venerdì, Novembre 15

‘Case di cartone’, la soluzione per le emergenze abitative del futuro? Il cartone, uno dei materiali più diffusi ed economici della terra, potrebbe essere il centro dell’edilizia dei prossimi anni. Una Possibilità che promette di dare una risposta rapida ed efficace alle situazioni di crisi abitativa

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L’idea è semplice: prendere uno dei materiali più economici, più facili da reperire e da riutilizzare al mondo ed utilizzarlo per costruire le case e gli edifici del futuro.

Le ‘case di cartone’, efficace semplificazione per indicare moduli abitativi assemblabili realizzati in multistrati di cartone corrugato, sono una delle ultime frontiere nel campo dell’architettura sostenibile. Robuste, leggere, economiche e facili da assemblare, tanto da permettere l’autocostruzione senza ricorrere a manodopera specializzata. Progettate per resistere al tempo e, soprattutto, per tenere conto delle esigenze delle persone e dell’ambiente. Un’idea che, proprio in conseguenza del cambiamento delle esigenze di persone ed ambiente, sta prendendo sempre più piede negli ultimi anni.

Le opere di Shigeru Ban, architetto giapponese che costruisce case ed edifici pubblici in tubi di cartone, o la Wikklehouse olandese, piccole case costruite con 24 strati di cartone che promettono di sopravvivere più di cent’anni, progettate dallo studio Fiction Factory, sono un esempio destinato probabilmente a svilupparsi in più angoli del mondo. Anche in Italia, giusto un anno fa, il critico d’arte Vittorio Sgarbi donava a dieci clochard milanesi delle casette monoposto in cartone. Ideate dall’artista Maurizio Orrico, molto meno resistenti degli affini modelli olandesi e giapponesi queste casette “Non riparano dal freddo, ma restituiscono intimità e dignità”. Una soluzione simbolica più che altro, ma che rende l’idea della crescita dell’interesse verso questo tipo di innovazione anche nel nostro Paese.

Ovviamente, salta subito all’occhio il potenziale sociale intriso nell’idea. Emergenze abitative, gestione degli sfollati da disastri ambientali, accoglienza per profughi e migranti, rifugi per senzatetto, sistemazioni alternative per campi rom e baraccopoli. Le ‘case di cartone’ sarebbero, sempre in potenziale, applicabili ad ogni contesto. Basti pensare che, secondo il rapporto 2016 ‘The state of Housing in EU’ pubblicato da Housing Europe, solo in Italia 1,7 milioni di famiglie vivono in condizioni di povertà abitativa – hanno perso, o rischiano di perdere, per sfratti e morosità la propria abitazione – alle quali vanno aggiunte le oltre 700mila in lista d’attesa per un alloggio popolare, e gli oltre 300mila sfollati da disastri ambientali (senza considerare poi migranti, senzatetto e baraccopoli). Numeri che promettono di salire, visto che nei prossimi mesi – secondo il Ministero dell’Interno – 160mila famiglie rischiano di essere sfrattate. Visto lo stato di congestione del sistema di welfare abitativo italiano, in futuro queste ‘case di cartone’ potrebbero essere una valida soluzione emergenziale, ma anche strutturale.

Una soluzione che, per paradosso, potrebbe giovare anche ad un altro grave problema tutto italiano: quello degli oltre 7 milioni di alloggi vuoti – case ed edifici abbandonati, disabitati o semplicemente sfitti e invenduti – che sono una delle conseguenze del poderoso ritmo di consumo del suolo del nostro Paese. 30 ettari al giorno, più del doppio della media europea. In Italia, numeri alla mano, si costruisce troppo, e male.   Ancora le ‘case di cartone’ potrebbero dare una risposta anche a questo tipo di problematica. Non avendo fondamenta, essendo completamente riciclabili, e quindi sostenibili, hanno impatto praticamente nullo sul consumo del suolo, garantendo quindi un modello di urbanizzazione flessibile e più facilmente gestibile nel tempo che potrebbe incentivare una frenata nello sfruttamento del suolo.

Arquitectura sin lugar’ è il titolo di una Tesi sperimentale in Architettura Magistrale, scritta tra l’Università di Ferrara e quella di Cordoba, in Argentina, che si concentra proprio sullo studio delle potenzialità di moduli abitativi realizzati in cartone corrugato. Lo studio mette in relazione le caratteristiche tecniche delle ‘case di cartone’ con la sua adattabilità ai differenti contesti geografici, economici e sociali.

Il lavoro è di Luca Arbau, un Architetto sardo di 24 anni. Luca al momento si trova a Siviglia dove collabora con lo studio “Recetas Urbanas“, che si occupa di processi auto costruttivi e di architettura sociale e segue progetti in Europa ed in Africa.

Recentemente ti sei laureato con una tesi che propone la progettazione e la realizzazione di moduli abitativi in cartone corrugato come risposta alle emergenze abitative. Da dove nasce questa idea? Da quali basi, tecniche e sociali, sei partito per svilupparla?

L’idea nasce dalla mia esperienza personale. Sono cresciuto a Cagliari, una Città in cui ad uno straordinario patrimonio culturale e architettonico, si affiancano i classici quartieroni in cemento armato, figli della speculazione edilizia post bellica che versano oggi in condizioni di degrado. Mi resi conto che la costruzione di quei quartieri non era stata pensata fin dall’inizio come un processo inserito nel tempo. L’architettura è fatta di materia, e la materia è cangiante, soggetta al tempo, che ne cambia caratteristiche meccaniche, fisiche chimiche ed estetiche. Ho cercato quindi di fare il pensiero opposto. Ho pensato ad una materialità che è totalmente temporanea, destinata a morire nel breve termine. Mi sono interessato al lavoro dell’Architetto giapponese Shigeru Ban, che costruisce opere ed edifici con tubi di cartone. Ban è famosissimo in tutto il mondo. E si è trovato spesso ad operare in contesti emergenziale. A dover costruire tanto e velocemente. Le Case di cartone di Ban si sono rivelate velocissime da costruire e resistenti fino a 15 anni. Parallelamente ho avuto un’occasione di svolgere ricerca tesi all’estero, in Argentina, nella citta di Cordoba, in un contesto molto simile all’Italia post bellica, di crescita demografica e furore costruttivo, questo mi ha portato a pensare di sviluppare modello che potesse evitare di far ripetere a Cordoba quei problemi che ci sono ora in Italia.

Cosa sono le ‘Case di Cartone’? Come si realizzano? Quali sono i vantaggi di questa soluzione rispetto alle tradizionali case?

‘Case di Cartone’ è una descrizione bella perché semplice ed efficace. Richiama tre caratteristiche essenziali del mio progetto: modularità, replicabilità e flessibilità. Modularità perché è essenziale che casa di cartone sia costruita per moduli. Cioè in modelli base affiancabili e replicabili secondo esigenza. L’architettura modulare permette di arrestare la costruzione dell’edificio e riprenderla in seguito. E’ un tema essenziale, trattato molto negli ultimi anni, ad esempio dall’Architetto cileno Alejandro Aravena vincitore del Pritzker Price. La replicabilità è un altro tratto essenziale della ‘casa di cartone’. Deve essere un modello, adattabile cioè a diversi contesti. In tutto il mondo, tranne che in Europa, si registra un costante incremento demografico. Nel 2100 la popolazione mondiale arriverà a 11 milioni di individui. Come può l’architettura moderna rispondere ad un’esigenza tanto ingente di costruzione? Come si può fare tutto ciò in maniera sostenibile? La sostenibilità non è un tema solo ambientale, è anche economico, sociale e costruttivo. Il tema della Flessibilità è importante perché in futuro sarà ancora più essenziale per l’architettura sapersi adattare alle esigenze degli individui. Lo sviluppo della società ci conferma che, differentemente dai secoli scorsi, l’uomo non è un’entità univoca, ma individuale, quindi con necessità differenti. L’architettura dovrà sapersi adattare sia a Roma che a Nairobi. La ‘casa di cartone’ non è utopia, è un modulo prefabbricato, industriale, che alleggerisce il processo costruttivo fino a renderlo quasi autonomo, realizzabile anche senza manodopera specializzata. E’ fatta di un materiale leggero, maneggevole e fortemente economico. Ho stimato che una struttura in cartone possa costare tra gli 800 e 900 euro al metro quadro, contro i 1600-1800 euro del legno. Un altro vantaggio del cartone è la sua reperibilità su larga scala. In tutti e 5 i continenti sono stati pensati e realizzati progetti di edilizia in cartone con materiali reperiti sul posto.

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