domenica, Settembre 20

Casamonica Show, Grillo: ‘Mafia Capitale anche in Rai?’ Politica: il punto

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Sulla riforma del Senato Matteo Renzi decide di usare il bastone e la carota nel faccia a faccia di ieri sera con i riottosi senatori dissidenti del suo partito che, con la loro ostinazione nel voler difendere l’elettività della seconda Camera, rischiano di far saltare il banco della legislatura. Il nodo da sciogliere è sempre lo stesso: l’articolo 2 del ddl Boschi che stabilisce l’elettività indiretta dei senatori, ma che non è stato proprio digerito dalle parti dei bersaniani. Matteo lascia la porta aperta al dialogo (o finge di farlo) e concede ai dissidenti qualche giorno di tempo per pensarci su. Ma con una condizione capestro: «l’articolo 2 non si tocca altrimenti salta tutto». La minaccia non pronunciata è quella di imporre un voto di fiducia. Al diktat coperto di zucchero del ‘mago di rignano’ risponde a caldo il rivoltoso senatore Massimo Mucchetti secondo il quale «con l’eventuale approvazione delle riforme costituzionali avremo tutti gli effetti del premierato, senza però i necessari contrappesi». Da qui la richiesta mucchettiana di «un Senato eletto direttamente dai cittadini che controlli la Camera politica eletta con sistema maggioritario». Un altro dissidente, Vannino Chiti, decide di adottare un profilo europeo e porta ad esempio l’architettura costituzionale di Spagna e Polonia che prevede  «il Senato eletto dai cittadini».

La legge sulle unioni civili che il premier ‘bomba’ ha promesso di regalare per Natale agli italiani lgbt (con prima approvazione entro il 15 ottobre) rischia di naufragare nel mare dell’ostruzionismo dell’ortodossia cattolica, rappresentata nel parlamento italiano dai cosiddetti teocon. La resistenza ad oltranza degli ultras fondamentalisti religiosi ha reso persino inutile, anzi, un boomerang, l’appello (non certo il primo) lanciato ieri dal Parlamento Ue di Strasburgo a 9 paesi dell’Unione, tra cui l’Italia, affinché operino alla svelta per concedere una legislazione equa che difenda i diritti delle coppie omosessuali. Lo stallo venutosi a creare in commissione Giustizia di Palazzo Madama ha fatto perdere questa mattina le staffe alla relatrice del ddl sulle unioni civili, la senatrice Monica Cirinnà del Pd. «Finalmente, dopo vent’anni almeno, sulle unioni civili omosessuali si vede il traguardo. Anche se l’ostruzionismo perenne di alcuni senatori sta rendendo la vita impossibile», si sfoga la Cirinnà sul ‘Corriere della Sera’, «in commissione Giustizia ieri è arrivata la cavalleria: Gasparri, Sacconi, Caliendo, Malan, Di Maggio, Di Biagio. Non sono tutti senatori della commissione Giustizia, però hanno firmato e presentato emendamenti al disegno di legge sulle unioni civili e dunque vengono a sostenerli e a spiegarli». Con conseguente perdita di ore per ogni emendamento che, tradotta in italiano, si chiama ostruzionismo. «Loro non vogliono proprio accettare l’idea delle coppie omosessuali», conclude amara la senatrice Dem, «non vogliono dare diritti alla coppia. A me non sembra possibile che nel terzo millennio si ragioni così. Sembra un ragionamento da Medioevo».

Finanziamento pubblico ai partiti addio? Neanche per sogno, almeno a sentire Beppe Grillo che pubblica un post sul suo blog in cui denuncia «la leggina truffa che aggira un’altra legge truffa», ripristinando di fatto il mai abbandonato, nonostante i proclami del governo Letta, finanziamento pubblico ai partiti. «Ricordate il Governo Letta e il suo annuncio di aver abolito i rimborsi elettorali?», scrive Grillo, «la chiamammo #leggetruffa, perché il finanziamento sopravviveva, spalmato in 4 anni, e continuava a gravare sulle spalle dei cittadini». Negli ultimi mesi sono sorti però dei problemi burocratici che mettono a rischio il magna magna di denaro dei cittadini. E allora, denuncia il guru M5S,«a togliere le castagne dal fuoco ci pensa Sergio Boccadutri, ex tesoriere di Sel, folgorato sulla via renziana, titolare della leggina truffa» che presenta un testo, approvato alla velocità della luce in commissione Affari costituzionali della Camera, che rappresenta «una bella sanatoria sui rendiconti dei partiti, con fondi assegnati ugualmente, pur in assenza di controlli». Uno scandalo a cui Beppe risponde con un ultimatum: «Calendarizzate il reddito di cittadinaza subito e ridate i soldi ai cittadini italiani invece di continuare ad intascarveli».

 

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