giovedì, Novembre 21

Casalino, non ci racconti balle! Lei è solo quello che è e quello che risulta dalle cose che dice, e nelle cose che dice ‘c’è metodo’, il solito: ‘siccome noi siamo noi, quello che di male ci attribuite non è vero perché ‘noi siamo noi’’

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Se c’è una cosa che non manca nella nostra politica, anzi nei nostri politici è il buon gusto, il linguaggio misurato, il rispetto per l’interlocutore, e, specialmente prova come noto fondamentale di senso democratico di chi ascolta o legge, per la stampa, che se è contraria è pagatao scritta daputtane’. Su Facebook (che sia maledetto) circolano commenti orrendi alla domanda provocatoria all’inutile Alfonso Bonafede da parte della signora Lucia Annunziata «allora sono una puttana?». Potete immaginarli: una cosa vergognosa, semplicemente vergognosa, ma (come vedremo in un prossimo articolo) nello ‘stile’ ormai invalso in questa genìa di politicanti.
In questi ultimi pochissimi giorni, ne abbiamo viste di manifestazioni del genere in numero superiore a quante non se ne vedano certamente, che so, in Germania in un anno o due.

Comincio dalla ‘separazione’ tra i due affettuosi amici, la signorina Elisa Isoardi e il signor Matteo Salvini. A dire il vero, e me ne stupisco non poco, il tutto è avvenuto con un linguaggio addirittura corretto, se pure, naturalmente, in maniera volgare che più volgare non si può. Francamente, e solo per questo cito il caso, mi sfugge, mi sfugge del tutto cosa importi a noi tutti di sapere che quei due erano insieme e che si sono separati: è vero che il ‘lui’ dei ‘due’ ci ha martoriati con la storia della figliola, ma una figliola non si nega a nessuno. Ma qui il discorso è di carattere più generale, perché non attiene al fatto che si tratti di due persone ‘note’, ma perché si tratta di due persone: la mania di vivere la propria vita squadernata su questi cosiddetti social, è nonché stupida, dannosa per i nostri concittadini. Certo, non è una novità, quella che a guadare dal buco della serratura ci si diverta e che ciò abbia fatto la fortuna di rotocalchi vari, ma ora mi pare si è giunti al limite del sopportabile, anche oltre. Io non uso questi ‘cosi’, sia chiaro, e quindi ne vivo gli eventi solo di riflesso, ma c’è, -e questo credo che sia un male e perfino un pericolo- c’è chi ne vive. E non è raro che grazie a questi strumenti, accadano e siano accadute cose tutt’altro che piacevoli, oltre al fatto che vi circolano ‘notizie’ fasulle a bizzeffe. Comunque, sarò vecchio, ma non riesco a capire che gusto ci sia a dire nomi cognomi e comportamenti delle mie amiche, amanti o che so io …  Specie se ciò è collegato a personaggi pubblici, che non ne fanno mistero nell’esercizio delle proprie funzioni.

Il caso del signor Rocco Casalino, in merito, credo che sia paradigmatico. Diffonde messaggi vocali addirittura e filmati, con cose a dir poco disdicevoli: minaccia i pubblici dipendenti di cacciarli via (e anche peggio), esprime il suo disprezzo per questo e quello, compresi i Down, ma anche per i vecchi. Naturalmente viene criticato fortemente, anzi fortissimamente, e, direi giustamente. Qui, scusatemi, la libertà di pensiero non c’entra per nulla. Minacciare i dipendenti pubblici di licenziamento è una cosa che, detta in privato o in pubblico, non si dice, punto! E, possibilmente nemmeno si pensa! Da un dipendente pubblico dotato di moltissimo potere, poi è addirittura intollerabile. Non parliamo dei Down e dei vecchi, qui è la scuola Grillo che si manifesta, e qui è difficile sottrarsi all’impressione che non ci si trovi di fronte all’intemperanza di una persona non perfettamente presente a sé stesso, qui, direbbe un certo William Shakespeare ‘c’è del metodo’. Anche se, certe ‘risposte’ sono anche peggiori, e di molto, se solo pensate alla replica disgustosa di tal Matteo Renzi, aspirante liquidatore del PD.

Tempo fa, ebbi a scrivere proprio qui del mio timore che un certo modo di agire di questa politica del cambiamentopotesse o volesse (non lo escludo) portare ad una situazione raccontata in un famoso romanzo di fantascienza, in cui si descrive la bella soluzione trovata per evitare il problema delle pensioni, dell’assistenza e dei down e simili (Grillo vorrebbe includerci gli autisti): farli fuori, i vecchi ad una certa età, i down subito. Idea fantascientifica, ma non poi tanto peregrina, se è vero come è vero che una cosa del genere fu praticata e teorizzata qualche tempo fa in un noto Paese del centro Europa; se non ricordo male. Ma non ditelo a Grillo, magari gli fa causa per abuso del copyright!

Se uno si preoccupa un po’ a sentire certe cose, non è che ci sia troppo da stupirsene, no? Per fortuna ci sono persone normali, normalissime, che invece fanno ciò che un essere umano (certo, purtroppo, speciale) solo un essere umano, fa. Mi riferisco a quella bambina Down di nome Alba, che la madre ha rifiutato e ha lasciato in ospedale per l’adozione, e che, dopo molti tentativi è stata adottata da un signor Luca (io, francamente, il cognome avrei evitato ed evito di dirlo). Notate bene, è la madre che non accetta la bambina, ma è un estraneo che la accoglie nonostante sia (ma io amo pensare: proprio perché) Down. Lungi da me l’idea di spargere melassa o facili critiche. Massimo Gramellini, che ne ha raccontato la storia, ha detto «io non giudico» … potrei anche concordare, ma la madre (e quindi anche il padre, sia chiaro!) non li giudico, ma certo mi turba molto pensare che un bambino possa diventare un oggetto: ‘non mi piace lo butto via’, ma certo non dico che io non lo avrei fatto, certe cose bisogna viverle. Però, mi turbano lo stesso.
Mi ha, però, colpito in questa storia anche -sì anche, non solo- il fatto che Gramellini abbia precisato che l’adottante scapolo è omosessuale. Che bisogno c’era di dirlo? Per sottolineare che due ‘diversi’ si incontrano? La bambina è ‘solo’ una bambina malata, bisognosa, perciò, di ancora più attenzione e protezione di una bambina normale. L’adottante, permettetemi, non ha nulla di diverso’, i suoi gusti sessuali sono indifferenti e ininfluenti, quanto i suoi gusti culinari … anzi perfino di meno! Mi ha sorpreso in Gramellini, che forse ha voluto mettere in luce quanto siano sensibili gli omosessuali, ma insomma non mi è piaciuto, forse solo perché cercare giustificazioni ‘esogene’ del proprio comportamento non è sempre accettabile.

E torniamo, dunque, un momento a Casalino. Il quale, autore di messaggi più o meno ufficiali di una bassezza incredibile (e variamente ‘spiegati’ da questo e da quello) si ‘giustifica’ con due affermazioni da restare allibiti; o meglio no, dato che il livello del personaggio è quello e solo a quel livello si esprime, ma, notate bene, è il portavoce del Governo.
E dunque, l’Innominabile (torno a dargli il nome che gli compete) spiega che quei messaggi non sono razzisti o volgari perché lui non potrebbe in quanto è stato lui per primo discriminato. La logica è la solita di costoro: siccome noi siamo noi, quello che di male ci attribuite non è vero perchénoi siamo noi’. Lo dicevano anche le SA (le camice brune) tanto per dire! 

Bene, e da cosa discende questa discriminazione? Da due cose: la prima che è omosessuale. Non so quanti lo sapessero, io certamente no; ma non so a quanti interessi, però sono certo che, per usare il linguaggio che gli è proprio, a tutte le persone perbene in Italia e all’estero non ‘gliene po’ frega’ de meno’. E per di più non c’era bisogno di dirlo, perché non c’entra nulla, e non credo si possa dire che siccome sei omosessuale sei giustificato nell’insultare la gente e nell’essere razzista, né che sei discriminato, visto il mestiere che fai ora.
Posto, dunque, che questa giustificazione è ridicola e non significativa (benché, al solito, pietistica e autoassolutoria), passiamo all’altra, che, se possibile è anche peggio. Lui ha vissuto il dramma dell’emigrazione, perché è stato in Germania da emigrante negli anni ’70 e ’80 (perché la famiglia pugliese viveva lì) e lì lo chiamavanospaghetti Fresser’, mangiatore di spaghetti, anzi divoratore, lui dice che si usasoloper gli animali, gli suggerirei di dare un’occhiata ad una edizione recente del Langenscheidt, la Bibbia del tedesco, e si accorgerà che è eccessiva quella interpretazione; semmai è ‘ironica’, come può essere ironico un tedesco, naturalmente!
Quanto all’emigrante mal considerato, mi perdonerà l’illustre pagatissimo portavoce del silenzio: in quegli anni, anzi già prima, io ero, nel senso che ci sono stato per anni interi e poi per periodi molto lunghi, a partire dal 1967/68, in Germania a studiare nelle loro biblioteche piene di libri, dato che nelle nostre i libri non c’erano e non ci sono per colpa nostra e della nostra infingarda disorganizzazione e disamore per la cultura e la scienza, e in quelle biblioteche ero accolto generosamente e gratuitamente (talvolta, come molti altri italiani, con loro borse di studio!), e ne usavo tutte le funzionalità e i mezzi, e se avevo bisogno di qualcosa, il personale (nota bene, il personale, gli impiegati dal ‘facchino’ al direttore) era, con cortesia, e a mia disposizione: ed ero unostraniero’, italiano, semplice studente, ragazzino, ignaro all’inizio di tre parole di tedesco … tanto che in un mio libro li ho anche ringraziati.
In quell’epoca verso gli italiani c’era una certa diffidenza, anche di più, certo, sia per la guerra, sia perché in Germania erano pieni dei nostri ‘magliari’, non certo le migliori persone del mondo -i mafiosi sono andati dopo-, ma c’era anche quel lavoro che cercano i disperati dell’Africa e che l’Innominabile respinge indifferente. Ma discriminati, vivaddio, proprio no, non esageriamo. Provi a farsi una passeggiata in qualche periferia e ci racconti come vengono trattati, oggi, i migranti dalsuoGoverno. Quando è lì, non se lo ricorda quanto era discriminato, lui?

Certo, Signor Innominabile, certo, eravamo ‘stranieri’, perché ancora non erano in vigore le ‘disprezzabili’ norme della orribile UE che hanno trasformato tutti i cittadini di Paesi europei (e quindi anche lei, Innominabile) in cittadini europei, in grado di accedervi con la sola carta di identità, anzi nemmeno quella.
E allora, per favore, non ci racconti balle. Lei è solo quello che è e quello che risulta dalle cose che dice, dal modo in cui si veste e agisce, dal modo in cui si giustifica; lei è solo quello che è.
In Germania, piena di ‘Fresser’ (in italiano, come certo non sa l’Innominabile, le parole straniere si scrivono e si dicono sempre al singolare maschile … ma il plurale di Fresser, è, come noto, ‘Fresser’!) di birra e salsicce, uno come lei sarebbe stato cacciato via dopo mezz’ora, ma, più probabilmente, si sarebbe dimesso dopo dieci minuti.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.