’imposizione fiscale applicata all’industria della Marijuana a scopo medicale nello Stato del Montana. Esponenti ufficiali hanno anche aggiunto, sollecitati dai media, che vi era una certa iniziale preoccupazione, soprattutto perché si tratta di una tassa del tutto nuova sulla scena dello Stato del Montana, nel suo primo anno di applicazione, ad esser precisi. Lo Stato del Montana ha introdotto questa nuova tassa sul proprio territorio attraverso l’Atto Senatoriale 333, una sezione derivata dalla legislazione dello Stato sul programma connesso all’applicazione della Marijuana medicale. Si tenga conto che lo Stato del Montana non ha legalizzato la Cannabis ad uso ricreativo. Le tasse nel primo anno di operatività in questo settore sono state fissate al 4 per cento ed hanno preso avvio nel luglio 2017. Le rendite fiscali ottenute saranno destinate a creare ulteriori infrastrutture statali come ispezioni, applicazioni di test di controllo, sistema di tracciatura della definizione di nuove sementi da immettere sul mercato. Il primo luglio dell’anno corrente, le tasse son state fissate al 2% e si ritiene che resteranno a questo livello per l’immediato futuro. Le tasse sulla Marijuana hanno generato più di 1.3 milioni di Dollari USA in rendite fiscali durante il solo anno 2018. Le tasse di quest’anno, fino a luglio, hanno prodotto 456.000 $ e saranno inseriti nelle stime dell’anno fiscale 2019. Le tasse messe insieme fin dall’inizio del programma lo scorso anno sono giunte ad un totale di 1.8 milioni di $, come confermato da esponenti ufficiali del Fisco dello Stato.

La felicità espressa dagli esponenti ufficiali delle rendite fiscali del Montana deriva dal fatto che sono state superiori rispetto alle stime iniziali, praticamente il doppio di quanto stimato inizialmente. Un studio analitico senatoriale relativo all’Atto 333 aveva determinato che il 4 percento avrebbe arrecato alle casse del fisco statale circa 750.000 $ per il primo anno. Il Direttore Walborn ha affermato che i distributori della marijuana medicale statale sono stati molto collaborativi con il relativo Dipartimento. Il Direttore inoltre ha constatato che molti distributori hanno pagato le loro tasse elettronicamente, il che è risultato in un po’ di cash inferiore rispetto alle stime. Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Sociali del Montana ha avviato una serie di proposte e progettualità a proposito dei programmi statali sulla Marijuana già agli inizi dell’anno corrente. Il Dipartimento ha già avviato la concessione di licenze per il business della Cannabis e l’iscrizione nelle liste ufficiali di pazienti connessi ai programmi relativi, I legislatori hanno anche avviato per tracciare i prodotti a base di Cannabis attraverso la catena nazionale statale di distribuzione.

Israele

Revisione profonda dell’assetto giuridico-legale nel campo della Cannabis per riportare il mercato e la produzione israeliana del settore a livelli di maggiore competitività soprattutto a partire dall’area mediterranea. Ma la situazione è molto dura

Mentre il Parlamento decide su limiti e legittimità di produzione e commercializzazione di Canapa, emesso un aggiornamento giuridico legale per chi la coltiva e la commercializza. Molte restrizioni

Il Ministero della Salute d’Israele sta per pubblicare un aggiornamento delle procedure per fissare e definire i Servizi di Cannabis Medicale nel Paese, a seguito del quale il Ministero della Sicurezza Pubblica otterrà l’autorità di limitare il numero dei concessionari operanti nel settore. Le procedure descrivono tra altre cose le condizioni per le quali si può attivare una azienda agricola, una impresa, una farmacia e così via. Dopo l’avvio di un progetto pilota partito ad aprile e che si conclude ora, sarà avviata una riforma del settore che prenderà poi avvio agli inizi del 2019. Nella cornice della riforma si ritiene che diverse decine di società vorranno entrare a far parte dell’industria del settore e forse anche centinaia di nuovi fattori che indeboliranno il mercato che finora è stato gestito da 8 società e un numero ristretto di aziende dedite alla manifattura ed al trasporto. Una delle principali questioni sulle quali oggi si dibatte è come la riforma incontrerà le domande del Ministro Gilad Erdan ed il limite imposto dal Ministero della Sicurezza Interna ad un numero di fattorie non superiore a 50. Dopo la concessione della approvazione alla costituzione di fattorie per più di 600 esponenti ufficiali, il governo propose inizialmente di tenere un’asta oppure una lotteria per selezionare le 50 fattorie approvate ma questi propositi iniziali furono respinti dai servizi legali i quali stimarono che i 51 coltivatori agricoli avrebbero potuto far appello all’Alta Corte ed anche per un lungo tempo. In un nuovo aggiornamento per stabilire il business nel settore della Cannabis medicale, il processo di concessione di licenze per l’occupazione nel campo della Cannabis medicale, una specie di “road map”, pubblicato dal Ministero della Salute molto recentemente, si è stabilito che il numero dei concessionari operativi nel settore sarà stabilito dal Ministero della Sicurezza Pubblica. L’assunto, cioè, è che il numero delle concessioni finora date sia un rischio per la sicurezza pubblica. Se -invece- si ritiene che il numero dei concessionari non attivi una attività economica sostenibile a causa della molteplicità degli operatori autorizzati nel settore, saranno escogitate soluzioni adatte per ottenere un responso adatto, come ad esempio la fissazione di quote definite una per una, stabilendo quote di produzione oppure altre restrizioni, come ad esempio una limitazione al numero dei concessionari che lavorano in questo campo. Per poter avviare il processo di applicazione per la licenza finalizzata alla coltivazione di canapa per uso medicale, compreso il contatto con la Cannabis, l’imprenditore deve sottoscrivere una folta documentazione e deve presentare la documentazione presso una apposita commissione. Tra i documenti richiesti vi è la richiesta di licenza per coltivare la Cannabis, una certificazione che attesti come l’agricoltore abbia i diritti ed i requisiti per accedere ai terreni agricoli (proprietà privata oppure in affitto) dove è possibile proteggere le colture; certificazione che attesti che l’imprenditore ha una partnership con proprietari di diritti connessi con la coltivazione in agricoltura; certificazione che attesti le procedure eseguite in deroga alla Legge d’Accordo Agricolo; approvazione della locale sede della Commissione  per l’Accordo per l’esistenza della coltura in crescita nella propria area di proprietà. Poi alla documentazione bisognerà accludere anche la richiesta per coltivare oiante per prodotti derivati dalla lavorazione della canapa; Richiesta di commercializzazione; Richiesta per punto vendita di Cannabis ad uso ricreativo; Richiesta di accesso a luoghi di distruzione di prodotti derivati o di scarto della lavorazione della canapa; Richiesta per laboratorio di analisi; Richiesta per trasporto speciale. Dopo l’approvazione iniziale, in un secondo livello, l’intera documentazione sarà vagliata dalla Commissione apposita nazionale, compreso il fatto che il richiedente dovrà essere cittadino israeliano con età almeno di 25 anni, iscrizione a componente sindacale israeliana, possedere tutti i requisiti di cui sopra.  Al momento sono giunte già più di 600 domande.

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